ITALIANI
ALL’ESTERO
Intervista all’on. Massimo Romagnoli, eletto
in Europa
Fra i punti toccati dal parlamentare di
Forza Italia la riforma del Cgie e la finanziaria "Gli eletti all’estero devono coinvolgere
i parlamentari nella vita degli italiani nel mondo"
ROMA - Quando si guardano i tanti problemi
ancora in sospeso degli italiani nel mondo ci si rende conto dell’immenso lavoro
che grava sulle spalle degli eletti all’estero. Una lunga lista di questioni
irrisolte che sicuramente non potranno avere tutte le risposte nel corso di
un’unica legislatura. Per raggiungere risultati apprezzabili e duraturi, soprattutto
sulle questioni più spinose come l’assistenza o l’ammodernamento della rete
consolare, sarà infatti necessaria un’iniziativa culturale di lunga durata che
penetri a fondo e sensibilizzi la politica e la società italiana. Un’azione
che dai senatori e dai deputati della circoscrizione Estero dovrà essere portata
avanti anche attraverso il costante coinvolgimento degli altri parlamentari
nell’elaborazione delle proposte di legge per gli italiani nel mondo. Un lavorare
insieme che, oltre a favorire l’integrazione fra culture politiche differenti,
farà conoscere in maniera approfondita le problematiche delle nostre comunità.
Per cercare di comprendere meglio il rapporto degli eletti all’estero con la
politica italiana abbiamo rivolto alcune domande al deputato di Forza Italia
della ripartizione Europa Massimo Romagnoli, che da anni è consigliere nel Cgie
.
I primi mesi degli italiani eletti all’estero
nel Parlamento italiano non sono stati facili. Oltre alle ovvie difficoltà connesse
alla lontananza dal paese di residenza i senatori ed i deputati della circoscrizione
Estero hanno dovuto fronteggiare anche la scarsa conoscenza da parte di molti
colleghi parlamentari della realtà italiana nel mondo. Lei pensa che gli eletti
all’estero rischino di non integrarsi nella realtà politica italiana?
Io non credo a questa ipotesi. Penso invece
che i deputati ed i senatori eletti all’estero debbano fare squadra con gli
altri parlamentari e coinvolgerli nella vita degli italiani nel mondo. Tutte
le interrogazioni da me presentate sono state sottoscritte anche da deputati
eletti in Italia. Ovviamente vi sono delle diversità. All’estero, ad esempio,
noi siamo stati votati con il sistema delle preferenze, mentre in Italia si
è utilizzato il metodo delle liste bloccate. I parlamentari eletti in Italia
sono inoltre coadiuvati dai consiglieri comunali, provinciali e regionali. Noi,
deputati e senatori della circoscrizione Estero, non abbiamo tutto questo. Io
credo dunque che in questo contesto possano davvero essere d’aiuto i Comites
ed il Cgie che vanno potenziati. In ogni caso io non mi sento assolutamente
isolato nel mio partito, e questo nonostante all’inizio del mandato io abbia
avuto determinati scontri, proprio perché il voto degli italiani all’estero
aveva finito con il determinare la maggioranza al Senato dell’attuale Governo.
Però adesso il clima è cambiato ed hanno capito il significato e l’importanza
degli italiani all’estero. Lo stesso presidente Berlusconi non vede più nel
voto all’estero un problema e parla di una coalizione forte per gli italiani
nel mondo. Perché, parliamoci chiaro, se noi fossimo andati alle elezioni politiche
all’estero in maniera unitaria l’Unione ci avrebbe fatto un baffo.
Fra le numerose riforme da attuare che
riguardano gli italiani all’estero quella del Cgie appare fra le più urgenti
e discusse. Un salto di qualità necessario, dopo l’elezione dei parlamentari
della circoscrizione Estero, che alcuni hanno però messo in discussione ritenendo
concluso il ciclo del Consiglio Generale. Qual è la sua posizione in proposito?
Partiamo da un concetto fondamentale.
Il Cgie è un’istituzione molto utile per gli italiani all’estero e deve avere
un futuro. Su questo punto mi trovo d’accordo con il vice ministro Danieli.
Quindi non si deve mettere in discussione l’esistenza del Cgie, ma capire come
riformarlo affinché possa dare, al contrario di quanto è accaduto negli ultimi
tempi, risposte concrete agli italiani nel mondo. Anche perché adesso vi sono
12 deputati e 6 senatori eletti all’estero che insieme al Cgie possono portare
avanti iniziative più efficaci. Il Consiglio Generale dovrà acquisire maggiore
visibilità presso l’opinione pubblica e potrà, ad esempio, diventare un organo
di controllo sia dei Comites, che in alcuni casi fanno solo finta di lavorare,
sia delle associazioni che svolgono la loro attività all’estero. A fronte delle
tante associazioni iscritte nell’albo dei consolati italiani sono infatti pochissime
quelle che poi in realtà svolgono un’attività associativa. La stessa cosa vale
anche per gli organi di informazione all’estero dove, nonostante l’affollata
lista dei quotidiani e dei mensili, saranno non più di dieci quelli che seguono
giornalmente l’attività del Cgie e dei Comites e le varie notizie degli italiani
all’estero. Quindi a mio giudizio il Consiglio Generale del futuro, per far
lavorare tutti meglio, dovrà funzionare come un organo di controllo.
Nel corso del Cgie il vice ministro Danieli
ha illustrato ai consiglieri gli aspetti salienti della finanziaria che riguardano
gli italiani nel mondo. Cifre e dati che troveranno l’assestamento definitivo
nell’ambito del dibattito parlamentare. Come valuta la manovra del governo per
le nostre comunità?
Io ho apprezzato l’intervento sulla finanziaria
del vice ministro Danieli che in questo contesto sta facendo bene. Però gradirei
vedere anche la tabella con i tagli ai capitoli di spesa degli italiani all’estero,
perché non vorrei che poi vi fossero, nonostante i 14 milioni di euro dati dal
ministero dell’Economia a compensazione, ulteriori decurtazioni, magari di 15
o 16 milioni di euro, in altri capitoli di spesa. Per cui permettetemi di rispondere
a questo quesito fra qualche settimana, quando avrò un quadro completo e reale
della situazione.(Goffredo Morgia- Inform)