CGIE
Seconda
giornata di Assemblea Plenaria
Il CGIE verso la riforma: intervento di
Franco Narducci
Claudio Lizzola, Vincenzo Centofanti, Mauro
Montanari: l’Intercomites Germania presenta il Piano Paese al Cancelliere Merkel
Domenico Locatelli presenta il Rapporto
Italiani nel Mondo all'Assemblea
ROMA - Rappresentanza degli italiani all’estero. Vale
a dire ruolo del CGIE, ma anche dei Comites, anche alla luce, oggi, della nuova
presenza in Parlamento di 18 eletti all’estero. Un dibattito aperto, che coinvolge
in prima istanza proprio il Consiglio generale degli Italiani all’estero. In
questi ultimi tempi molto fra gli italiani all’estero, e le loro rappresentanze,
è stato detto e scritto: chi “parteggia” per l’abolizione del CGIE, in quanto
per taluni avrebbe ormai esaurito il suo ruolo, e
chi invece, senza se e senza ma, vede nel CGIE una vera e propria “cinghia
di trasmissione” tra istituzioni italiane e comunità all’estero. E, dunque,
semmai vuole che si cerchi una formula per rilanciarlo per fargli assumere un
ruolo sempre più incisivo.
Confronto aperto.
Ma il dibattito impostato solo facendo riferimento alla
presenza dei parlamentari eletti all’estero sembra essere piuttosto riduttivo.
Il segretario generale Franco Narducci,
che da aprile sta affrontando anche l’esperienza di parlamentare, ha ricordato,
e sottolineato, che il CGIE “non interloquisce unicamente con i parlamentari
eletti all’estero” ma “anche con il Parlamento, il Governo, le istituzioni locali
e l’amministrazione”. Cosa che già di per sì dovrebbe far comprendere “l’assurdità
delle posizioni di chi ritiene che il CGIE non sia più utile poiché ora vi sono
i parlamentari eletti all’estero”. Pertanto, il CGIE è uno “strumento valido”.
E lo è anche per gli stessi parlamentari esteri. E’ un importante organismo
di raccordo, di “collegamento reale” tra la base nel mondo e l’Italia.
Dunque non è e non deve essere messa in discussione la
sua esistenza. Il punto è un altro: la ridefinizione
del suo ruolo. E’ su questo che va concentrato il dibattito. Un punto non nuovo:
l’esigenza di una sua riformulazione è sentita da anni. E Narducci ha ricordato
che già nel 2002 fu approntata bozza approvata dall’Assemblea plenaria (11-13
dicembre 2002).
Vitale è che sia il CGIE stesso ad affrontare il suo
processo di riforma “discutendo su come riformarsi”. In sostanza, non si può
procedere ad una ridefinizione della missione del CGIE e, dunque, dei suoi compiti,
delle sue funzioni e della sua struttura “se non affidandosi al CGIE stesso”.
Poiché è ad esso che spetta “tracciare il quadro delle prospettive future",
cercando “convergenze”, per poi presentare una bozza di proposta di legge che
potrà quindi iniziare il suo iter parlamentare. Un invito a riprendere in mano
quella bozza del 2002, adattandola naturalmente al nuovo scenario, ma considerandola
una “una buona base di partenza”. Bisognerà “rivedere compiti e funzioni” del
Consiglio generale e affrontare temi dell’incompatibilità, del rapporto con
i Comites, con i parlamentari eletti all’estero, con le autonomie locali, con
la rete diplomatico-consolare. Come si dovrà rivedere “l’articolazione” del
CGIE e la sua composizione. E le procedure elettorali. Su questo punto ancora
manca un indirizzo preponderante. In quanto due sono le correnti di pensiero:
da una parte c’è quella della elezione a suffragio universale (magari effettuata
nella stessa data di rinnovo dei Comites, cosa che consentirebbe un contenimento
dei costi); dall’altra quella che vuole mantenere le cose come stanno, ossia
l’elezione “di secondo livello” in quanto questo servirebbe anche a rinsaldare
i rapporti con i Comites .
Quanto alla composizione del Consiglio Generale, che
attualmente è composto da eletti e da consiglieri di nomina governativa, comunque
sia sarebbe opportuno garantire rappresentanza alle comunità dei connazionali
“a partire da una certa consistenza”, senza “divisioni matematiche”, ma sulla
base della “proporzionalità” della presenza italiana nelle varie aree, “garantendo
rappresentanza anche alle minoranze”, purché di consistenza numerica tale da
essere rappresentata. Per Narducci,ad esempio, andrebbe rivista “la formula
degli 8 consiglieri per l’Argentina”dal momento che vi sono altri Paesi, vedi
anche
Inoltre, riguardo alla eventualità di cui si parla, di
accentuare le riunioni delle commissioni continentali limitando quelle dell’assemblea
plenaria, si tratta di una questione che va approfondita, ma una decisione in
tal senso porterebbe ad una riduzione dei costi.
