INFORM - N. 181 - 28 settembre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “La Comunità”, 27.9.2006, l’editoriale del direttore José Tucci

La nostra collettività si è politicizzata

 

BUENOS AIRES - Tutte le azioni dei dirigenti della nostra collettività, anche se suona molto categorico, sono realizzate in funzione di un tornaconto politico. Molte azioni che anteriormente erano pensate e realizzate con un rigoroso fine sociale, passano ora per il “setaccio” analitico di coloro che hanno messo in moto un’ importante macchina elettorale con mire alle prossime elezioni.

Molti speculano sul fatto che questo governo Prodi non supererà i prossimi due anni e sono già in campagna. Il tempo sarebbe valutato in base al fatto che quei parlamentari, il cui mandato non supererà un determinato periodo di tempo, non avranno diritto alla pensione di privilegio.

Nel frattempo tutti vogliono mantenere inalterate le loro cariche: le loro cariche – o potere- nel Comites, le presidenze di diversi organismi, il CGIE. Tutto. E non è che il potere è qualcosa di attivo di per se stesso. E’ cattivo quando è esercitato male.

Darebbe quasi la sensazione, a poco tempo dalla nomina dei nostri parlamentari, che si ottenevano piú benefici ai tempi del CGIE, con Macri alla guida del gruppo dell’America Latina, che adesso. Certo, il tempo trascorso è poco.

Sicuramente bisogna rimettere in moto il CGIE -non cancellarlo- e far lavorare i suoi membri in sinergia con i parlamentari. Sono due ruoli diversi ma che hanno uno stesso obbiettivo: migliorare la vita dei nostri connazionali.

Poche settimane fa il Senatore Pollastri è stato in Argentina e si è riunito con i suoi sostenitori e con altri che vedono nel rappresentante italo-brasiliano un valido interlocutore. Questo è senz’altro positivo, come quando uno sceglie un medico perchè curi il suo problema di salute e gli concede la propria fiducia. E di “malattie” noi Italiani all’ estero ne sappiamo qualcosa.

La politicizzazione dei nostri dirigenti mette a rischio il rafforzamento del tessuto sociale della nostra comunità, che si è mantenuta grazie al lavoro militante di una onnipresente classe dirigente intermedia.

Questa militanza si è persa in parte quando quegli stessi dirigenti hanno assistito stupefatti alle cifre sproporzionate che alcuni candidati gestivano a loro piacimento, comprando voti e “vendendo” futuro.

Questo ha inevitabilmente modificato il comportamento di questo settore e adesso ci si ispira alla logica del “faccio proporzionalmente a quanto mi viene dato”. Questo implica una possibile prostituzione della militanza che avanza inesorabilmente verso la propria scomparsa.

Se a questo aggiungiamo il fatto che un’ infinità di dirigenti si aggrappa con le unghie e con i denti alle proprie cariche “storiche” – e quel che è peggio vi è chi li premia per questo- credo che sia evidente che abbiamo sbagliato cammino.

A questo dobbiamo inoltre aggiungere i dirigenti di base con logiche e legali aspirazioni. I candidati sorgono come i funghi. Tutti quelli che hanno diritto di voto possono essere a loro volta eletti. Questo potrebbe rafforzare un po’ la base dei militanti qualora questi non venissero usati e poi gettati via. Un vero dirigente dovrebbe pensare alla formazione di quadri intermedi o si va inesorabilmente verso un suicidio politico, che porta con sé buona parte della collettività.

Oggi fortunatamente vi è più informazione e la nostra comunità non si ridurrà ad un club privato, di quelli che rimangono oggi a Buenos Aires, con dirigenti i cui nomi si ripetono come se appartenessero ad una casata nobiliare e quelli che oggi sono presidenti domani saranno vice, per poi essere reciclati successivamente e potersi così dividere i lauti incassi. (Josè Tucci-La Comunità/Inform)


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