ITALIANI
ALL’ESTERO
A
cura della Fondazione Migrantes e di Acli, Inas-Cisl, Mcl, Missionari Scalabriniani
Presentato a Roma il Rapporto Italiani
nel Mondo 2006
Interventi di Delfina Licata, Franco Pittau,
Enrico Pugliese, Piero Bassetti, Domenico Locatelli e del Vice Ministro Franco
Danieli
ROMA – “Far uscire il più possibile questi fratelli dall’anonimato e scongiurare nei loro
confronti una imperdonabile e dannosa perdita di memoria” . Affonda le radici
nel lungo impegno della Chiesa italiana per l’emigrazione - come sottolineato
dal direttore generale della Fondazione Migrantes mons. Piergiorgio Saviola
nella premessa al volume - il Rapporto Italiani nel Mondo 2006, presentato
ufficialmente il 4 ottobre a Roma dalla Migrantes, che ha realizzato la ricerca
in collaborazione con un Comitato promotore - Acli, Inas-Cisl, Mcl e i Missionari
Scalabriniani - e che si è avvalsa dei contributi di studiosi in Italia e all’estero
coordinati dal Dossier statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Ventitré gli
autori che hanno collaborato. Questo il numero ufficiale. Ma ad essi ne vanno
aggiunti molti altri che hanno fornito un loro contributo mettendosi in contatto
da tutto il mondo: istituti di studio degli Usa e del Canada, centri di studio
dell’America Latina, istituti di ricerca del Madagascar, studiosi e universitari
australiani, tedeschi, spagnoli eccetera .
Un Rapporto che rappresenta “un vecchio sogno” della
Migrantes - per usare le parole di don Domenico Locatelli, direttore dell’ufficio
per la pastorale degli emigrati italiani – e che arriva ad una ventina di anni
di distanza dalle indagini del Ministero degli Esteri “Aspetti e problemi del
lavoro italiano all’estero” e “Comunità italiane nel mondo”.
Trecentocinquantadue pagine che espongono – con linguaggio
semplice e lineare per aiutare nella comprensione anche i lettori che non sono
“del ramo” – il significato e le implicazioni di quel grande fenomeno sociale
che è stata la nostra emigrazione. Quattro parti sono dedicate a “Flussi
e presenze degli italiani nel mondo” (Flussi migratori degli italiani con
l’estero; Gli italiani nei paesi esteri; Caratteristiche ‘socio-demografiche
degli italiani nel mondo); “Aspetti socio-culturali- religiosi” (L’assistenza
degli italiani all’estero: bisogni e tutele; La previdenza degli italiani all’estero;
L’associazionismo degli italiani all’estero; Le nuove generazioni in emigrazione;
Lingua e cultura italiana all’estero; Le missioni cattoliche italiane nel mondo;
Il dibattito sull’assegno di solidarietà; Il futuro delle Missioni Cattoliche
in Germania), “Aspetti economico-politico” (Le
rimesse degli italiani nel mondo;Le aziende italiane all’estero; L’emigrazione
qualificata e al formazione all’estero; La stampa italiana all’estero; Il primo
voto politico degli italiani all’estero; Il voto degli italiani nel mondo :
appendice statistica; I parlamentari di origine italiana nel mondo); “Approfondimenti” (Quando si emigrava dall’Europa
; Germania: il primo paese degli emigrati all’estero; Venezuela: la collettività
italiana in un paese in transizione; Cittadinanza italiana :problematiche e
prospettive; La lingua italiana e la legge n.153/1971: prospettive di riforma;
Le banche dati sulla presenza degli italiani nel mondo). Infine,
vi è una parte formata da “Allegati
socio-statistici”, con serie storiche
sui flussi migratori e schede regionali e provinciali.
