INFORM - N. 189 - 10 ottobre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Dal “Corriere canadese” del 10 ottobre 2006

O'Connor vuole i soldati italiani a Kandahar

Il ministro della Difesa: non solo noi nel Sud

 

TORONTO - Mandate a morire qualcun altro, nel mattatoio dell'Afghanistan meridionale, non soltanto noi canadesi. Sembrava un grido di dolore, quello lanciato nel corso di una lunga intervista televisiva rilasciata alla Cbc dal ministro della Difesa, Gordon O'Connor. Un appello, il suo, che sembra nascondere informazioni non ancora del tutto trapelate dai comandi della Nato, che sempre di più stanno prendendo le redini della complicata missione nell'ex Paese dei talebani.

All'indomani dell'ennesima perdita canadese in Afghanistan, infatti, O'Connor è tornato sulla necessità di allentare le restrizioni attualmente in vigore per numerosi contingenti stranieri coinvolti nella missione Isaf-Nato, come il divieto per i militari di alcuni Paesi di partecipare a missioni notturne o il rifiuto - opposto nei mesi o negli anni passati - di intervenire in regioni particolarmente turbolente come quelle del Sud del Paese. O'Connor ha, in questo senso, fatto riferimento allo sforzo della Polonia, che proprio di recente ha deciso di contribuire con altri mille uomini alla missione Isaf. «Ma ci sono Paesi aderenti alla Nato ben più grandi - ha sottolineato il ministro della Difesa canadese - che hanno imposto una lunghissima serie di restrizioni alle loro truppe, incluso il divieto di spostarsi dalle più tranquille aree del Nord e dell'Ovest del Paese, o addirittura di prendere parte a missioni notturne. Noi vogliamo che tali restrizioni vengano a cadere, di modo che i loro contingenti possano essere rischierati ovunque in Afghanistan». Tradotto: vogliamo che qualcuno di questi Paesi di primo piano - come già fanno il Canada, gli Stati Uniti e il Regno Unito - si accollino parte del fardello afghano, che proprio nelle province di Kandahar, Helmand e Panjawi è più pesante.

Incalzato da Carole Mac Neil della Cbc, che sottolineava come l'identikit tracciato dal ministro calzasse a pennello a Francia e Germania, O'Connor ha replicato - non senza esitazioni - che “ci sono anche altri Paesi: Italia e Spagna, per esempio”, aggiungendo poi che “avere altri due contingenti impegnati in quelle zone ci permetterebbe finalmente di tenere sotto pressione i talebani”. E facendo due più due, quei contingenti sarebbero proprio quello italiano e quello spagnolo.

L'intento del governo canadese sembra chiaro: convincere gli alleati della Nato a pressare Italia e Spagna affinché inviino nuove truppe, o accettino di spostare parte di quelle già presenti in Afghanistan, nel mattatoio di Kandahar, dove i canadesi, in quattro anni, hanno registrato 40 caduti tra militari e un diplomatico.

Ma le parole del ministro della Difesa, anche per il modo in cui sono state pronunciate, fanno pensare a qualcosa di già deciso, come se tra i Paesi dell'Alleanza atlantica già esistesse un tacito accordo (o, addirittura, un'intesa riservata) per garantire l'alternanza nelle zone calde del Paese. Per due Paesi come Italia e Spagna i cui governi si sono già disimpegnati dall'Iraq e che a stento hanno convinto l'opinione pubblica e le loro maggioranze parlamentari a non fare altrettanto per l'Afghanistan, potrebbe essere però davvero troppo. Per quanto riguarda l'Italia, fonti vicine al governo di Roma interpellate dal Corriere Canadese hanno fatto sapere che una richiesta simile a quella di O'Connor era stata recentemente avanzata anche dallo stesso presidente afghano Hamid Karzai, il quale si era visto opporre un secco rifiuto dal ministro della Difesa italiano, Arturo Parisi. Difficilmente il governo Prodi, nel giro di poche settimane, potrebbe cambiare opinione su una così delicata questione e cedere alle pressioni canadesi. (Corriere Canadese)

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