SOLIDARIETA’
Lanciato il mese di mobilitazione “Vincere
la fame si deve”
ROMA - Dal Primo
Vertice Mondiale sull’Alimentazione indetto dalla FAO nel
Sergio Marelli, presidente del Comitato Italiano per
Avere i tre sindacati confederali nel Comitato è la migliore
dimostrazione che si vuole fare una battaglia comune, sia al nord che al sud,
non per favorire i produttori del sud del mondo ma per affermare i diritti di
tutti, per una maggiore giustizia e equità, una battaglia a favore di chi oggi
è penalizzato da sistemi e decisioni che impediscono l’accesso alla terra e
all’alimentazione. Non è quindi una contrapposizione tra nord e sud ma tra privilegi
e diritti, solo se al sud raggiungerà la sicurezza alimentare il nord potrà
avere un futuro sicuro.
Il dato allarmante infatti ci viene dall’OCSE, l’ultimo
Outlook sullo sviluppo in Africa ci dice che l’incremento medio del continente
è superiore al 5% annuo, se si fa attenzione però si apprende che l’aumento
maggiore è per i paesi beneficiari di un’ economia di guerra, quelli cioè che
esportano petrolio e materie prime, ma si vede un decremento, cioè un sottosviluppo
per quelli che si fondano sull’agricoltura a scala familiare e esportano cibo.
In 10 anni i miglioramenti per le popolazioni denutrite
e affamate sono stati irrilevanti, il numero non è calato e le condizioni di
vita vanno peggiorando, la questione non è ormai legata allo “sforzo” economico
da compiere da parte dei Governi, ma del tipo di politiche agricole e commerciali
che regolano la produzione del cibo in tutto il mondo.
Rivendicare allora
E proprio
“Come IPC distinguiamo nettamente – ha continuato Antonio
Onorati, Focal Point IPC - tra la struttura “FAO”, la cosiddetta burocrazia
e i Governi che la compongono, noi chiediamo che cambino le politiche dei Governi
che decidono e determini con le loro azioni l’insicurezza alimentare.
Se si guarda il Piano d’Azione messo a punto 10 anni
fa oggi nel 2006 ci dovrebbero essere in meno 200 milioni di persone che soffrono
la fame, il numero netto reale invece
è di 3 milioni in meno.
Il paese che ha più numero di affamati è l’India, uno
dei paesi con crescita economica esponenziale, come
Per questo ripetiamo che la sottoalimentazione non è
legata alla sottoproduzione di cibo, perché la produzione agricola è proporzionale
alla domanda, ¾ degli affamati e dei poveri del mondo infatti sono nei campi,
fenomeno che persiste proprio in Cina.
Nei rapporti forniti dalla Unione Europea alla FAO per
la valutazione dei primi risultati non si cita chi produce cibo e che taglia
hanno le aziende agricole che nei diversi paesi europei esportano prodotti lasciando
molti punti irrisolti.
I primi risultati resi noti giorni fa dal Segretariato
FAO con i “Mid Term Review of achieving the world food summit target” rilevano
una sostanziale corrispondenza con le nostre analisi: la prima questione sollevata
è quella della crescita economica che non può risolvere i problemi di per sé,
importante è la qualità il modello che si sceglie di seguire, l’accento è posto
sull’accesso alle risorse della piccola agricoltura, delle piccole aziende a
carattere familiare.
I Governi non ci sembra abbiano capito cosa è successo
in questi dieci anni, dal 1994 ad oggi il WTO
ripete la formula del mercato come soluzione alla povertà e all’insicurezza
alimentare. Il commercio, le liberalizzazioni dei mercati dovevano portare immediati
benefici ma proprio
Le parte del Documento finale riporta le proposte dei
tecnici FAO per rispondere alla situazione attuale, ma sono molto discutibili
nelle soluzioni quello con cui concordiamo è una visione di lunga prospettiva,
che cerchi di guardare al futuro, un consiglio questo da parte FAO ai governi
che condividiamo”.
Sono intervenuti all’incontro Giuseppe Politi, Presidente
Confederazione Italiana Agricoltori, Maurizio Gabbiotti, Legambiente, Marco
De Ponte, Segretario Generale Action Aid International
Il Comitato ha ricevuto il sostegno dell’Assessorato
all’Ambiente e alla Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio e di Banca
Etica. (Inform)