Una ricerca a tutto tondo, dunque, quella appena presentata
(dopo le anticipazioni fornite nel corso di un convegno nel luglio scorso, vedi
Inform http://www.mclink.it/com/inform/art/06n13636.htm);
una indagine che punta a offrire risposte
positive al senso di appartenenza degli emigrati, risvegliando nello stesso
tempo, e forse soprattutto, un maggiore interesse nella società italiana, della
quale gli italiani nel mondo sono ormai davvero cittadini a pieno titolo, dopo
l’ingresso dei loro 18 eletti nelle Assise della Camera e del Senato. E un riscontro
confortante dell’interesse crescente che le nostre comunità all’estero riscuotono
negli italiani in patria, al di là degli “addetti ai lavori”, lo si è avuto
proprio alla presentazione del Rapporto, con una sala dell’Associazione Stampa
Estera in Italia così affollata da sorprendere, piacevolmente, gli stessi organizzatori
dell’incontro. Introdotto da Delfina
Licata del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Che, dopo
avere rivolto un commosso pensiero a mons. Luigi Petris, “testimone di grande
valore” dell’emigrazione italiana, scomparso nove mesi fa, ha sottolineato l’importanza
di un’analisi sull’emigrazione italiana “realizzata insieme da chi è emigrato
e da chi è in Italia” poiché “ascoltare le voci dirette dei protagonisti è uno
degli obiettivi che ci siamo posti come redazione per accostarci a questo tema
nel modo più obiettivo possibile”. Delfina Licata, ringraziato anche il personale
della Farnesina e del Ministero dell’Interno per la professionalità e la disponibilità
dimostrate nell’elaborare i dati necessari al lavoro di redazione del Rapporto,
ha auspicato che “si arrivi sempre di più, dopo tanti mesi di ripulitura e limatura,
ad avere un data base che rispecchi fedelmente la realtà quantitativa dei nostri
connazionali all’estero”. In quanto “solo una conoscenza fedele e quanto più
corrispondente alla realtà, può portare alla costruzione delle migliori interrelazioni
tra chi vive in patria e chi ne è, invece, lontano”.
E’ spettato a Franco Pittau, coordinatore scientifico
del Rapporto e con sulle spalle una lunga esperienza di emigrato, illustrare
i punti salienti e le particolarità della ricerca. nella quale sono messi a
disposizione tutti i numeri aggiornati sugli italiani all’estero: i cittadini
sono 3.106.251 secondo quanto risulta dall’AIRE ma considerando anche
gli Schedari Consolari il loro numero sale a circa 3,5 milioni ( “probabilmente si potrà arrivare a 3 milioni e
mezzo quando si accerterà se le centinaia di buste ritornate indietro lo sono
state solo a causa di indirizzi sbagliati”). E
“anche per perfezionare questo archivio servirebbero tempo e risorse,
quelle che scarseggiano sempre più a sostegno degli interventi da attuare in
emigrazione” ha detto Pittau .Comunque sia più di
tre milioni di cittadini italiani nel mondo non davvero pochi anche se “già
l’anno prossimo sarà più elevato il numero dei cittadini stranieri in Italia”.
E poi ci sono gli oriundi
italiani: che superano abbondantemente i 60 milioni. Una vera e propria specificità dell’Italia rispetto agli altri grandi paesi industrializzati.
I numeri.
