INFORM - N. 187 - 6 ottobre 2006


ITALIANI ALL’ESTERO

Vito D’Adamo intervista Fernando Pallini, Console d’Italia uscente a Friburgo di Brisgovia

 

FRIBURGO/BR. - Il Console d’Italia in Freiburg, Dott. Fernando Pallini, è agli sgoccioli del mandato, e ce ne dispiace sinceramente, poiché, avendo seguito puntualmente le tappe, che hanno scandito i tempi della sua missione, abbiamo potuto osservare ed apprezzare l’efficacia del lavoro da lui svolto, teso all’appianamento di non poche difficoltà, interne, locali e di carattere generale. Ha affrontato e risolto i problemi con la distinzione, propria della scuola di cavalleria, alla quale è appartenuto come ufficiale: vale a dire, fermezza, determinazione e quieta convinzione, doti che portano al superamento degli ostacoli.

Signor Console, come ha trovato la sede del Suo mandato in Germania dal punto di vista ambientale e socio-politico-culturale, riferito a due delle realtà, presenti in loco: la società tedesca e i connazionali da amministrare? 

Durante i quattro anni del mio mandato ho avuto modo di approfondire molto la conoscenza dei rapporti tra la società tedesca e la numerosa comunità italiana residente nel Baden del sud ed è su quest’aspetto che vorrei focalizzare la mia risposta. Si tratta di uno spaccato circoscritto, eppure a mio avviso molto rappresentativo perché relativo ad un Land che sia storicamente che numericamente ha sempre esercitato una forte attrazione sui connazionali. Nella circoscrizione di Friburgo mancano realtà urbane di grandi dimensioni e la presenza italiana ricalca fedelmente questo schema d’insediamento. Proprio tale circostanza rende difficile una valutazione generalizzata attendibile. Sicuramente posso affermare che si tratta di normali contesti dove i connazionali hanno trovato forme d’integrazione variegate, ma nel complesso riuscite. Sarebbe, però ingiusto tacere delle difficoltà che tuttora permangono. La questione scolastica, innanzitutto, vero nodo gordiano per le prospettive professionali delle nuove generazioni. Altre problematiche invece hanno registrato un netto miglioramento negli ultimi anni: penso alla soluzione della questione della doppia cittadinanza italo-tedesca ma anche al grave problema delle espulsioni, drasticamente ridimensionatosi dal 2002 ad oggi.  Un ruolo determinante è stato svolto dal processo d’integrazione comunitario, che ha reso sempre più stonati nella cornice europea taluni atteggiamenti nei confronti degli appartenenti ad altri stati membri dell’Unione. E sono convinto che anche le difficoltà tuttora persistenti avranno nella dimensione comunitaria un ulteriore stimolo ad essere risolte. Penso ad esempio all’organizzazione del sistema scolastico, su cui autorevoli fonti internazionali hanno avanzato lecite perplessità anche per le oggettive difficoltà di successo che comporta per alunni provenienti da famiglie non tedesche di madrelingua.

Abbiamo accennato a vari tipi di difficoltà, da Lei incontrate. Riportandoci a quelle generali, come ha affrontato la grave crisi, provocata dai ridotti finanziamenti, che ha colpito l’intera rete di rappresentanza consolare italiana? Che cosa ne pensa e quali sono le Sue proposte per ovviarvi?

Le difficoltà finanziarie sono state oggettive nel corso degli ultimi due anni e si sono inevitabilmente ripercosse sulla capacità operativa dell’Ufficio, che ha comunque fatto fronte a tutti gli impegni istituzionali in modo più che meritevole. Particolarmente penalizzata è stata la capacità di proiezione esterna del Consolato, anche se un’efficace azione di contatti con l’esterno ha permesso di circoscrivere tale limite. Mi piace a questo proposito ricordare che nel marzo del 2005 il Consolato ha potuto organizzare insieme con una nota Agenzia stampa rivolta al mondo dell’emigrazione, un convegno sul tema dell’informazione per  gli italiani all’estero, in gran parte finanziata da sponsor privati. In tale operazione è stata determinante la collaborazione dell’ufficio affari internazionali della città di Friburgo, con cui siamo riusciti a creare un’eccellente sinergia.  E’ questa una strada che inevitabilmente dovrà essere percorsa con frequenza sempre maggiore. Quanto ad altre soluzioni credo si tratti di scelte eminentemente politiche e dunque non di mia pertinenza, anche se da responsabile del funzionamento di un pubblico ufficio non posso non essere preoccupato dalle ripercussioni che certi tagli possono avere sulla qualità dei servizi offerti.  

