INTERVENTI
Luisa Deponti (CSERPE): “Referendum del
24 settembre: una sconfitta per
BASILEA - I risultati dei due referendum
riguardanti la legge dell'asilo politico e la legge degli stranieri, svoltisi
in Svizzera il 24 settembre scorso, hanno sorpreso non tanto per l'esito, quanto
per la chiarezza del responso popolare. Le due leggi restrittive sono state
approvate rispettivamente dal 67,8% e dal 68% degli elettori, in nessun cantone
ha prevalso il no alle proposte del governo.
Il fatto, anche a distanza di tempo,
merita una riflessione che tenti una valutazione non solo dell'evoluzione politica
della Svizzera, ma anche di quella dei fenomeni migratori in Europa e nel mondo.
L'approvazione delle due leggi da parte del popolo segna una vittoria per la
strategia politica dell'Unione Democratica di Centro (UDC), partito di destra
guidato dall'attuale Ministro degli Interni Christoph Blocher; essa è anche
però una sconfitta della democrazia svizzera.
Per quanto riguarda la legge dell'asilo,
l'UDC ha saputo trarre profitto, più abilmente rispetto agli altri partiti,
di due aspetti che condizionano l'arena politica negli ultimi anni: da una parte
il disagio, l'inquietudine dei cittadini, che pur vivendo nel benessere, avvertono
come pericolosi i rapidi cambiamenti del mondo globalizzato e temono sia l'abbassamento
del loro tenore di vita sia possibili conflitti tra le culture e le mentalità
diverse; dall'altra il nuovo ruolo dei mass media che esercitano una fondamentale
influenza sulla formazione dell'opinione dell'elettorato, ma che danno risonanza
soprattutto a messaggi semplici, diretti e a forte carica emotiva. Negli anni
'90, quando il numero dei profughi era maggiore, l'UDC ha scoperto il tema dell'asilo,
come il più adatto per dare voce ai sentimenti di paura e proporre facili soluzioni,
e l'ha portato avanti con un accanimento fuori dal comune per più di un decennio,
raccogliendo - dal suo punto di vista - frutti straordinari sul piano dei consensi
e mettendo in seria difficoltà gli altri partiti moderati, che non hanno saputo
fare niente di meglio che assecondarne la strategia. Poche migliaia di potenziali
rifugiati, che ogni anno si affacciano alle frontiere della ricca Svizzera,
provenienti da paesi notoriamente in situazioni molto difficili, sono stati
trasformati agli occhi dell'opinione pubblica in un'orda pronta ad invadere
Per quanto riguarda la legge degli
stranieri, così come è stata modificata, essa permetterà alla Svizzera, con
la libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea, di continuare ad avere
la necessaria manodopera straniera senza dover ricorrere a cittadini extraeuropei,
se non nel caso di specialisti o tecnici qualificati. In questo modo, però,
non viene tenuto in alcun conto il contesto delle migrazioni internazionali,
che vedono forti spinte dagli altri continenti e che, in mancanza di vie legali,
sfociano nell'immigrazione irregolare - presente anche nella Confederazione
e talvolta "tollerata" perché utile in alcuni settori economici. La
legge si fonda sull'illusione di aver risolto i "problemi migratori"
della Svizzera per i prossimi decenni, come se il resto del mondo non esistesse
e non fosse necessario intervenire sul piano internazionale per mitigare le
cause dell'esodo e per favorire una mobilità umana più regolata e rispettosa
dei diritti umani, non abbandonata alla mercé dei trafficanti di esseri umani.
La sconfitta della democrazia sta
nel fatto che la classe politica non ha saputo o voluto risvegliare nella coscienza
dei cittadini il senso di responsabilità che
Le chiese, le associazioni e i sindacati
che si sono impegnati per il no alle due nuove leggi hanno ricevuto un chiaro
segnale che il cammino è in salita, ma che può ripartire soprattutto puntando
su un'informazione corretta e sulla formazione della coscienza delle persone,
perché siano sempre più in grado di superare le paure e di allargare il proprio
sguardo oltre gli interessi personali e riconoscere l'appartenenza ad una comunità
ben più grande rispetto alla propria famiglia, città o cantone, cioè l'intera
umanità, di cui siamo tutti responsabili. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)