Riguardo agli strumenti di cui dovrà dotarsi il nuovo
CGIE, Narducci ha intanto rilevato che bisognerà vedere “quali autonomie di
gestione del capitolo di spesa possono essere introdotte”
Quanto poi alla rappresentatività Narducci ha richiamato
la querelle nata nel 2002 intorno all’incarico di “segretario generale” e di
“presidente”: comunque sia potrebbe essere “a tempo pieno”, “stipendiato direttamente
dal capitolo di spesa”.
Altra questione: la visibilità del CGIE. Che, ha sottolineato
Narducci, dovrà dotarsi di una struttura di segreteria composta da un numero
fisso di persone, e di un ufficio stampa, la cui formula andrà stabilita. Questo
per dare “maggiore visibilità anche in Italia” all’organismo. E, poi perché
non avere un proprio sito internet? “Oggi siamo ospiti in quello degli Esteri”
e l’accessibilità alla pagina riguardante il Consiglio non è immediata. Senza
contare che gli aggiornamenti non sono particolarmente veloci...
Infine, il ruolo più strettamente politico del Consiglio
generale. Per Franco Narducci occorre
fare una riflessione intorno ai quattro assi su si regge il CGIE “consultivo,
programmatico, di indagine e di proposta a livello legislativo” per adeguarli
al tutto. Visto anche che l’ultimo asse “è passato ora nelle mani degli eletti
all’estero”.
Dopo l’intervento del Segretario generale, ha preso brevemente
la parola il consigliere del Canada Claudio Lizzola. Si è detto convinto che il ruolo del CGIE non sia
affatto esaurito. Va rilanciato, ne va rivista la missione, ma abolito no. Anche
perché i parlamentari eletti all’estero devono rappresentare non solo gli italiani
all’estero ma tutti e dunque, ha spiegato, ci sarà uno “scollamento” con le
comunità all’estero. E in qualità di rappresentante in seno al CGIE di Forza
Italia ha sottolineato che la posizione ufficiale del suo partito e dell’Associazione
Azzurri nel Mondo è che “esso va mantenuto in quanto cinghia di trasmissione
tra le istituzioni italiane e le comunità italiane all’estero”. Una risposta
a quanti si chiedevano quale fosse la posizione di Forza Italia dopo interventi
e dichiarazioni di suoi esponenti all’estero. Lizzola è stato chiarissimo: “Hanno
parlato a titolo personale” ha rimarcato.
Il consigliere degli Usa Vincenzo Centofanti, dopo avere accusato il centro sinistra di avere
occupato nel CGIE quasi tutte le cariche ed escluso che in tal modo di possa
affrontare serenamente un dialogo con la controparte, ha sollevato il problema
della incompatibilità: “Non si possono occupare due poltrone” ha detto facendo
riferimento a quanti hanno il doppio incarico, nel CGIE e in Parlamento. E ha
citato come esempio da seguire quei parlamentari che hanno dato le loro dimissioni
dal Consiglio generale. Solo così, ha sostenuto Centofanti, si potrà “restituire
funzionalità al CGIE”.
Dal consigliere della Germania Mauro Montanari notizie degne davvero di rilievo. Ha portato all’attenzione
dell’assemblea l’impegno dell’Intercomites, che con “intelligenza politica” copre il vuoto di
rappresentanza in Germania” e sta facendo “un ottimo lavoro”. Un impegno tale
- e qui è la bella notizia - che il Piano Paese, per la prima volta, è arrivato
fino al governo federale: al Cancelliere Angela Merkel oltre che al Ministro
dell’Istruzione. E come valutare, se non positivamente, il fatto di un Intercomites
che siede ad un tavolo permanente per le etnie predisposto dalle autorità tedesche?
Montanari nel suo intervento non ha mancato però di sollevare
un problema che riguarda il CGIE e che si pone in rapporto all’Intercomites:
il Consiglio generale può assistere alle riunioni di quest’ultimo – “è un ospite”
- ma non ha potere di voto. in tal modo, ad avviso del consigliere della Germania
si pongono le condizioni per uno scollamento tra i due organismi,. Tanto più
che l’Intercomites si riunisce diverse volte in un anno e i membri CGIE non
solo “non possono partecipare attivamente” ma non hanno rimborsi spesa quando
si devono spostare per assistere a queste riunioni.
In mattinata il consigliere Domenico Locatelli (Migrantes) ha presentato all’Assemblea il Rapporto Italiani nel Mondo 2006 (vedi servizio Inform www.mclink.it/com/inform/art/06n18504.htm ) annunciando che “già sono programmati numerosi incontri per la diffusione del Rapporto sugli italiani nel mondo 2006: Toronto, Bruxelles, Strasburgo, Caracas e anche altre città sono già in calendario”. “E ci auguriamo – ha aggiunto - che questo rapporto possa trovare accoglienza a diversi livelli: scuole, università, centri culturali, associazione regionali, amministrazioni pubbliche e parrocchie, e questo durante tutto l’anno, sia in Italia che nelle altre Italie nel mondo”.(Simonetta Pitari-Inform)