INTERVENTI
Galantuomini o peones ?
Gli eletti all’estero nel pensiero di Franco
Santellocco
ALGERI - E’ appena terminata l’Assemblea plenaria del
Consiglio Generale degli Italiani all’estero, la prima del 2006, dopo circa
un anno di interruzione per le ormai note vicende legate alla sentenza del TAR.
Uno degli argomenti che è sembrato suscitare l’interesse
dei Consiglieri e’ quello legato alla permanenza o meno dei parlamentari neo-eletti
nelle cariche direttive del CGIE e, per alcuni, nel CGIE stesso, a fronte, sempre
secondo alcuni, dei delicati problemi di ordine morale e funzionale derivanti
dall’appartenenza ad entrambi gli Organismi.
A noi sembra un falso problema, anzi, non sensibilità
morale, ma una vera e propria fuga dalle responsabilità, quasi un provare imbarazzo
ad identificarsi a viso aperto con la schiera di connazionali emigrati che li
ha prescelti per realizzare attese, speranze, forse illusioni ormai vecchie
di cinquant’anni, con l’eccellente alibi che
Agli Italiani all’estero non interessano su quali e quanti
scranni siederanno i loro rappresentanti, l’unica cosa che chiedono e’ che siano
onorate le promesse e gli impegni presi.
Citiamo, a caso, un estratto del lungo editoriale pubblicato
sui quotidiani australiani “Il Globo” e “
“L’Unione è soprattutto forza propositiva e costruttiva,
i suoi candidati nella circoscrizione Estero s’impegnano, se eletti, a rispondere
ad una serie di esigenze ed istanze, di cui ne elenchiamo al momento solo alcune:
- la riapertura
dei termini di legge per il riacquisto della cittadinanza italiana da parte
di chi in altri tempi l’ha perduta per spesso obbligata scelta di naturalizzazione
nel Paese ospitante;
- un potenziamento
della rete consolare, i cui servizi sono scaduti ad un livello inaccettabile,
indecoroso, da terzo mondo, a causa di insensati tagli nel bilancio del Ministero
per gli Affari Esteri, dove risultano ridotte del 50-60 per cento le disponibilità
finanziarie e di personale dei singoli uffici consolari;
- un più consistente
e impegnativo sostegno finanziario pubblico ai Patronati, oggi rimasti all’estero
come il solo presidio a difesa dei diritti sociali di anziani, pensionati, vedove,
delle fasce più deboli dei nostri connazionali emigrati;
- una maggiore
attenzione alla terza età, un ambito nel quale rientra la maggioranza degli
emigrati di prima generazione, che oggi necessita di assistenza etnospecifica,
appropriata sotto gli aspetti culturale, linguistico, sanitario;
- una incisiva
politica per il mantenimento, la trasmissione, la promozione e la diffusione
di lingua e cultura italiane all’estero;
- una politica
di recupero linguistico e culturale delle seconde e terze generazioni dei nostri
emigrati;
- una radicale
riforma degli Istituti di Cultura all’estero, oggi in stato di abbandono, inefficienza
e degrado a causa di penuria di risorse umane e finanziarie;
- la creazione
di adeguati strumenti per un’informazione di ritorno in grado di prospettare
fedelmente agli italiani d’Italia la composita quanto dinamica realtà dei loro
connazionali nel mondo;
- una cultura
di ritorno con l’apertura di finestre in Italia per la creatività italiana nel
mondo che si esprime con risultati di sostanza (ma ignorati in Italia) nei campi
delle arti visive, della letteratura, della comunicazione, della ricerca scientifica,
della stessa imprenditorialità nella più vasta accezione del termine;
- un profondo
cambiamento di struttura, gestione e indirizzi di Rai International, oggi cieca,
muta, priva di segnale in Europa, e che penalizza variamente i fruitori dei
suoi servizi, dove con esosi canoni d’abbonamento ai distributori locali del
segnale (60 – 70 dollari mensili in Australia, molto di più in Sud Africa),
dove con indifferenziati palinsesti che non tengono conto dei fusi orari, dove
con grezza partigianeria politica, dove con una ripetitività di stantii programmi
d’intrattenimento, dove con una penosa qualità amatoriale e povertà di contenuti;
- lo sviluppo
di più intensa collaborazione economica tra l’Italia ed i Paesi con i maggiori
insediamenti di collettività italiane;
- un coordinamento
delle iniziative, oggi spesso dispersive e scollegate, delle amministrazioni
regionali nelle comunità di loro specifico interesse all’estero;
- una proiezione
nel mondo in cui vivono gli emigrati e i loro figli di un’immagine dell’Italia
generalmente più positiva e prestigiosa di quella attuale e che possa, a sua
volta, riflettersi sulla considerazione riservata agli italiani, singolarmente
e collettivamente.”
