CGIE
Ricky Filosa: Impressioni generali sui
primi giorni dell'Assemblea Plenaria
ROMA - Abbiamo voluto chiedere a diversi membri del Cgie,
quale fosse il loro punto di vista generale riguardo questi primi giorni dell'Assemblea
Plenaria, toccando soprattutto l'argomento più delicato: riforma del Consiglio
Generale degli Italiani all'Estero, abolizione o no dei consiglieri di nomina
di governo.
Queste alcune delle impressioni raccolte.
"Tutti noi parliamo di riformare il Cgie, compreso
il viceministro Danieli, ma nessuno dice quali potrebbero essere queste riforme",
così commenta Valter Della Nebbia, consigliere Cgie per gli Stati Uniti. "Secondo
me" - continua - "una delle cose più importanti da riformare,
è quella che io chiamo la costituzione del Cgie, lo statuto insomma. Il Cgie
è composto da due parti, una elettiva, l'altra di nomina di governo. Se si vuole
mantenere l'aspetto democratico di questo Cgie, bisogna eliminare di sana pianta
la parte di nomina governativa. I nominati devono essere quindi eliminati, almeno
come consiglieri a pieno titolo. Poi possono essere interpellati come esperti,
ma non possono essere paragonati a un consigliere eletto che ha ricevuto la
fiducia delle persone con il voto. Quando è stato formato all'inizio il Cgie,
15 anni fa, questi elementi ci servivano da raccordo , a Roma, con
le istituzioni. Ora noi siamo in grado di camminare da soli, ed abbiamo dei
referenti in parlamento. Il Cgie è importante perchè deve fare da anello tra
i Comites e i parlamentari, ma si deve pensare - come dicevo - a escludere i
consiglieri di nomina."
"L'altra grande riforma che bisogna fare - sempre secondo
Della Nebbia - è nell'assemblea costituente e elettiva del Cgie. In ogni
nazione, per esempio gli Stati Uniti, dopo le elezioni dei Comites, tutti i
membri si riuniscono a Washinton per esprimere il loro voto ed eleggere 5 membri
al Cgie che rappresentino gli USA. A questo gruppo di persone elette dai Comites,
viene associato un gruppo di nominati dai consolati, nominati che rappresentano
le associazioni locali. Questo introduce un altro elemento di arbitriarietà,
che dobbiamo eliminare. "
E' chiara la visione di Valter Della Nebbia, che vorrebbe
un Cgie composto solamente da membri democraticamente eletti. Un pensiero
condiviso anche da altri consiglieri.
Gian Luigi Ferretti, membro del comitato di presidenza
del Cgie, è uno dei consiglieri "nominati": a lui abbiamo chiesto
cosa pensasse di questa proposta.
Serena la risposta del coordinatore generale del Ctim:"
Potrebbe essere anche una delle ipotesi. Il fatto che io sia uno di loro non
ha nessuna importanza. Ho già detto più volte che per fare sentire la mia voce
nel dibattito sugli italiani all'estero, non è che abbia tutta questa necessità
di essere membro del Cgie. I consiglieri di nomina avevano una
funzione di raccordo fra i membri eletti e i partiti politici italiani. Può
anche darsi che con la presenza in parlamento degli eletti all'estero,
questa funzione sia decaduta. Dal punto di vista personale sono molto tranquillo
riguardo questa questione. Intendo ascoltare le argomentazioni, senza nessun
pregiudizio."
A chi vorrebbe dei Comites composti esclusivamente
da membri democraticamente eletti, Ferretti risponde così: "I Comites di
nomina nel mondo sono molto pochi. La legge prevede che si possa costituire
un Comites elettivo laddove ci siano più di 3mila italiani residenti. Nel mondo
intero, ci sono delle aree che probabilmente senza un Comites nominato, rimarrebbero
del tutto scoperte. Penso all'Africa, Sud Africa escluso, dove il Comites di
Algeri, per esempio, sparirebbe.
Le impressioni di Claudio Lizzola - vicepresidente
nazionale Azzurri nel Mondo e residente in Canada - sulla prima assemblea del
Cgie, sono queste: "Mi aspettavo che questa fosse una riunione elettiva
, dove si sarebbero eletti nuovi organi esecutivi, visto che a mio giudizio
sono tutti decaduti quando è stato emesso il decreto del Tar che faceva cadere,
in pratica, un terzo del consiglio. Questo non si è verificato, ma può anche
darsi che non sia un male. In questo momento si sta cercando di gettare
dei ponti da una parte a quell'altra per creare un esecutivo che sia un po'
più equilibrato dell'ultimo, dove nel consiglio di presidenza c'era un solo
esponente di centrodestra. Speriamo che questa volta ce ne consentano qualcuno
in più, la pluralità lo richiederebbe. Noi dopo le elezioni possiamo dire di
rappresentare più della metà dell'elettorato all'estero. Il fatto che qui all'interno
del Cgie si conti come il due di picche quando la briscola è a bastoni, fa riflettere.
Sento comunque, da una parte e dall'altra, più distensione: quelli del centrosinistra
sono più sicuri, avendo vinto le elezioni. Prima ce l'avevano a morte
con noi perchè eravamo al governo: adesso si sentono - a ragione - padroni
della situazione; di conseguenza forse sono più "graziosi", e accettano
più dialogo."
"Le mie impressioni sul Cgie sono state sempre positive
- ha affermato con sicurezza l'on.Massimo Romagnoli di Forza
Italia, anche membro del Cgie -. Ho fatto in questi giorni delle dichiarazioni
che combaciano con le affermazioni di Danieli. Il Cgie non va eliminato, ma
in qualche modo riformato, affinché possa dare delle risposte agli italiani
residenti all'estero per poter risolvere le loro problematiche."
Fra i corridoi e le sale del ministero degli Esteri,
abbiamo incontrato anche Bobo Craxi, sottosegretario agli Esteri con delega
ai rapporti con le Nazioni Unite, e gli abbiamo chiesto un commento "flash"
sugli italiani all'estero: "Gli italiani all'estero sono una grande risorsa
per l'Italia. Sul piano politico, i rappresentanti degli eletti all'estero sono
decisivi per mantenere in piedi il governo, quindi contano molto. La verità
è che il nostro Paese si è dato solo ultimamente una struttura burocratica che
si occupa di italiani nel mondo, della loro qualità di vita e delle loro necessità.
Attualmente, come sempre i problemi non mancano: questi problemi non sono soltanto
di natura finanziaria, anche se dentro la legge finanziaria che stiamo per varare
, grazie al vice ministro Danieli , si è dato un cospicuo aumento delle risorse.
E' importante che i soldi siano spesi bene, che servano per attività di carattere
culturale ed educativo, in particolare per lo studio della lingua, che deve
riguardare non solo i cittadini stranieri ma soprattutto i nostri connazionali.
Insegnare il grande valore dell'italianità e della patria, che non dobbiamo
mai dimenticare."
Insomma, giorni di grande lavoro, discussioni
, proposte ed idee. Domani, con la terza ed ultima giornata, si concluderà questa
prima Assemblea Plenaria del Cgie. Seguiremo il dibattito finale, e poi
scriveremo e vi informeremo. Vogliamo che gli italiani all'estero, ovunque essi
risiedano, si sentano sempre più vicini alla politica italiana ma soprattutto
a tutto ciò che riguarda loro direttamente. Solo così, informandosi e creandosi
una propria coscienza critica, potranno capire i non facili ingranaggi
del mondo politico e decidere seriamente e con criterio da che parte stare.
(Ricky Filosa - Italia chiama Italia/Inform)