INFORM - N. 190 - 11 ottobre 2006


SOLIDARIETA’ 

A un gruppo di indios del Paraguay garantita sussistenza da un comune padovano

 

VENEZIA - Settecento “toba qom”, forse meno di 80 famiglie o nuclei aggregati tra parenti misti, in totale miseria, grazie  ad un progetto di solidarietà internazionale, hanno ricevuto seminativi ed aree coltivabili e questo vuol dire: sopravvivenza, dunque non moriranno di fame. Hanno subito messo a dimora manioca, arachidi, fagioli e tanto mais, ma anche alberi da frutto come banane, aguacate, mango e altro ancora. Il terreno da terra desolata si è quasi trasformato in un orto-giardino.

In quei giorni, a modo loro, hanno fatto festa, con tanto di sciamano. Il tutto lo si deve ad un progetto di solidarietà il cui percorso è stato seguito con passione da un volontario, e al tempo stesso agronomo padovano, ma cresciuto in Paraguay, il quale lavora per l’Ases.

Il suo nome è Norberto Bellini (ha casa a Mestre dove viene una volta ogni tanto); ha un curriculum del tutto particolare per essere stato condannato a morte, in merito ad una triste vicenda di desaparesidos, dal dittatore Stroessner, poi è stato rifugiato politico a Bruxelles: la colpa è quella di aver sempre combattuto la miseria e sostenuto, per quanto possibile, i più deboli. E in tutto questo contesto politico non va dimenticato che in Paraguay vivono, debitamente “coperti” dai vari regimi che si sono avvicendati dal dopoguerra, ancora nazisti che sono riusciti a fuggire dal Reich, prima della sua fine o subito dopo che gli Alleati stavano dando loro la caccia.

Da precisare che i “toba qom” sono indios che appartengono ad una comunità che si è distribuita (circa 40 mila  persone) in minuscoli territori che hanno una appartenenza giuridica di tre Paesi diversi, cioè Argentina, Bolivia e Paraguay. Oltre a parlare il “toba qom” e il guaranì, non conoscono lo spagnolo e vivono in una enclave nel Chaco, dove la miseria regna ovunque e chi riesce a sopravvivere diventa quasi un miracolato. Poi c’è una seconda piccola comunità che si fa chiamare anche “rosarios” (perché provengono dalla zona di Rosario). I Toba, come altre popolazioni indigene, negli anni tra il 1932-1935, subirono una sorta di decimazione per lotte interne nel Paese e molti di loro ripararono ad una cinquantina di km da Asuncion e i primi a prendersi cura di questa povera gente sono stati i frati francescani. 

Qual è il nuovo merito di Bellini? Forte della sua esperienza solidale per il Congo, ha contattato i funzionari dell’UE a Bruxelles ed ha presentato da Asuncion un progetto cosiddetto di sussistenza reale per questi indios: è stato tra uno dei pochi che sono stati accolti ed ha avuto delle risorse. Anche la Regione del Veneto,con circa 800 mila euro all’anno, ha aderito ad un piano di assistenza internazionale per le popolazioni in povertà estreme ed ha consegnato a Mario Bertoli, sindaco di Torreglia 20 mila euro. Questa somma – che in Italia non basta neppure per costruire un marciapiede mentre in America Latina si può fare molto di più - è stata data a Bellini: cosicché il progetto di sostegno è stato realizzato sul fronte alimentare di un villaggio dove i predecessori di questi Toba cacciavano con l’arco in un territorio, tra i più selvatici del mondo, o infilzavano i pesci con lance dalle rive.

 Gli attuali Toba oggi indossano normali vestiti come tutti i paraguayani. Bellini non è che è diventato un amministratore degli indios ma continua a prodigarsi nel trovare altri territori vicini per ampliare il futuro di questa etnia perché, come ha detto l’interessato, i pochi ettari attuali non bastano più, perché il villaggio possa avere una sorta di autonomia alimentare. C’è tanta voglia di emergere, dimenticare la fame, la morte, la miseria, le malattie. Sono pagine di vita che sembra essere vissuta secoli fa invece è cronaca di questo tempo. Il Veneto con Torreglia, non vanta alcun merito, ha fatto una scelta di solidarietà e la formula è andata bene avendo dato risultati che, sia pure in parte, hanno risolto qualcosa. (Veneti nel Mondo/Inform)


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