DIRITTI
UMANI
Convegno
della Regione Toscana per
Cinque petizioni per riparare a cinque
casi-simbolo di ingiustizia
Toschi: “Una condanna netta e dura, anche
contro l’uso della tortura nella lotta al terrorismo”. Passaleva: “L’attenzione
della Coalizione mondiale il prossimo anno si focalizzerà sulla Cina”
FIRENZE – “La pena di morte come ingiustizia sociale”,
questo l’eloquente titolo del convegno organizzato oggi, Giornata mondiale contro
la pena capitale, dall’assessore della Regione Toscana al perdono e alla riconciliazione
tra i popoli, Massimo Toschi, e da Angelo Passaleva, ex vice presidente della
Toscana ed oggi rappresentante della Regione nel Comitato direttivo della Coalizione
mondiale contro la pena di morte.
Durante l’iniziativa, che si è svolta presso
“Gli Stati che vogliono guidare il mondo nel futuro –
ha detto l’assessore Toschi - dovrebbero come prima cosa abolire la pena di
morte. Il convegno di oggi conferma l’impegno della Toscana su questo fronte.
Faremo pressione sul Governo italiano, che al riguardo si è già detto favorevole
in sede Onu, perché sia chiesta alle
Nazioni Unite una moratoria della pena di morte in tutto il mondo. La nostra
condanna deve essere ferma e dura, soprattutto in un momento in cui si riaffaccia
all’orizzonte la minaccia nucleare, la più terribile di tutte le pene di morte
perché dispensata in maniera indiscriminata. Allo stesso modo dobbiamo condannare
l’uso della tortura, inaccettabile anche quando si parla di lotta al terrorismo”.
L’assessore Toschi, dopo aver precisato che l’impegno
della Regione su questo fronte proseguirà e nuove iniziative saranno organizzate
in vista della Festa della Toscana (30 novembre), ha concluso il suo intervento
ricordando la storia di Kobra Rahmanpour, giovane iraniana accusata di aver
ucciso la suocera durante una colluttazione, la cui esecuzione è prevista per
il prossimo 12 ottobre.
Gli altri quattro casi riguardano condannati ancora in
vita, per i quali si cerca di evitare l’esecuzione della pena. In Arabia Saudita
Siti Zainab, indonesiana, è stata condannata con l’accusa di aver ucciso il
prorio datore di lavoro. La donna è stata giudicata segretamente da un tribunale
dove nessuno parlava la sua lingua. Ciò che la petizione chiede è la tutela
dei diritti delle persone incriminate, ed in particolare degli stranieri.
Il terzo caso è quello di Gloria (nome di fantasia perché
la donna ha chiesto l’anonimato) che in Nigeria è stata condannata a morte senza
aver avuto un avvocato difensore e senza aver avuto la possibilità di ricorrere
in appello. Attraverso il suo caso si chiede alla Nigeria di porre fine alle
violazioni del diritto ad un giusto processo.
Il quarto caso vede coinvolti gli Usa, dove Scott Panetti,
affetto da schizofrenia e gravi disturbi mentali, è stato processato per omicidio
in Texas nonostante avesse rinunciato all’avvocato difensore ed avesse organizzato
da solo la propria difesa presentandosi ai processi in abiti da cowboy e presentando
argomentazioni incoerenti. Panetti è detenuto nel braccio della morte di una
prigione del Texas e la richiesta al governatore è quella di assicurare che
gli infermi mentali non siano condannati alla pena capitale.
L’ultimo caso ‘simbolo’ scelto dalla Coalizione è quello di Shahram Pourmansouri, che a 17 anni in Iran è stato condannato a morte per un tentativo di dirottamento aereo. La richiesta alle autorità iraniane è quella di proibire l’esecuzione delle pene capitali di minori. Iran e Pakistan sono gli unici due Paesi al mondo dove questo ancora avviene. (pp/Inform)