Si sono presentati, nel corso del Suo mandato, problemi interni, che volta per volta è stato necessario fronteggiare, risolvere e superare: precariato, AIRE, elezioni per corrispondenza, Referendum, ecc. Ce ne vuole parlare?

Sin dal momento della mia assunzione nell’agosto del 2002 ho avuto il compito di conciliare i servizi tradizionali con la difficile operazione di “allineamento” tra anagrafe consolare ed AIRE. E’ stato uno sforzo molto grande, per la cui riuscita sono stati indispensabili le direttive impartite dal Ministero degli Esteri, il coordinamento dell’Ambasciata di Berlino e lo sforzo ammirevole di tutto il personale della sede. Nonostante le premesse fossero molto poco incoraggianti, si è riusciti a bonificare ed aggiornare l’AIRE in modo attendibile e questo senza ridurre la qualità delle altre prestazioni consolari.  In quattro anni l’Ufficio ha organizzato ben tre consultazioni referendarie, le elezioni del Comites e quelle europee del 2004 e le recenti  elezioni politiche, per un totale di sei impegni elettorali. Sicuramente rimangono dei margini di miglioramento dei risultati raggiunti, ma la parte più impegnativa del percorso può dirsi superata. 

Come sono stati improntati i Suoi rapporti e con quali risultati con il COMITES, il COASSCIT, i COITAS, con i membri del CGIE (e ricordiamo che dei cinque eletti in Germania, ben due appartengono alla Sua circoscrizione) e con i connazionali?

Non posso che ribadire le parole d’apprezzamento che ho pronunciato nell’ultima riunione del Comites cui ho partecipato, lo scorso 23 settembre, alla presenza dei due consiglieri CGIE eletti in questa circoscrizione. Anche nei momenti di contrapposizione ho avuto la fortuna di misurarmi con persone di buon senso, aliene da sterili antagonismi ed animate da un reale impegno a favore della collettività. Le stesse divisioni interne al Comites non ne hanno mai paralizzato l’operato e questo conferma il mio giudizio positivo. Credo che enti, associazioni e soprattutto il Comites costituiscano realtà centrali per un’efficace azione dell’amministrazione, a patto che il loro operato non perda di vista le rispettive attribuzioni e gli interessi della comunità italiana residente; una comunità che, forse in Germania più che altrove, ha un oggettivo bisogno di strutture di supporto, soprattutto nelle fasce socialmente più deboli. Dietro l’affermazione di ben due consiglieri CGIE su cinque, pur trattandosi di una circoscrizione consolare non troppo estesa, ritengo vi sia anche tale ragione di fondo. Quanto alla collettività in generale, è arduo dare un giudizio esauriente. L’impressione di fondo, che ribadisco, è che si tratti in media di persone con un discreto livello d’inserimento sociale, ma la casistica è veramente troppo varia per ulteriori generalizzazioni e non mancano situazioni di grave disagio.

Dove la nuova sede di Sua destinazione?

Il mio prossimo incarico sarà come Primo Segretario presso l’Ambasciata d’Italia a Harare. Si tratterà di un’esperienza assolutamente nuova, sia come contesto geo-politico, che dal punto di vista funzionale. Ma ritengo che uno degli aspetti più avvincenti di questa professione sia proprio la possibilità di doversi cimentare con mansioni molto diverse tra loro, ampliando continuamente le proprie conoscenze.

Vuol presentarci il Suo successore?

Il mio successore sarà il dottor Igor Di Bernardini che assumerà il mandato il prossimo 6 novembre. Si tratta di un giovane funzionario alla prima esperienza all’estero, esattamente com’era avvenuto nel mio caso. Dai contatti avuti sono convinto che riuscirà a gestire l’Ufficio in modo pragmatico ed efficiente, valorizzando le indiscusse capacità del personale, i buoni rapporti con la collettività e quelli con le istituzioni locali. Approfitto di quest’occasione per congedarmi da tutti loro, che hanno costituito una parte essenziale del mio lavoro in questi quattro anni. Un ringraziamento particolare lo rivolgo a Lei, che con estrema professionalità e gran signorilità ha seguito le vicende che hanno interessato il Consolato di Friburgo.  (Vito D’Adamo/Inform)


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