SOLIDARIETA’
A un gruppo di indios del Paraguay garantita
sussistenza da un comune padovano
VENEZIA - Settecento “toba qom”, forse meno di 80 famiglie
o nuclei aggregati tra parenti misti, in totale miseria, grazie ad un progetto di solidarietà internazionale,
hanno ricevuto seminativi ed aree coltivabili e questo vuol dire: sopravvivenza,
dunque non moriranno di fame. Hanno subito messo a dimora manioca, arachidi,
fagioli e tanto mais, ma anche alberi da frutto come banane, aguacate, mango
e altro ancora. Il terreno da terra desolata si è quasi trasformato in un orto-giardino.
In quei giorni, a modo loro, hanno fatto festa, con tanto
di sciamano. Il tutto lo si deve ad un progetto di solidarietà il cui percorso
è stato seguito con passione da un volontario, e al tempo stesso agronomo padovano,
ma cresciuto in Paraguay, il quale lavora per l’Ases.
Il suo nome è Norberto Bellini (ha casa a Mestre dove
viene una volta ogni tanto); ha un curriculum del tutto particolare per essere
stato condannato a morte, in merito ad una triste vicenda di desaparesidos,
dal dittatore Stroessner, poi è stato rifugiato politico a Bruxelles: la colpa
è quella di aver sempre combattuto la miseria e sostenuto, per quanto possibile,
i più deboli. E in tutto questo contesto politico non va dimenticato che in
Paraguay vivono, debitamente “coperti” dai vari regimi che si sono avvicendati
dal dopoguerra, ancora nazisti che sono riusciti a fuggire dal Reich, prima
della sua fine o subito dopo che gli Alleati stavano dando loro la caccia.
Da precisare che i “toba qom” sono indios che appartengono
ad una comunità che si è distribuita (circa 40 mila persone) in minuscoli territori che hanno una
appartenenza giuridica di tre Paesi diversi, cioè Argentina, Bolivia e Paraguay.
Oltre a parlare il “toba qom” e il guaranì, non conoscono lo spagnolo e vivono
in una enclave nel Chaco, dove la miseria regna ovunque e chi riesce a sopravvivere
diventa quasi un miracolato. Poi c’è una seconda piccola comunità che si fa
chiamare anche “rosarios” (perché provengono dalla zona di Rosario). I Toba,
come altre popolazioni indigene, negli anni tra il 1932-1935, subirono una sorta
di decimazione per lotte interne nel Paese e molti di loro ripararono ad una
cinquantina di km da Asuncion e i primi a prendersi cura di questa povera gente
sono stati i frati francescani.
Qual è il nuovo merito di Bellini? Forte della sua esperienza
solidale per il Congo, ha contattato i funzionari dell’UE a Bruxelles ed ha
presentato da Asuncion un progetto cosiddetto di sussistenza reale per questi
indios: è stato tra uno dei pochi che sono stati accolti ed ha avuto delle risorse.
Anche
Gli attuali Toba
oggi indossano normali vestiti come tutti i paraguayani. Bellini non è che è
diventato un amministratore degli indios ma continua a prodigarsi nel trovare
altri territori vicini per ampliare il futuro di questa etnia perché, come ha
detto l’interessato, i pochi ettari attuali non bastano più, perché il villaggio
possa avere una sorta di autonomia alimentare. C’è tanta voglia di emergere,
dimenticare la fame, la morte, la miseria, le malattie. Sono pagine di vita
che sembra essere vissuta secoli fa invece è cronaca di questo tempo. Il Veneto
con Torreglia, non vanta alcun merito, ha fatto una scelta di solidarietà e
la formula è andata bene avendo dato risultati che, sia pure in parte, hanno
risolto qualcosa. (Veneti nel Mondo/Inform)