INFORM - N. 190 - 11 ottobre 2006


DIRITTI UMANI

Convegno della Regione Toscana per la Giornata mondiale contro la pena di morte

Cinque petizioni per riparare a cinque casi-simbolo di ingiustizia

Toschi: “Una condanna netta e dura, anche contro l’uso della tortura nella lotta al terrorismo”. Passaleva: “L’attenzione della Coalizione mondiale il prossimo anno si focalizzerà sulla Cina”

 

FIRENZE – “La pena di morte come ingiustizia sociale”, questo l’eloquente titolo del convegno organizzato oggi, Giornata mondiale contro la pena capitale, dall’assessore della Regione Toscana al perdono e alla riconciliazione tra i popoli, Massimo Toschi, e da Angelo Passaleva, ex vice presidente della Toscana ed oggi rappresentante della Regione nel Comitato direttivo della Coalizione mondiale contro la pena di morte.

Durante l’iniziativa, che si è svolta presso la Sala degli affreschi del Consiglio regionale, sono state presentate cinque petizioni che i cittadini potranno scaricare  direttamente dal sito web della Coalizione www.worldcoalition.org  e che riguardano altrettanti casi di condanne a morte inflitte a persone innocenti, malate di mente, minorenni, non sottoposte a giusto processo o penalizzate perché straniere. Cinque casi ‘simbolo’ per i quali si chiede all’opinione pubblica di mobilitarsi con azioni di persuasione indirizzate ai presidenti degli Stati in cui queste condanne dovrebbero tenersi: Cina, Arabia Saudita, Nigeria, Usa, Iran.

“Gli Stati che vogliono guidare il mondo nel futuro – ha detto l’assessore Toschi - dovrebbero come prima cosa abolire la pena di morte. Il convegno di oggi conferma l’impegno della Toscana su questo fronte. Faremo pressione sul Governo italiano, che al riguardo si è già detto favorevole in sede Onu, perché sia chiesta  alle Nazioni Unite una moratoria della pena di morte in tutto il mondo. La nostra condanna deve essere ferma e dura, soprattutto in un momento in cui si riaffaccia all’orizzonte la minaccia nucleare, la più terribile di tutte le pene di morte perché dispensata in maniera indiscriminata. Allo stesso modo dobbiamo condannare l’uso della tortura, inaccettabile anche quando si parla di lotta al terrorismo”.

L’assessore Toschi, dopo aver precisato che l’impegno della Regione su questo fronte proseguirà e nuove iniziative saranno organizzate in vista della Festa della Toscana (30 novembre), ha concluso il suo intervento ricordando la storia di Kobra Rahmanpour, giovane iraniana accusata di aver ucciso la suocera durante una colluttazione, la cui esecuzione è prevista per il prossimo 12 ottobre.

La Coalizione mondiale contro la pena di morte, la sua storia  e l’analisi dei cinque casi oggetto delle cinque petizioni da essa elaborate sono state invece al centro dell’intervento di Passaleva. “La Coalizione è nata nel 2001 – ha spiegato – e da allora ad oggi, oltre ad istituire la Giornata mondiale del 10 ottobre, ha portato avanti campagne mondiali di sensibilizzazione ed azioni mirate verso precise realtà. Abbiamo ottenuto risultati incoraggianti, come l’abolizione della pena capitale in Senegal nel 2005, quella nelle Filippine questo anno e l’inserimento della proposta di abrogazione nel processo di modifica costituzionale in corso nella Repubblica del Congo, ma molto resta ancora da fare e ne sono un esempio i cinque casi che proponiamo. Il più emblematico è quello di Teng Xingsan, che in Cina è stato giustiziato con l’accusa di uxoricidio, nonostante si professasse innocente. Poi la moglie, che era soltanto fuggita di casa, è ricomparsa. Quello che chiediamo alla Cina, sulla quale si concentrerà l’attenzione della coalizione il prossimo anno, è la sospensione delle condanne, come prima tappa verso l’abolizione. La stessa richiesta vale anche per tutti gli altri Paesi ai quali si rivolgono le nostre petizioni”.

Gli altri quattro casi riguardano condannati ancora in vita, per i quali si cerca di evitare l’esecuzione della pena. In Arabia Saudita Siti Zainab, indonesiana, è stata condannata con l’accusa di aver ucciso il prorio datore di lavoro. La donna è stata giudicata segretamente da un tribunale dove nessuno parlava la sua lingua. Ciò che la petizione chiede è la tutela dei diritti delle persone incriminate, ed in particolare degli stranieri. 

Il terzo caso è quello di Gloria (nome di fantasia perché la donna ha chiesto l’anonimato) che in Nigeria è stata condannata a morte senza aver avuto un avvocato difensore e senza aver avuto la possibilità di ricorrere in appello. Attraverso il suo caso si chiede alla Nigeria di porre fine alle violazioni del diritto ad un giusto processo.

Il quarto caso vede coinvolti gli Usa, dove Scott Panetti, affetto da schizofrenia e gravi disturbi mentali, è stato processato per omicidio in Texas nonostante avesse rinunciato all’avvocato difensore ed avesse organizzato da solo la propria difesa presentandosi ai processi in abiti da cowboy e presentando argomentazioni incoerenti. Panetti è detenuto nel braccio della morte di una prigione del Texas e la richiesta al governatore è quella di assicurare che gli infermi mentali non siano condannati alla pena capitale.

L’ultimo caso ‘simbolo’ scelto dalla Coalizione è quello di Shahram Pourmansouri, che a 17 anni in Iran è stato condannato a morte per un tentativo di dirottamento aereo. La richiesta alle autorità iraniane è quella di proibire l’esecuzione delle pene capitali di minori. Iran e Pakistan sono gli unici due Paesi al mondo dove questo ancora avviene. (pp/Inform) 


Vai a: