INFORM - N. 186 - 5 ottobre 2006


CGIE  

Seconda giornata di Assemblea Plenaria

Il CGIE verso la riforma: intervento di Franco Narducci

Claudio Lizzola, Vincenzo Centofanti, Mauro Montanari: l’Intercomites Germania presenta il Piano Paese al Cancelliere Merkel 

Domenico Locatelli presenta il Rapporto Italiani nel Mondo all'Assemblea

 

ROMA - Rappresentanza degli italiani all’estero. Vale a dire ruolo del CGIE, ma anche dei Comites, anche alla luce, oggi, della nuova presenza in Parlamento di 18 eletti all’estero. Un dibattito aperto, che coinvolge in prima istanza proprio il Consiglio generale degli Italiani all’estero. In questi ultimi tempi molto fra gli italiani all’estero, e le loro rappresentanze, è stato detto e scritto: chi “parteggia” per l’abolizione del CGIE, in quanto per taluni avrebbe ormai esaurito il suo ruolo, e chi invece, senza se e senza ma, vede nel CGIE una vera e propria “cinghia di trasmissione” tra istituzioni italiane e comunità all’estero. E, dunque, semmai vuole che si cerchi una formula per rilanciarlo per fargli assumere un ruolo sempre più incisivo.

Confronto aperto.

Ma il dibattito impostato solo facendo riferimento alla presenza dei parlamentari eletti all’estero sembra essere piuttosto riduttivo. Il segretario generale Franco Narducci, che da aprile sta affrontando anche l’esperienza di parlamentare, ha ricordato, e sottolineato, che il CGIE “non interloquisce unicamente con i parlamentari eletti all’estero” ma “anche con il Parlamento, il Governo, le istituzioni locali e l’amministrazione”. Cosa che già di per sì dovrebbe far comprendere “l’assurdità delle posizioni di chi ritiene che il CGIE non sia più utile poiché ora vi sono i parlamentari eletti all’estero”. Pertanto, il CGIE è uno “strumento valido”. E lo è anche per gli stessi parlamentari esteri. E’ un importante organismo di raccordo, di “collegamento reale” tra la base nel mondo e l’Italia.

Dunque non è e non deve essere messa in discussione la sua esistenza. Il punto è un altro: la  ridefinizione del suo ruolo. E’ su questo che va concentrato il dibattito. Un punto non nuovo: l’esigenza di una sua riformulazione è sentita da anni. E Narducci ha ricordato che già nel 2002 fu approntata bozza approvata dall’Assemblea plenaria (11-13 dicembre 2002).

Vitale è che sia il CGIE stesso ad affrontare il suo processo di riforma “discutendo su come riformarsi”. In sostanza, non si può procedere ad una ridefinizione della missione del CGIE e, dunque, dei suoi compiti, delle sue funzioni e della sua struttura “se non affidandosi al CGIE stesso”. Poiché è ad esso che spetta “tracciare il quadro delle prospettive future", cercando “convergenze”, per poi presentare una bozza di proposta di legge che potrà quindi iniziare il suo iter parlamentare. Un invito a riprendere in mano quella bozza del 2002, adattandola naturalmente al nuovo scenario, ma considerandola una “una buona base di partenza”. Bisognerà “rivedere compiti e funzioni” del Consiglio generale e affrontare temi dell’incompatibilità, del rapporto con i Comites, con i parlamentari eletti all’estero, con le autonomie locali, con la rete diplomatico-consolare. Come si dovrà rivedere “l’articolazione” del CGIE e la sua composizione. E le procedure elettorali. Su questo punto ancora manca un indirizzo preponderante. In quanto due sono le correnti di pensiero: da una parte c’è quella della elezione a suffragio universale (magari effettuata nella stessa data di rinnovo dei Comites, cosa che consentirebbe un contenimento dei costi); dall’altra quella che vuole mantenere le cose come stanno, ossia l’elezione “di secondo livello” in quanto questo servirebbe anche a rinsaldare i rapporti con i Comites .

Quanto alla composizione del Consiglio Generale, che attualmente è composto da eletti e da consiglieri di nomina governativa, comunque sia sarebbe opportuno garantire rappresentanza alle comunità dei connazionali “a partire da una certa consistenza”, senza “divisioni matematiche”, ma sulla base della “proporzionalità” della presenza italiana nelle varie aree, “garantendo rappresentanza anche alle minoranze”, purché di consistenza numerica tale da essere rappresentata. Per Narducci,ad esempio, andrebbe rivista “la formula degli 8 consiglieri per l’Argentina”dal momento che vi sono altri Paesi, vedi anche la Germania, nei quali la consistenza dei connazionali è alta.

Inoltre, riguardo alla eventualità di cui si parla, di accentuare le riunioni delle commissioni continentali limitando quelle dell’assemblea plenaria, si tratta di una questione che va approfondita, ma una decisione in tal senso porterebbe ad una riduzione dei costi.

