STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“
La nostra collettività si è politicizzata
BUENOS AIRES - Tutte le azioni dei dirigenti della nostra
collettività, anche se suona molto categorico, sono realizzate in funzione di
un tornaconto politico. Molte azioni che anteriormente erano pensate e realizzate
con un rigoroso fine sociale, passano ora per il “setaccio” analitico di coloro
che hanno messo in moto un’ importante macchina elettorale con mire alle prossime
elezioni.
Molti speculano sul fatto che questo governo Prodi non
supererà i prossimi due anni e sono già in campagna. Il tempo sarebbe valutato
in base al fatto che quei parlamentari, il cui mandato non supererà un determinato
periodo di tempo, non avranno diritto alla pensione di privilegio.
Nel frattempo tutti vogliono mantenere inalterate le
loro cariche: le loro cariche – o potere- nel Comites, le presidenze di diversi
organismi, il CGIE. Tutto. E non è che il potere è qualcosa di attivo di per
se stesso. E’ cattivo quando è esercitato male.
Darebbe quasi la sensazione, a poco tempo dalla nomina
dei nostri parlamentari, che si ottenevano piú benefici ai tempi del CGIE, con
Macri alla guida del gruppo dell’America Latina, che adesso. Certo, il tempo
trascorso è poco.
Sicuramente bisogna rimettere in moto il CGIE -non cancellarlo-
e far lavorare i suoi membri in sinergia con i parlamentari. Sono due ruoli
diversi ma che hanno uno stesso obbiettivo: migliorare la vita dei nostri connazionali.
Poche settimane fa il Senatore Pollastri è stato in Argentina
e si è riunito con i suoi sostenitori e con altri che vedono nel rappresentante
italo-brasiliano un valido interlocutore. Questo è senz’altro positivo, come
quando uno sceglie un medico perchè curi il suo problema di salute e gli concede
la propria fiducia. E di “malattie” noi Italiani all’ estero ne sappiamo qualcosa.
La politicizzazione dei nostri dirigenti mette a rischio
il rafforzamento del tessuto sociale della nostra comunità, che si è mantenuta
grazie al lavoro militante di una onnipresente classe dirigente intermedia.
Questa militanza si è persa in parte quando quegli stessi
dirigenti hanno assistito stupefatti alle cifre sproporzionate che alcuni candidati
gestivano a loro piacimento, comprando voti e “vendendo” futuro.
Questo ha inevitabilmente modificato il comportamento
di questo settore e adesso ci si ispira alla logica del “faccio proporzionalmente
a quanto mi viene dato”. Questo implica una possibile prostituzione della militanza
che avanza inesorabilmente verso la propria scomparsa.
Se a questo aggiungiamo il fatto che un’ infinità di
dirigenti si aggrappa con le unghie e con i denti alle proprie cariche “storiche”
– e quel che è peggio vi è chi li premia per questo- credo che sia evidente
che abbiamo sbagliato cammino.
A questo dobbiamo inoltre aggiungere i dirigenti di base
con logiche e legali aspirazioni. I candidati sorgono come i funghi. Tutti quelli
che hanno diritto di voto possono essere a loro volta eletti. Questo potrebbe
rafforzare un po’ la base dei militanti qualora questi non venissero usati e
poi gettati via. Un vero dirigente dovrebbe pensare alla formazione di quadri
intermedi o si va inesorabilmente verso un suicidio politico, che porta con
sé buona parte della collettività.
Oggi fortunatamente vi è più informazione e la nostra
comunità non si ridurrà ad un club privato, di quelli che rimangono oggi a Buenos
Aires, con dirigenti i cui nomi si ripetono come se appartenessero ad una casata
nobiliare e quelli che oggi sono presidenti domani saranno vice, per poi essere
reciclati successivamente e potersi così dividere i lauti incassi. (Josè Tucci-La
Comunità/Inform)