Aggiungeva,
bontà sua, che “Nessuno ha bacchette magiche, ma che “Gli impegni….. sono l’espressione
di una tensione morale verso obiettivi rispondenti alle richieste e aspirazioni
degli italiani all’estero. L’espressione di una volontà di sensibilizzare partiti
e istituzioni sulle realtà italiane nel mondo.”
Ci scusiamo per questa lunga citazione che elenca puntigliosamente
i propositi, gli obiettivi e le intenzioni dei candidati dell’Ulivo.
Sono ormai diversi mesi che essi sensibilizzano i loro
sodali di coalizione, ma il risultato della tensione morale che hanno saputo
suscitare e’ rappresentato dall’annuncio, fatte le debite tare sui capitoli
di provenienza dei fondi, della elargizione di pochi spiccioli in tabella A
del MAE, fatto apparire come un grande risultato.
Ben altra sensibilizzazione hanno saputo suscitare le
ONG, i cui finanziamenti sono passati da 380 milioni di euro a 600, con un incremento
di 220 milioni.
Il Senatore Danieli ha sostenuto nel corso del CGIE che
tale risultato era dovuto alla circostanza che il sostegno alle Organizzazioni
non governative aveva raggiunto un apice negativo che non poteva essere ulteriormente
approfondito, ma è stato anche costretto a riconoscere, a seguito di
una interruzione, che la stessa deprecabile situazione affligge i Consolati.
Senza peraltro che si registrino risultati altrettanto
validi sul piano dei finanziamenti.
Senatore Randazzo e sodali dell’Ulivo gli Italiani all’estero
si aspettano che non rinneghiate la vostra provenienza, le attese che avete
suscitato, le speranze che vi hanno accompagnato.
Nessuno chiede soluzioni miracolistiche, ma quella tensione
morale che vi induca a vergogna a fronte dell’elemosina dei pochi spiccioli
che vi sono stati gettati in viso.
E’ stato annunciato che il Ministero degli Esteri ha
in corso la mappatura delle sedi consolari e delle relative esigenze.
Sicuramente già ora sono disponibili almeno gli ordine
di grandezza degli interventi finanziari indispensabili per sanare situazioni
ormai insostenibili.
In questo primo anno un impegno di spesa nella Legge
Finanziaria simile a quello ottenuto dalle ONG può essere considerato di buon
auspicio per il futuro, ma e’ certamente ormai possibile anche individuare le
risorse necessarie per restituire completa efficienza all’organizzazione consolare,
e spalmarle nel corso dell’intera legislatura così come viene realizzato per
il Ministero della Difesa con gli articoli 187 e 188.
Il Senatore Randazzo, in un suo recente articolo, ha
preconizzato il disgregamento della Casa delle Libertà dopo l’approvazione della
Legge Finanziaria e la fuga verso la maggioranza di numerosi parlamentari.
Se ciò dovesse realizzarsi il potere negoziale dei parlamentari
eletti all’estero diventerebbe insignificante.
Senatore Randazzo, con affetto, questo è il momento di
ottenere, in una prospettiva di legislatura, le risorse necessarie a soddisfare
la maggior parte dei problemi che affliggono le nostre comunità all’estero che
Lei ha così bene individuato, questo è il momento per Lei ed i suoi sodali di
mettere in luce se siete galantuomini, meritevoli della fiducia che vi è stata
accordata o soltanto “peones” di partito usi ad obbedir tacendo, soddisfatti
delle nicchie in cui siete stati rinchiusi. (Franco Santellocco*-Inform)
* Consigliere CGIE e presidente V Commissione Tematica