Riguardo agli strumenti di cui dovrà dotarsi il nuovo CGIE, Narducci ha intanto rilevato che bisognerà vedere “quali autonomie di gestione del capitolo di spesa possono essere introdotte”

Quanto poi alla rappresentatività Narducci ha richiamato la querelle nata nel 2002 intorno all’incarico di “segretario generale” e di “presidente”: comunque sia potrebbe essere “a tempo pieno”, “stipendiato direttamente dal capitolo di spesa”.

Altra questione: la visibilità del CGIE. Che, ha sottolineato Narducci, dovrà dotarsi di una struttura di segreteria composta da un numero fisso di persone, e di un ufficio stampa, la cui formula andrà stabilita. Questo per dare “maggiore visibilità anche in Italia” all’organismo. E, poi perché non avere un proprio sito internet? “Oggi siamo ospiti in quello degli Esteri” e l’accessibilità alla pagina riguardante il Consiglio non è immediata. Senza contare che gli aggiornamenti non sono particolarmente veloci...

Infine, il ruolo più strettamente politico del Consiglio generale. Per Franco  Narducci occorre fare una riflessione intorno ai quattro assi su si regge il CGIE “consultivo, programmatico, di indagine e di proposta a livello legislativo” per adeguarli al tutto. Visto anche che l’ultimo asse “è passato ora nelle mani degli eletti all’estero”. 

Dopo l’intervento del Segretario generale, ha preso brevemente la parola il consigliere del Canada Claudio Lizzola. Si è detto convinto che il ruolo del CGIE non sia affatto esaurito. Va rilanciato, ne va rivista la missione, ma abolito no. Anche perché i parlamentari eletti all’estero devono rappresentare non solo gli italiani all’estero ma tutti e dunque, ha spiegato, ci sarà uno “scollamento” con le comunità all’estero. E in qualità di rappresentante in seno al CGIE di Forza Italia ha sottolineato che la posizione ufficiale del suo partito e dell’Associazione Azzurri nel Mondo è che “esso va mantenuto in quanto cinghia di trasmissione tra le istituzioni italiane e le comunità italiane all’estero”. Una risposta a quanti si chiedevano quale fosse la posizione di Forza Italia dopo interventi e dichiarazioni di suoi esponenti all’estero. Lizzola è stato chiarissimo: “Hanno parlato a titolo personale” ha rimarcato. 

Il consigliere degli Usa Vincenzo Centofanti, dopo avere accusato il centro sinistra di avere occupato nel CGIE quasi tutte le cariche ed escluso che in tal modo di possa affrontare serenamente un dialogo con la controparte, ha sollevato il problema della incompatibilità: “Non si possono occupare due poltrone” ha detto facendo riferimento a quanti hanno il doppio incarico, nel CGIE e in Parlamento. E ha citato come esempio da seguire quei parlamentari che hanno dato le loro dimissioni dal Consiglio generale. Solo così, ha sostenuto Centofanti, si potrà “restituire funzionalità al CGIE”.  

Dal consigliere della Germania Mauro Montanari notizie degne davvero di rilievo. Ha portato all’attenzione dell’assemblea l’impegno dell’Intercomites, che  con “intelligenza politica” copre il vuoto di rappresentanza in Germania” e sta facendo “un ottimo lavoro”. Un impegno tale - e qui è la bella notizia - che il Piano Paese, per la prima volta, è arrivato fino al governo federale: al Cancelliere Angela Merkel oltre che al Ministro dell’Istruzione. E come valutare, se non positivamente, il fatto di un Intercomites che siede ad un tavolo permanente per le etnie predisposto dalle autorità tedesche?

Montanari nel suo intervento non ha mancato però di sollevare un problema che riguarda il CGIE e che si pone in rapporto all’Intercomites: il Consiglio generale può assistere alle riunioni di quest’ultimo – “è un ospite” - ma non ha potere di voto. in tal modo, ad avviso del consigliere della Germania si pongono le condizioni per uno scollamento tra i due organismi,. Tanto più che l’Intercomites si riunisce diverse volte in un anno e i membri CGIE non solo “non possono partecipare attivamente” ma non hanno rimborsi spesa quando si devono spostare per assistere a queste riunioni.

In mattinata il consigliere Domenico Locatelli (Migrantes) ha presentato all’Assemblea il Rapporto Italiani nel Mondo 2006 (vedi servizio Inform www.mclink.it/com/inform/art/06n18504.htm ) annunciando che “già sono programmati numerosi incontri per la diffusione del Rapporto sugli italiani nel mondo 2006: Toronto, Bruxelles, Strasburgo, Caracas e anche altre città sono già in calendario”. “E ci auguriamo – ha aggiunto - che questo rapporto possa trovare accoglienza a diversi livelli: scuole, università, centri culturali, associazione regionali, amministrazioni pubbliche e parrocchie, e questo durante tutto l’anno, sia in Italia che nelle altre Italie nel mondo”.(Simonetta Pitari-Inform)


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