Il
continente con il maggior numero di italiani – evidenzia il Rapporto - è l’Europa con 1.864.579 persone e circa il
60% delle presenze totali. A seguire l’America con 1.069.282 residenti (34,4%),
di cui il 24,3% nell’America centro-meridionale, e l’Oceania con 110.305 presenze
(3,6%); sono invece molto distanziate l’Africa (41.040 presenze, 1,3%) e l’Asia
(21.045 presenze, 0,7%). Per quanto riguarda le aree di provenienza il Sud Italia
è quello che ha più emigrati con 1.178.230 presenza, seguito dal Nord Italia
con 971.074, le Isole con 638.454 e il Centro con 318.493. La prima regione
con il maggior numero di emigrati è
Il
Paese europeo con la maggiore presenza di italiani è
Insomma, quello degli italiani all’estero – tra cui gente
di “di successo” ma anche, e non va mai dimenticato, persone che, soprattutto
in certe aree, vivono in condizioni difficili, disagiate - è un immenso bacino
con cui intrattenere relazioni. Ed è un rapporto, ha rimarcato Pittau che “non
riguarda solo gli italiani e i loro discendenti ma una cerchia più ampia di
persone interessate al nostro paese, alla sua lingua, ai suoi prodotti”. Gli
italiani all’estero sono una “grande risorsa non ancora utilizzata pienamente”,
ha ricordato Pittau. Ed ecco allora che la conoscenza di questa ricchezza che
l’Italia ha fuori dai suoi confini va analizzata, approfondita. Un esercizio
utile è la lettura del Rapporto, che – fornendo dati e informazioni sui “pionieri”
dell’emigrazione , sulle seconde, terze e quarte generazioni , nonché sui “nuovi
migranti” italiani - “riporta l’emigrazione nella vita vissuta” della gente
e offre spunti notevoli anche a chi siede nelle istituzioni, nel parlamento,
nel governo.
Alla presentazione del Rapporto il prof. Enrico Pugliese, direttore dell’Istituto
di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale
delle Ricerche (Cnr), che ha dato un rilevante contributo in un capitolo
(curato insieme a Frank Heins, sempre del Cnr)
dedicato alla emigrazione in Germania, il paese che
accoglie il maggior numero di cittadini italiani residenti all’estero: oggi
sono circa 600 mila. Una porzione comunque
modesta rispetto al numero di coloro che sono emigrati per
Da Piero Bassetti, presidente dell’associazione Globus et Locus di Milano
che ha promosso il “Progetto Italici”, una riflessione sul ruolo dell’Italia
e degli italiani all’estero nell’economia globalizzata. Per Bassetti “la
nascente comunità degli italici (tutti coloro cioè – ha precisato - che si identificano
con la cultura, l’economia, i divertimenti, la moda, la cucina di origine italica,
presente in tutto il mondo e legata da vincoli forti e comuni), si sta configurando
anche e soprattutto attorno alle relazioni di business, fortissimo collante
che crea una rete di interessi quotidiani e condivisi”.
Che già esistono. Bassetti ha citato i dati
del Rapporto Migrantes: 14.475 le imprese fondate all’estero da imprenditori
di origine italiana e che impegnano 3.300.000 addetti per un fatturato di circa
200 milioni di curo a impresa (dati forniti dal CGIE del novembre 2005). E il
ruolo dell’imprenditoria della comunità italiana all’estero “non si esaurisce
nell’indotto annuo prodotto (cioè il valore delle commesse affidate ad aziende
e industrie italiane), che un’indagine dell’istituto Italiano Cambi del 2003
stima in circa 191 mila miliardi di lire”. “Gli imprenditori di origine italiana
all’estero hanno, infatti, anche contribuito – ha sottolineato - a diffondere
nei paesi di emigrazione, tramite l’attività delle loro aziende e la loro immagine
di uomini di successo, la conoscenza dei prodotti italiani e del gusto italiano,
favorendo il successo non solo commerciale del made in Italy,
ma culturale della stessa Italian way of life. E spesso sostengono le
iniziative culturali di matrice italiana, dalle biblioteche alle scuole, e contribuiscono
alla diffusione della lingua italiana”.
Don Domenico Locatelli, direttore dell’ufficio
della Migrantes per la pastorale degli emigrati italiani, ha rilevato come oggi “sappiamo molto di più dell’emigrazione, ma forse
sappiamo ancora poco degli italiani nel mondo”. “Abbiamo – ha proseguito - una
memoria molto ricca di testimonianze, quella che non sta rinchiusa nei musei
o nell’asfittica sfera celebrativa. Abbiamo un vissuto di migranti ampio un
secolo e mezzo e lo possiamo raccontare, comunicare, far conoscere”. Per Locatelli
“non si tratta solo di rivolgerci al
passato: questa lunga esperienza ci serve per guardare avanti, per gestire bene
il presente, per trovare forza e non lasciarci prendere dalla sindrome dell’invasione.
