INFORM - N. 190 - 11 ottobre 2006


ITALIANI ALL’ESTERO

Intervista all’on. Massimo Romagnoli, eletto in Europa

Fra i punti toccati dal parlamentare di Forza Italia la riforma del Cgie e la finanziaria  "Gli eletti all’estero devono coinvolgere i parlamentari nella vita degli italiani nel mondo"

 

ROMA - Quando si guardano i tanti problemi ancora in sospeso degli italiani nel mondo ci si rende conto dell’immenso lavoro che grava sulle spalle degli eletti all’estero. Una lunga lista di questioni irrisolte che sicuramente non potranno avere tutte le risposte nel corso di un’unica legislatura. Per raggiungere risultati apprezzabili e duraturi, soprattutto sulle questioni più spinose come l’assistenza o l’ammodernamento della rete consolare, sarà infatti necessaria un’iniziativa culturale di lunga durata che penetri a fondo e sensibilizzi la politica e la società italiana. Un’azione che dai senatori e dai deputati della circoscrizione Estero dovrà essere portata avanti anche attraverso il costante coinvolgimento degli altri parlamentari nell’elaborazione delle proposte di legge per gli italiani nel mondo. Un lavorare insieme che, oltre a favorire l’integrazione fra culture politiche differenti, farà conoscere in maniera approfondita le problematiche delle nostre comunità. Per cercare di comprendere meglio il rapporto degli eletti all’estero con la politica italiana abbiamo rivolto alcune domande al deputato di Forza Italia della ripartizione Europa Massimo Romagnoli, che da anni è consigliere nel Cgie .

I primi mesi degli italiani eletti all’estero nel Parlamento italiano non sono stati facili. Oltre alle ovvie difficoltà connesse alla lontananza dal paese di residenza i senatori ed i deputati della circoscrizione Estero hanno dovuto fronteggiare anche la scarsa conoscenza da parte di molti colleghi parlamentari della realtà italiana nel mondo. Lei pensa che gli eletti all’estero rischino di non integrarsi nella realtà politica italiana?

Io non credo a questa ipotesi. Penso invece che i deputati ed i senatori eletti all’estero debbano fare squadra con gli altri parlamentari e coinvolgerli nella vita degli italiani nel mondo. Tutte le interrogazioni da me presentate sono state sottoscritte anche da deputati eletti in Italia. Ovviamente vi sono delle diversità. All’estero, ad esempio, noi siamo stati votati con il sistema delle preferenze, mentre in Italia si è utilizzato il metodo delle liste bloccate. I parlamentari eletti in Italia sono inoltre coadiuvati dai consiglieri comunali, provinciali e regionali. Noi, deputati e senatori della circoscrizione Estero, non abbiamo tutto questo. Io credo dunque che in questo contesto possano davvero essere d’aiuto i Comites ed il Cgie che vanno potenziati. In ogni caso io non mi sento assolutamente isolato nel mio partito, e questo nonostante all’inizio del mandato io abbia avuto determinati scontri, proprio perché il voto degli italiani all’estero aveva finito con il determinare la maggioranza al Senato dell’attuale Governo. Però adesso il clima è cambiato ed hanno capito il significato e l’importanza degli italiani all’estero. Lo stesso presidente Berlusconi non vede più nel voto all’estero un problema e parla di una coalizione forte per gli italiani nel mondo. Perché, parliamoci chiaro, se noi fossimo andati alle elezioni politiche all’estero in maniera unitaria l’Unione ci avrebbe fatto un baffo.

Fra le numerose riforme da attuare che riguardano gli italiani all’estero quella del Cgie appare fra le più urgenti e discusse. Un salto di qualità necessario, dopo l’elezione dei parlamentari della circoscrizione Estero, che alcuni hanno però messo in discussione ritenendo concluso il ciclo del Consiglio Generale. Qual è la sua posizione in proposito?

Partiamo da un concetto fondamentale. Il Cgie è un’istituzione molto utile per gli italiani all’estero e deve avere un futuro. Su questo punto mi trovo d’accordo con il vice ministro Danieli. Quindi non si deve mettere in discussione l’esistenza del Cgie, ma capire come riformarlo affinché possa dare, al contrario di quanto è accaduto negli ultimi tempi, risposte concrete agli italiani nel mondo. Anche perché adesso vi sono 12 deputati e 6 senatori eletti all’estero che insieme al Cgie possono portare avanti iniziative più efficaci. Il Consiglio Generale dovrà acquisire maggiore visibilità presso l’opinione pubblica e potrà, ad esempio, diventare un organo di controllo sia dei Comites, che in alcuni casi fanno solo finta di lavorare, sia delle associazioni che svolgono la loro attività all’estero. A fronte delle tante associazioni iscritte nell’albo dei consolati italiani sono infatti pochissime quelle che poi in realtà svolgono un’attività associativa. La stessa cosa vale anche per gli organi di informazione all’estero dove, nonostante l’affollata lista dei quotidiani e dei mensili, saranno non più di dieci quelli che seguono giornalmente l’attività del Cgie e dei Comites e le varie notizie degli italiani all’estero. Quindi a mio giudizio il Consiglio Generale del futuro, per far lavorare tutti meglio, dovrà funzionare come un organo di controllo.

Nel corso del Cgie il vice ministro Danieli ha illustrato ai consiglieri gli aspetti salienti della finanziaria che riguardano gli italiani nel mondo. Cifre e dati che troveranno l’assestamento definitivo nell’ambito del dibattito parlamentare. Come valuta la manovra del governo per le nostre comunità?

Io ho apprezzato l’intervento sulla finanziaria del vice ministro Danieli che in questo contesto sta facendo bene. Però gradirei vedere anche la tabella con i tagli ai capitoli di spesa degli italiani all’estero, perché non vorrei che poi vi fossero, nonostante i 14 milioni di euro dati dal ministero dell’Economia a compensazione, ulteriori decurtazioni, magari di 15 o 16 milioni di euro, in altri capitoli di spesa. Per cui permettetemi di rispondere a questo quesito fra qualche settimana, quando avrò un quadro completo e reale della situazione.(Goffredo Morgia- Inform)

 


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