INFORM - N. 188 - 9 ottobre 2006


DESAPARECIDOS

Prosegue a Roma il processo contro i militari argentini

Ricostruita dai testimoni l’ideologia della dittatura e la dinamica del silenzioso sterminio di massa

 

ROMA - "Nel quadro della guerra fredda le forze armate argentine prepararono la resistenza al marxismo. Poi si cercarono i nemici che in America Latina potevano essere trovati solo nel popolo e nelle organizzazioni sociali, laiche e cristiane, che difendevano i diritti umani e i poveri. Così migliaia di uomini e donne che non avevano mai pensato di leggere un libro di Mao e avevano la sola colpa di essere conoscenti o clienti delle persone sospettate di marxismo vennero deportate e torturate nei centri di detenzione clandestina". E’ questa in sintesi la dottrina della "sicurezza nazionale", applicata in Argentina durante gli anni bui della dittatura, che il colonnello José Luis García, del Centro Militare per la Democrazia, ha raccontato, in qualità di testimone, ai giudici del processo Esma ed ai giornalisti che lo hanno incontrato nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso la sede romana della Stampa Estera.

Una lunga battaglia processuale, quella in corso nell’Aula Bunker di Rebibbia, che vede imputati cinque ufficiali argentini per il rapimento e l’omicidio della casalinga Angelamaria Aieta Gullo, dell'imprenditore Giovanni Pegoraro e della studentessa universitaria ed attivista della gioventù peronista Susanna Pegoraro. Tre dei tanti desaparecidos italo argentini che furono detenuti nella base sotterranea della caserma della marina militare denominata "Esma". Un luogo di tortura, posto nel centro di Buenos Aires, dove sono passate 5.500 persone e da dove sono partiti, per i voli della morte, circa 4.400 prigionieri. "In questo mondo capovolto - ha poi aggiunto il colonnello José Luis García che insieme ad altri testimoni sta ricostruendo per i giudici il difficile contesto di quegli anni - tutti erano potenziali nemici in quanto possibili minacce del modello di vita cristiano occidentale. E così i torturatori più attivi vennero addirittura mandati in oriente a perfezionare la loro opera".

Non meno drammatica la testimonianza dal giornalista e presidente del Centro studi legali e sociali Horacio Verbitsky che sulla morte dei desaparecidos ha scritto un libro dal titolo "Il volo". In pratica la descrizione, ricavata da un intervista con il capitano Cilingo, delle modalità di eliminazione dei detenuti. "I prigionieri che venivano caricati sugli aerei - ha raccontato Verbitsky - erano addormentati con un sonnifero. Poi, dopo un’iniezione di sedativo più potente, venivano buttati vivi nel mare… Una esecuzione senza appello – ha proseguito il giornalista - che i soldati argentini avevano appreso, insieme ad altri metodi controrivoluzionari, dai fuorusciti francesi della guerra d’Algeria che avevano trovato riparo in Sud America".

Verbitsky ha inoltre ricostruito la lunga storia dei processi in Argentina contro i colpevoli di questo silenzioso genocidio. Una battaglia senza esclusione di colpi che solo nel 2005, dopo innumerevoli procedimenti iniziati e poi interrotti, ha avuto il suo più importante punto di svolta con la definitiva decisione della suprema Corte di giustizia argentina di abolire gli effetti delle leggi sull’immunità che per molti anni avevano protetto i responsabili di tanto dolore. In Argentina sono infatti attualmente in corso almeno 100 processi con 230 militari e poliziotti in stato d’arresto. A luglio 2006 vi è stata la prima condanna di un sottufficiale della polizia federale che ha avuto 25 di carcere per le torture inflitte ai prigionieri. Lo scorso settembre è invece stato inflitto l’ergastolo ad un commissario di Buenos Aires. Un vento di giustizia, quello che soffia in Argentina intorno ai desaparecidos, che è stato però recentemente turbato dalla misteriosa scomparsa di un testimone, che aveva svolto un ruolo chiave per la condanna di un poliziotto. Una sparizione dai risvolti inquietanti che ha destato preoccupazione nell’opinione pubblica argentina ancora duramente segnata dal dramma della dittatura.

"Prima di andare ad ascoltare le singole testimonianze sui fatti in esame - ha invece ricordato l’avvocato di parte civile Giancarlo Maniga - il dibattimento sta cercando di inquadrare il contesto storico in cui si svolsero i drammatici eventi dell’Esma. In Italia - ha proseguito l’avvocato spiegando le motivazioni tecniche che potrebbero ostacolare l’estradizione dei militari argentini già condannati nel nostro Paese nel 2003 e di quelli tuttora a giudizio - il processo per contumacia è previsto dall’ordinamento, ma al momento di andare a chiedere l’estradizione questa tipologia di giudizio potrebbe non essere riconosciuta dalle autorità argentine".

"Questo processo - ha detto l’avvocato di parte civile Ernesto Magorno che nel dibattimento rappresenta la Provincia di Cosenza - non vuole punire solo gli imputati, ma intende promuovere i principi della pace, aiutando l’Argentina a risolvere le questioni in sospeso con il passato. Magorno ha inoltre ricordato come la Provincia di Cosenza stia preparando, in stretto contatto con l’Ambasciata dell’Argentina in Italia, delle iniziative per rafforzare i rapporti fra i due Paesi e per commemorare i corregionali desaparecidos, come ad esempio Angelamaria Aieta a cui l’amministrazione comunale di Fuscaldo, sua cittadina natale, ha intitolato una scuola.

Durante l’incontro con la stampa, cui ha preso parte anche l’Ambasciatore della Repubblica Argentina in Italia Victorio Taccetti, il moderatore Jorge Ithurburu, coordinatore del Centro Relazioni Internazionali, ha illustrato il calendario delle prossime udienze. Il processo, terminata la panoramica sul contesto storico, proseguirà i suoi lavori il 19 e 20 ottobre con le udienze dei giudici romani che hanno seguito il primo processo ai militari argentini. Il 9 e 10 novembre sarà la volta delle testimonianze delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo. Dopo un’altra udienza, prevista per il 30 novembre, da metà gennaio il dibattimento entrerà nel vivo con l’ascolto delle testimonianze, forse anche attraverso il sistema delle video conferenze, direttamente pertinenti al caso. Jorge Ithurburu ha inoltre annunciato l’apertura di un conto corrente presso la Banca Popolare Etica di Roma, intestato a "Processo ESMA - Libera giustizia" C/C 119182 - ABI 05018 - CAB 03200", su cui potranno essere versate le donazioni per il finanziamento degli avvocati di parte civile. Un’azione di solidarietà aperta a tutti i cittadini a cui si spera possano presto aderire numerose forze sociali, come ad esempio le confederazioni sindacali e le Acli.(Goffredo Morgia- Inform)


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