DESAPARECIDOS
Prosegue
a Roma il processo contro i militari argentini
Ricostruita
dai testimoni l’ideologia della dittatura e la dinamica del silenzioso sterminio
di massa
ROMA - "Nel quadro della guerra fredda le forze armate
argentine prepararono la resistenza al marxismo. Poi si cercarono i nemici che
in America Latina potevano essere trovati solo nel popolo e nelle organizzazioni
sociali, laiche e cristiane, che difendevano i diritti umani e i poveri. Così
migliaia di uomini e donne che non avevano mai pensato di leggere un libro di
Mao e avevano la sola colpa di essere conoscenti o clienti delle persone sospettate
di marxismo vennero deportate e torturate nei centri di detenzione clandestina".
E’ questa in sintesi la dottrina della "sicurezza nazionale", applicata
in Argentina durante gli anni bui della dittatura, che il colonnello José Luis
García, del Centro Militare per
Una lunga battaglia processuale, quella in corso nell’Aula
Bunker di Rebibbia, che vede imputati cinque ufficiali argentini per il rapimento
e l’omicidio della casalinga Angelamaria Aieta Gullo, dell'imprenditore Giovanni
Pegoraro e della studentessa universitaria ed attivista della gioventù peronista
Susanna Pegoraro. Tre dei tanti desaparecidos italo argentini che furono detenuti
nella base sotterranea della caserma della marina militare denominata "Esma".
Un luogo di tortura, posto nel centro di Buenos Aires, dove sono passate 5.500
persone e da dove sono partiti, per i voli della morte, circa 4.400 prigionieri.
"In questo mondo capovolto - ha poi aggiunto il colonnello José Luis García
che insieme ad altri testimoni sta ricostruendo per i giudici il difficile contesto
di quegli anni - tutti erano potenziali nemici in quanto possibili minacce del
modello di vita cristiano occidentale. E così i torturatori più attivi vennero
addirittura mandati in oriente a perfezionare la loro opera".
Non meno drammatica la testimonianza dal giornalista e presidente
del Centro studi legali e sociali Horacio Verbitsky che sulla morte dei desaparecidos
ha scritto un libro dal titolo "Il volo". In pratica la descrizione,
ricavata da un intervista con il capitano Cilingo, delle modalità di eliminazione
dei detenuti. "I prigionieri che venivano caricati sugli aerei - ha raccontato
Verbitsky - erano addormentati con un sonnifero. Poi, dopo un’iniezione di sedativo
più potente, venivano buttati vivi nel mare… Una esecuzione senza appello –
ha proseguito il giornalista - che i soldati argentini avevano appreso, insieme
ad altri metodi controrivoluzionari, dai fuorusciti francesi della guerra d’Algeria
che avevano trovato riparo in Sud America".
Verbitsky ha inoltre ricostruito la lunga storia dei processi
in Argentina contro i colpevoli di questo silenzioso genocidio. Una battaglia
senza esclusione di colpi che solo nel 2005, dopo innumerevoli procedimenti
iniziati e poi interrotti, ha avuto il suo più importante punto di svolta con
la definitiva decisione della suprema Corte di giustizia argentina di abolire
gli effetti delle leggi sull’immunità che per molti anni avevano protetto i
responsabili di tanto dolore. In Argentina sono infatti attualmente in corso
almeno 100 processi con 230 militari e poliziotti in stato d’arresto. A luglio
2006 vi è stata la prima condanna di un sottufficiale della polizia federale
che ha avuto 25 di carcere per le torture inflitte ai prigionieri. Lo scorso
settembre è invece stato inflitto l’ergastolo ad un commissario di Buenos Aires.
Un vento di giustizia, quello che soffia in Argentina intorno ai desaparecidos,
che è stato però recentemente turbato dalla misteriosa scomparsa di un testimone,
che aveva svolto un ruolo chiave per la condanna di un poliziotto. Una sparizione
dai risvolti inquietanti che ha destato preoccupazione nell’opinione pubblica
argentina ancora duramente segnata dal dramma della dittatura.
"Prima di andare ad ascoltare le singole testimonianze
sui fatti in esame - ha invece ricordato l’avvocato di parte civile Giancarlo
Maniga - il dibattimento sta cercando di inquadrare il contesto storico in cui
si svolsero i drammatici eventi dell’Esma. In Italia - ha proseguito l’avvocato
spiegando le motivazioni tecniche che potrebbero ostacolare l’estradizione dei
militari argentini già condannati nel nostro Paese nel 2003 e di quelli tuttora
a giudizio - il processo per contumacia è previsto dall’ordinamento, ma al momento
di andare a chiedere l’estradizione questa tipologia di giudizio potrebbe non
essere riconosciuta dalle autorità argentine".
"Questo processo - ha detto l’avvocato di parte civile
Ernesto Magorno che nel dibattimento rappresenta
Durante l’incontro con la stampa, cui ha preso parte anche
l’Ambasciatore della Repubblica Argentina in Italia Victorio Taccetti, il moderatore
Jorge Ithurburu, coordinatore del Centro Relazioni Internazionali, ha illustrato
il calendario delle prossime udienze. Il processo, terminata la panoramica sul
contesto storico, proseguirà i suoi lavori il 19 e 20 ottobre con le udienze
dei giudici romani che hanno seguito il primo processo ai militari argentini.
Il 9 e 10 novembre sarà la volta delle testimonianze delle madri e delle nonne
di Plaza de Mayo. Dopo un’altra udienza, prevista per il 30 novembre, da metà
gennaio il dibattimento entrerà nel vivo con l’ascolto delle testimonianze,
forse anche attraverso il sistema delle video conferenze, direttamente pertinenti
al caso. Jorge Ithurburu ha inoltre annunciato l’apertura di un conto corrente
presso