INFORM - N. 182 - 29 settembre 2006


INTERVENTI

Luisa Deponti (CSERPE): “Referendum del 24 settembre: una sconfitta per la Svizzera

 

BASILEA - I risultati dei due referendum riguardanti la legge dell'asilo politico e la legge degli stranieri, svoltisi in Svizzera il 24 settembre scorso, hanno sorpreso non tanto per l'esito, quanto per la chiarezza del responso popolare. Le due leggi restrittive sono state approvate rispettivamente dal 67,8% e dal 68% degli elettori, in nessun cantone ha prevalso il no alle proposte del governo.

Il fatto, anche a distanza di tempo, merita una riflessione che tenti una valutazione non solo dell'evoluzione politica della Svizzera, ma anche di quella dei fenomeni migratori in Europa e nel mondo. L'approvazione delle due leggi da parte del popolo segna una vittoria per la strategia politica dell'Unione Democratica di Centro (UDC), partito di destra guidato dall'attuale Ministro degli Interni Christoph Blocher; essa è anche però una sconfitta della democrazia svizzera.

Per quanto riguarda la legge dell'asilo, l'UDC ha saputo trarre profitto, più abilmente rispetto agli altri partiti, di due aspetti che condizionano l'arena politica negli ultimi anni: da una parte il disagio, l'inquietudine dei cittadini, che pur vivendo nel benessere, avvertono come pericolosi i rapidi cambiamenti del mondo globalizzato e temono sia l'abbassamento del loro tenore di vita sia possibili conflitti tra le culture e le mentalità diverse; dall'altra il nuovo ruolo dei mass media che esercitano una fondamentale influenza sulla formazione dell'opinione dell'elettorato, ma che danno risonanza soprattutto a messaggi semplici, diretti e a forte carica emotiva. Negli anni '90, quando il numero dei profughi era maggiore, l'UDC ha scoperto il tema dell'asilo, come il più adatto per dare voce ai sentimenti di paura e proporre facili soluzioni, e l'ha portato avanti con un accanimento fuori dal comune per più di un decennio, raccogliendo - dal suo punto di vista - frutti straordinari sul piano dei consensi e mettendo in seria difficoltà gli altri partiti moderati, che non hanno saputo fare niente di meglio che assecondarne la strategia. Poche migliaia di potenziali rifugiati, che ogni anno si affacciano alle frontiere della ricca Svizzera, provenienti da paesi notoriamente in situazioni molto difficili, sono stati trasformati agli occhi dell'opinione pubblica in un'orda pronta ad invadere la Confederazione con ogni possibile sotterfugio, portando con sé criminalità, violenza e mentalità non assimilabili alla cultura locale. Questo spiega in parte il paradosso di un elettorato che a fronte di un numero ridotto - e in continuo calo - di richiedenti l'asilo, sente la necessità di una politica ancora più restrittiva, nonostante i giri di vite già attuati negli anni scorsi.

Per quanto riguarda la legge degli stranieri, così come è stata modificata, essa permetterà alla Svizzera, con la libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea, di continuare ad avere la necessaria manodopera straniera senza dover ricorrere a cittadini extraeuropei, se non nel caso di specialisti o tecnici qualificati. In questo modo, però, non viene tenuto in alcun conto il contesto delle migrazioni internazionali, che vedono forti spinte dagli altri continenti e che, in mancanza di vie legali, sfociano nell'immigrazione irregolare - presente anche nella Confederazione e talvolta "tollerata" perché utile in alcuni settori economici. La legge si fonda sull'illusione di aver risolto i "problemi migratori" della Svizzera per i prossimi decenni, come se il resto del mondo non esistesse e non fosse necessario intervenire sul piano internazionale per mitigare le cause dell'esodo e per favorire una mobilità umana più regolata e rispettosa dei diritti umani, non abbandonata alla mercé dei trafficanti di esseri umani.

La sconfitta della democrazia sta nel fatto che la classe politica non ha saputo o voluto risvegliare nella coscienza dei cittadini il senso di responsabilità che la Svizzera, la quale tra l'altro guadagna non poco con la vendita di armi, dovrebbe avere nei confronti delle vere vittime della globalizzazione. È stata piuttosto assecondata e incoraggiata la tendenza a difendere il proprio benessere, disprezzando come ingenui ed idealisti coloro che si impegnano per la solidarietà: questo è davvero un grave danno a tutto il paese.

Le chiese, le associazioni e i sindacati che si sono impegnati per il no alle due nuove leggi hanno ricevuto un chiaro segnale che il cammino è in salita, ma che può ripartire soprattutto puntando su un'informazione corretta e sulla formazione della coscienza delle persone, perché siano sempre più in grado di superare le paure e di allargare il proprio sguardo oltre gli interessi personali e riconoscere l'appartenenza ad una comunità ben più grande rispetto alla propria famiglia, città o cantone, cioè l'intera umanità, di cui siamo tutti responsabili. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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