STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” del 4 ottobre
In arrivo per noi le attese risposte, ma
ci piaceranno?
BUENOS AIRES - Come sai, caro Lettore, i temi politici
non sono l’obiettivo di questa Finestra, che limita invece la sua attenzione
agli eventi che ci riguardano direttamente, come italiani residenti all’estero.
Ma
Le citazioni non sono casuali, caro Lettore, anzitutto
perchè dimostrano che
Le risposte sono dunque in arrivo e naturalmente i riferimenti
e gli anticipi ad esse, sebbene ancora vaghi è logico che facciano riaccendere
speranze, pur se siamo coscienti che, per la difficile congiuntura finanziaria
della nostra Italia, nè arriveranno subito tutte le risposte, nè quelle che
arriveranno saranno tali da soddisfare in pieno le aspettative.
Quel che conta è che finalmente si cominci, che fatti
concreti dimostrino l’impegno a dare l’avvio a un nuovo corso, un corso di soluzioni
almeno per le esigenze più urgenti. E,
in proposito mi piace segnalarti, in questo numero del tuo giornale, le informazioni
sui due importanti incontri del senatore che abbiamo eletto noi dell’Argentina
e dell’America Latina, l’amico Luigi Pallaro, l’incontro col presidente del
Consiglio Romano Prodi, quello previsto col ministro degli Affari Esteri, Massimo
D’Alema. E’ già importante - é superfluo segnalarlo - che questi incontri
siano avvenuti proprio nei giorni in cui l’attenzione del presidente del Consiglio,
come di tutto il governo e il Parlamento, si concentrava proprio sulla definizione
della Finanziaria, sulla necessità di trovare una formula risolutiva, che mettesse
d’accordo le specifiche esigenze dei vari settori, quelli della produzione,
quelli del mondo sindacale, quelli del mondo politico. E’ importante che in
circostanze come queste, Prodi e D’Alema abbiano trovato il tempo per incontri
col “nostro” senatore, è già un fatto di notevole importanza per noi, un
fatto che conferma l’importanza che possono avere certe risposte nonché la mutata
considerazione per comunità italiane che prima venivano addirittura ignorate,
se non altro per la distanza da Roma.
Importanti per questo i due incontri - come gli altri
che i nostri eletti hanno avuto con altre personalità del mondo politico italiano
- e importanti perché indicano una maggiore
sensibilità per le nostre problematiche di comunità italiane all’estero.
Allora tutto già risolto?
Tutt’altro: le difficili condizioni generali cui accennavo
prima ci sono ancora ed hanno ed avranno influenza anche per le risposte che
aspettiamo, anche per le soluzioni che consideriamo indilazionabili, come una
effettiva solidarietà per i nostri anziani in condizioni disagiate, come il
disservizio consolare, come la mancanza di una impegnata politica culturale,
come l’urgente attenzione ai nostri figli, nati in Argentina, cioè il futuro
della nostra comunità. Se fatti concreti dimostrassero che l’impegno per un
nuovo corso è voluto e possibile, la speranza non sarebbe priva di base, anche
se le prime risposte che avremo dalla Finanziaria non ci piaceranno tanto.
A
proposito di ingratitudine
A
proposito di risposte, consentimi un breve amichevole riferimento a una opinione
dell’amico Ciccione, pubblicata nella Tribuna di mercoledì scorso, col titolo:
“ A proposito di ingratitudine”. Penso che l’avrai letto: in essa c’è un rimprovero
a una parte della collettività incline ad incorrere in ingratitudine. Colpevole
di tale peccato sarebbe in realtà tutta la collettività, perché è scomparsa
dal hall del Coliseo una targa che ricordava il munifico lascito fatto da un
generoso emigrato, Felice Lora, allo Stato italiano perché
sorgesse nel centro di Buenos Aires una grande Casa d’Italia che fosse
sede del Consolato e luogo di riunione della comunità. Con quel lascito venne
costruito l’edificio ove funziona ancora il Consolato Generale e il Teatro Coliseo.
L’altro
peccato di ingratitudine Ciccione lo rimprovera allo Stato italiano e a tutti
i governi che si sono succeduti fino ad oggi, per non aver concesso un assegno
o pensione sociale agli anziani in condizioni disagiate.
Colpevole
dell’altro peccato di ingratitudine sarebbe chi ha provocato il rinvio dell’inaugurazione
della nuova sede consolare, per fare così un affronto al Console generale Placido
Vigo che della nuova sede è stato, scrive Ciccione, attivo protagonista e che
per ragioni di carriera sta per lasciare Buenos Aires. A me sembra che la nostra
comunità non sia responsabile di tale peccato, che, comunque, sarebbe un peccato
veniale. Se è vero infatti, che il rinvio dell’inaugurazione della nuova sede
è un fatto negativo lo è soprattutto per gli italiani di Buenos Aires, costretti
alle fastidiose file e alle lunghe attese per gli inconvenienti della sede attuale.
Pur
se può essere comprensibile il dispiacere del console generale Vigo, nel caso
che non tocchi a lui il piacere di presiedere la cerimonia inaugurale in calle
Reconquista. D’altra parte l’inaugurazione della nuova sede consolare sarà un
fatto positivo per la comunità, solo se nei suoi uffici ci sarà personale sufficiente
per assicurare che cessi il disservizio durato fin troppo. C’è da credere che
il Console generale Vigo abbia segnalato alla Farnesina la necessità non soltanto di una sede migliore,
ma anche dell’aumento di dipendenti, perché il servizio consolare sia più rispondente
alle necessità della numerosa nostra comunità. Speriamo che prima di lasciare
Buenos Aires ottenga anche questo e tutti gliene saremo grati. (Mario Basti-Tribuna
Italiana/Inform)