ASSOCIAZIONI
Contributo
al IV Convegno ecclesiale di Verona
Per le Acli
Occorrono “vie nuove” da ricercare in modo
coraggioso, originale e profetico
ROMA- “
Gli uomini e le donne di oggi sono immersi in una profonda
ricerca di senso - affermano le Acli - ma c'è il pericolo di rispondere con
una “sterilizzazione della fede, che finisce per favorire da una parte una religione
civile che, priva della dimensione trascendente, diventa idolatria dei valori
e spesso gabbia soffocante, dall'altra parte gli stessi fondamentalismi religiosi”.
“Per non perdere la bussola e cadere in astratti richiami ai valori o nella
paura che porta a desiderare un passato idealizzato”, le Acli si propongono
di ripartire rimanendo fortemente “ancorati alla Parola di Dio” e al “magistero
sociale della Chiesa”, mettendosi allo stesso tempo in ascolto degli uomini
e della cultura del nostro tempo, confortati dalla certezza di “avere di fronte
a noi una strada aperta, che parte da una continua e sempre nuova scoperta che
Dio è amore”.
Occorrono tuttavia “vie nuove” per “testimoniare oggi,
con uno stile credibile di vita,
Le Acli hanno concentrato la loro riflessione su tre
ambiti tra i cinque proposti dal documento di preparazione al Convegno ecclesiale
di Verona: i legami, il lavoro e la festa, la cittadinanza. Pur partendo dalla
sofferta constatazione di vivere in un tempo in cui “ogni legame è messo fortemente
in discussione” da una società “fortemente individualistica e segnata dall'esperienza
del provvisorio”, le Acli invitano però a non aver paura se i legami vecchi
vengono meno, perché “il tempo è propizio per nuovi legami liberi e maturi”,
a partire da una nuova e più autentica relazione con Gesù Cristo, cuore e modello
di ogni legame.
Quanto al tema del lavoro, le Acli sottolineano innanzitutto
la necessità di recuperare il tempo e il senso della “festa” come capacità e
opportunità di osservare il nostro lavoro e poter dire, alla fine, “è cosa buona
e giusta”. Perché “a volte si perde di vista il prodotto, lo scopo per cui si
lavora e ancor di più il senso del lavorare”. Ma perché il lavoro sia “cosa
buona”, è necessario che sia un “buon lavoro”: che corrisponda cioè una giusta
retribuzione, favorisca la crescita e non il consumo delle capacità dei lavoratori,
si svolga in condizioni di sicurezza, appaia ragionevolmente stabile nella sua
durata. “Un lavoro buono è un lavoro capace di sintonizzare i tempi di vita”.
“Un lavoro buono - infine - è un lavoro che porta frutto”: che tiene cioè presente
i suoi effetti sulle persone e sulla comunità, che opera quindi per una promozione
dell'uomo e della società, realizza beni e merci coerenti con il Creato, che
non lo aggrediscano né lo sconvolgano, ricerca vie di solidarietà con i lavoratori
più svantaggiati, nel proprio Paese ma anche nei Paesi del Sud del Mondo.
Infine, il tema della cittadinanza. Secondo le Acli,
tra i mali che minacciano la democrazia c'è lo “smarrimento di un uso corretto,
vero della parola e pertanto la perdita della fiducia tra le persone e tra i
corpi sociali”. La democrazia si svuota, finisce per ridursi a metodo disancorato
dai principi di fondo. C'è dunque bisogno di recuperare una parola autentica
per ricostruire legami forti e veri. C'è bisogno di ricostruire un “alfabeto
sociale cristiano” che possa essere un alfabeto comune condiviso. C'è infine
bisogno di “riscoprire una coscienza di popolo”, per “recuperare un'esperienza
comune”, “promuovere momenti di comunità per superare il ripiegamento individualistico
e le lacerazioni sterili”, stimolare la partecipazione dei cittadini potenziandone
la capacità deliberativa. (Inform)