PREMI
LETTERARI
Il palestinese Mahmud Darwish in Abruzzo
Il grande poeta ospite d’onore del Premio
letterario internazionale “Laudomia Bonanni”
L’AQUILA- E’ Mahmud Darwish, poeta palestinese tra i
più grandi al mondo, l’ospite d’onore del Premio letterario internazionale “Laudomia
Bonanni”” per l’edizione
Dunque un crescendo di ospiti d’eccezione, nelle sei
edizioni di questo Premio internazionale, promosso da Regione Abruzzo, Provincia e Comune capoluogo, con il determinante
sostegno della Cassa di Risparmio dell’Aquila. In questi anni nel capoluogo
regionale è passato il gotha della poesia mondiale. Nella prima edizione, nel
2002, il poeta russo Eugenij Evtushenko, poi Edoardo Sanguineti ed il siriano
Adonis nel 2003, nel 2004 il Nobel per la letteratura Derek Walcott, quindi
nel 2005 il poeta giapponese Kikuo Takano, scomparso alcuni mesi fa. Assai felice
la formula del Premio, organizzato in tre sezioni: poesia edita, opera prima
di poesia (riservata ad autori d’età non superiore a 35 anni) e poesia inedita
(riservata agli studenti medi superiori), mentre la valutazione dei vincitori
è affidata ad una Giuria professionale presieduta da Stefania Pezzopane, Presidente
della Provincia dell’Aquila, e composta da poeti scrittori giornalisti ed accademici
di rango (Francesco Sabatini, presidente dell’Accademia della Crusca, Alda Merini,
Maria Luisa Spaziani, Sergio Zavoli, Renato Minore, Franco Scaglia, Mila Marini
e Anna Maria Giancarli), integrata dal voto d’una Giuria popolare composta da
giovani studenti d’istituti superiori. Negli anni scorsi i vincitori del Premio
si sono segnalati con opere e liriche di ragguardevole livello letterario.
Questo Premio onora certamente la memoria della grande
scrittrice aquilana cui è dedicato. Autrice apprezzata, talvolta anche discussa,
con il suo stile singolare e per i contenuti innovatori della sua scrittura,
Laudomia Bonanni ha marcato indelebilmente il Novecento letterario italiano.
Per primi ne rilevarono lo straordinario valore Eugenio Montale, Emilio Cecchi
e Carlo Bo, fra i tanti recensori che poi ne tesserono le lodi allorquando,
lei del tutto sconosciuta, nel 1948 vinse il Premio Amici della Domenica, complementare
allo Strega, con il romanzo Il fosso, che due anni dopo, pubblicato da Mondatori,
vinse anche il Premio Bagutta. Fu riconosciuta erede del miglior realismo italiano
e la sua scrittura assimilata a James Joice e Virginia Woolf. A seguire, ancora
altri scritti di successo, fino al romanzo L’imputata che nel 1960 vinse il
Premio Viareggio e nel 1964 L’adultera, vincitrice del Premio
Campiello. I due romanzi, tradotti in francese e spagnolo, ebbero una
buona diffusione in Europa ed in America Latina. Dopo alcuni anni di pausa,
riprese intensa la sua produzione letteraria, con il romanzo Vietato ai minori
(finalista al premio Strega, nel 1975), poi con la raccolta di racconti Città
del tabacco (1977) e Il bambino di pietra (1979, finalista al premio Strega).
Nel 1982 uscì il suo ultimo lavoro edito, Le droghe.
Sono rimaste nel cassetto della scrittrice alcune opere
inedite, specie degli anni giovanili. La rappresaglia, scritto nel 1984, è stato
tre anni fa pubblicato postumo dall’editore Textus. Negli scritti della Bonanni
emergono con prepotenza le figure femminili. Donne umili, creature sofferenti
che tuttavia sanno trarre la forza “…di riparare il tessuto familiare e sociale
lacerato da povertà, emigrazione, carestie, terremoti, ignoranza, e soprattutto
guerre: donne capaci di biblica rassegnazione, anche se talvolta hanno pietà
di se stesse e manifestano barlumi di rivolta contro questo eterno rinnovarsi
dell’olocausto femminile…” come Pietro Zullino scrive in una nota critica. Altro
registro della Bonanni è quello dedicato all’infanzia, al mondo dei bambini
ed all’universo minorile, con una notevole capacità d’analisi e con un approccio
denso di sensibilità verso l’ambiente domestico e familiare che a lungo lo fece
definire “femminismo alla Bonanni”, qualche decennio prima che il fenomeno emergesse
nella società italiana. Laudomia Bonanni ebbe temperamento austero, pessimista,
schivo nel suo rigore, mai incline alle mode letterarie ma esigente invece verso
i lettori. Ricchissimo il suo lessico, feconda la sua vena narrativa, acuta
ed introspettiva del mondo proletario ma anche d’una certa borghesia priva di
valori. Rilevante il riscontro positivo della critica. L’intitolazione del Premio
dell’Aquila recupera un temporaneo appassimento d’interesse verso la scrittrice.
E' un tributo che L’Aquila, la sua città, sicuramente le doveva e ne va ascritto
merito alle pubbliche Istituzioni ed alla Cassa di Risparmio. Proprio per accrescere
l’internazionalità del Premio, una particolare promozione dovrebbe essere condotta,
attraverso Consolati, Istituti di Cultura e le Associazioni, nei confronti dell’altra
Italia all’estero. Ben 60 milioni sono i cittadini d’origine italiana nei cinque
continenti, tra i quali spesso si scoprono talenti letterari. Questo, si spera,
possa essere un altro orizzonte del Premio per il futuro. (Goffredo Palmerini*-Inform)
*componente
del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo