UNIONE EUROPEA
Dal 2007 Romania e Bulgaria in UE. Ma sotto
“osservazione”
Stop di Barroso a un ulteriore allargamento.
Ma per le Acli “l’integrazione europea dei Balcani resta una priorità”
ROMA - Romania e Bulgaria dal 1° gennaio 2007 saranno in UE. La Commissione europea ha accolto la richiesta di adesione presentata dai due Paesi . Ma il loro ingresso sarà accompagnato da rigorose condizioni che impongono l'adeguamento dei futuri partner agli standard dei Venticinque. Saranno, insomma, sotto osservazione.
Anche se l’ultimo rapporto della Commissione sui due Paesi sottolinea – forse per smentire le voci di un'adesione “di seconda classe” - che tutte le misure in considerazione sono previste dalle normali regole comunitarie (l'acquis communitaire) o dai Trattati di adesione di Sofia e Bucarest.
La Commissione europea, si legge nell'ultimo rapporto, "conferma che Bulgaria e Romania hanno realizzato nuovi progressi in vista dell'adesione e mostrato la loro capacità di applicare i principi e la legislazione dell'Ue a partire dal primo gennaio 2007". "Sofia e Bucarest - si sottolinea ancora - hanno raggiunto un grado elevato di allineamento agli standard Ue". Nonostante il Pil pro capite in Romania e Bulgaria sia circa un terzo rispetto alla media comunitaria, la ricchezza dei due Paesi è crescita. Ma la Commissione “individua un certo numero di settori che continuano a costituire un problema, a meno che i due Paesi non si impegnino in misure correttive immediate". In particolare Romania e Bulgaria dovranno dare garanzie circa l'uso appropriato dei fondi comunitari e impegnarsi ad eliminare corruzione e crimine organizzato. E per valutare il progresso delle riforme interne, i due Paesi dovranno presentare rapporti a Bruxelles ogni i sei mesi.
Intanto, dopo le dichiarazioni di chiusura sulla Turchia, il presidente della Commissione europea Barroso ha annunciato uno stop a un ulteriore allargamento dell’Ue dopo l’ingresso di Romania e Bulgaria. Per Barroso non si può continuare ad "allargare" senza chiarire la questione istituzionale e senza aver risolto la questione della Costituzione bocciata da Francia e Olanda.
Le Acli non condividono la posizione di Barroso. “L'integrazione europea dei Balcani resta una priorità” sottolineano in una nota. “Condividiamo tutte le preoccupazioni del presidente Barroso - afferma il presidente nazionale Andrea Olivero - ma riteniamo sia indispensabile continuare e, anzi, incrementare, gli sforzi per una piena integrazione europea dei Balcani. Senza questa prospettiva, infatti, non è possibile pensare che possa essere superata l'attuale permanente instabilità dell'area, che vive oggi momenti particolarmente delicati perché il prossimo 1° ottobre si voterà in Bosnia Erzegovina per le elezioni politiche, mentre i negoziati per la definizione dello status del Kosovo non riescono a far intravedere ancora spiragli positivi”. “La tensione aumenta - denuncia il presidente Olivero - Senza una prospettiva concreta di integrazione europea sarà difficile immaginare per i Balcani un percorso di sviluppo e di stabilizzazione”.(Inform)