Pur con altre dimensioni – ha soggiunto continuiamo ad essere un popolo di migranti,
accanto ad altri popoli europei come noi”. Il Rapporto, ha detto don Locatelli
“aiuta a crescere la consapevolezza del valore esperienziale ed umano che abbiamo
maturato all’estero”. E’ in tal modo, ha suggerito, che “possiamo imparare a non essere autoreferenziali,
a litigare meno tra addetti ai lavori, senza per niente essere seguiti dall’opinione
pubblica, a non perdere troppo tempo nel cercare “riconoscimenti” e “posti”
quanto a lavorare per essere riconoscibili quali testimoni di una vita vissuta
bene”. E “a dare “buoni esempi” che servano alle nuove generazioni e che anche
l’Italia consideri preziosi e irrinunciabili”. E’ questa in fondo la filosofia
che ha ispirato il lavoro del Rapporto. Strumento di lavoro che si propone di”
incoraggiare contributi e nuove indagini, correggendo all’occorrenza quanto
non è perfetto e portando gli approfondimenti soprattutto su aspetti non ancora
esplorati, ad esempio sulle nuove generazioni e le nuove mobilità, come anche
sull’interconnessione tra la realtà italiana all’estero e il sistema Italia”
A concludere l’incontro
è stato il Vice Ministro Franco Danieli,
intervenuto precedentemente all’apertura dei lavori assembleari del CGIE. Il
sen. Danieli ha plaudito alla iniziativa della Migrantes, che, ha rilevato,
ha avuto la capacità di dare una visione di insieme ad un fenomeno complesso
come quello dell’emigrazione e che fornisce una analisi anche della nuova mobilità
e non solo di quella del passato. Un pungolo anche per la classe politica italiana dalla quale “la grande risorsa strategica”
rappresentata dalle comunità degli italiani nel mondo “non è pienamente apprezzata
e valutata”. Anche se è stata realizzata “trasversalmente” , ha detto Danieli,
la battaglia per l’introduzione della Circoscrizione estero. Una ricchezza quella
degli italiani nel mondo che pare non essere apprezzata pienamente nemmeno dalla
stampa nazionale . Danieli ha fatto osservare come, dopo un evento di portata
storica come quello del voto che ha portato in Parlamento gli eletti
all’estero la stampa abbia avuto nei loro confronti un approccio di tipo
“vouieristico”, da “gossip”, come se i parlamentari fossero un elemento “folkloristico”
. Non si è capita l’importanza del loro ingresso nelle aule di Montecitorio
e di Palazzo Madama. In Italia dunque il percorso si apprezzamento delle comunità,
a tutti i livelli, è ancora “lontano dal compiersi”. Danieli ha messo il dito
sulla piaga della “carenza di informazione dall’Italia verso il mondo e dal
mondo verso l’Italia” (di qui anche la necessità di “riqualificare” anche Rai
International) sottolineando che “bisogna rompere questa cesura e incomunicabilità
fra Italia e comunità di italiani nel mondo” . Ricordato che nella Finanziaria
sono stati stanziati 14 milioni di euro che saranno destinati, anche alla luce
delle indicazioni dei parlamentari eletti all’estero, ai capitoli di spesa ritenuti
prioritari per le comunità all’estero e per la promozione del
sistema Italia nel mondo, il Vice Ministro
ha annunciato che dall’inizio del 2007 sarà avviato il progetto per la realizzazione
a Roma (quartiere Eur) di un Museo dell’Italia nel mondo. Una struttura che
guarderà al passato della emigrazione italiana - con recupero di documenti e testimonianze,
oggi dispersi – ma che darà anche “ampio spazio alle nuove realtà di mobilità degli
italiani nel mondo”. (Simonetta Pitari-Inform)