INFORM - N. 178 - 25 settembre 2006


MUSICA E COOPERAZIONE

“Umbria Jazz” in Brasile “messaggera” delle regioni

 

OURO PRETO – Le ultime, fino allo spasimo prolungate note del virtuosissimo sax di Francesco Cafiso non si sono ancora dissolte nell’aria che subito trapassano in una festa di applausi e salve di fischi di approvazione, urla di gioia e visi illuminati da tanta grazia. L’atmosfera è calda, elettrizzata, incurante della pioggia primaverile che è caduta per tutto il giorno su Ouro Preto, piccola città del Brasile abbarbicata su una vasta catena collinare a circa 100 chilometri da Belo Horizonte. L’applauditissima anteprima dell’“enfant prodige” del jazz, tenutasi venerdì sera, è stata un “assaggio” della speciale serata che il Festival di Ouro Preto, “Tudo è jazz” (Tutto è jazz) ha dedicato all’Umbria e alla sua manifestazione più famosa, “Umbria Jazz”, che si è svolta domenica pomeriggio 24 settembre, presso un ex-centro siderurgico posto ai piedi della città, elegantemente riadattato e trasformato in una vasta area destinata ad eventi culturali, con un teatro, un “vip lounge”, aree per le esposizioni e servizi di ristoro. Cafiso si è replicato da par suo, accompagnato da Riccardo Arrighini al piano, Aldo Zunino al basso e Stefano Bagnoli alla batteria, a seguire ad una scintillante esibizione del “Danilo Rea Trio” con Danilo Rea al piano, Enzo Pietropaoli al basso e Fabrizio Sferra alla batteria, suscitando rinnovato entusiasmo nel folto pubblico presente, attento e competente, richiamato a Ouro Preto non soltanto dalla vicina Belo Horizonte (con cui è collegato dalla “strada reale”, che taglia l’immensa distesa di foresta e, soprattutto nei giorni di pioggia, è invasa da uno strato sottile di polvere rossa del caratteristico terreno del luogo, costringendo gli automobilisti a procedere a velocità assai più bassa del normale), ma da Porto Alegre e perfino da San Paolo, che dista quasi settecento chilometri.

“Umbria Jazz” sbarca così ufficialmente in Brasile, come “messaggera” stavolta non soltanto dell’Umbria, ma anche delle altre tre regioni dell’Italia Centrale (Toscana, Marche ed Emilia Romagna”), impegnate nell’Accordo di Collaborazione che i governi regionali hanno sottoscritto con il governo brasiliano, per una serie di iniziative congiunte nei settori dell’economia, del “sociale” e della cultura.

Progetto “Terras” (Terre) si chiama, in onore dei territori del Brasile interessati dalle iniziative, il cui stato di attuazione è stato valutato nel luglio scorso dalle Regioni e dal governo brasiliano: e, proprio in quella occasione, è nata l’idea della partecipazione di “Umbria Jazz”, come blasonato suggello culturale ad un vasto complesso di azioni socioeconomiche e “messaggera” dunque (come fu nel marzo scorso a New York, dove la manifestazione accompagnò e fece da traino all’offerta turistica ed enogastronomica dell’Umbria sul mercato statunitense) di un messaggio non soltanto musicale, ma teso ad esaltare il rapporto di collaborazione e di solidarietà sviluppatosi con la firma degli accordi istituzionali.

L’accoglienza riservata dal giovane festival di Ouro Preto (giunto quest’anno alla sua edizione numero cinque) alla partecipazione della più grande e titolata “sorella” è stata più che calorosa: una intera giornata del festival dedicata all’Umbria, e un lungo testo sul libretto del programma, dove, oltre a spiegare le ragioni della partecipazione, si auspica la ripetizione dell’evento per i prossimi anni e la nascita di una vera e propria “parcerìa”, “partnership”, tra i due festivals, in forme e modi da definirsi.

“Per noi – dice Maria Alice Martins, “patron” e sovrintendente del festival di Ouro Preto – si è trattato, lo diciamo con tutta sincerità, di un grande onore, nel vedere il nostro ‘festival baby’ (che comunque è il più importante del Brasile) accoppiato sullo stesso palcoscenico con il miglior festival di jazz d’Europa. Un prosieguo della collaborazione, una ‘parcerìa’, una ‘partnership’ futura? Che dire? Per noi – conclude sorridendo – dipende solo da ‘Umbria Jazz’”.

In questo caso in ballo non c’è soltanto la musica, o quello che oggi la musica è chiamata a veicolare, ma anche l’idea di un rapporto, di una “fratellanza” dei territori: nel testo del programma, i brasiliani si spingono a parlare di una “identificazione” di Ouro Preto con Perugia, definite “entrambe città storiche, patrimonio dell’umanità”. A vederlo dal vivo, il paragone non è retorico né peregrino: Ouro Preto è arroccata su una collina (anche se le pendenze di Perugia impallidiscono rispetto a queste, dove l’antico acciottolato costringe i “motoristas” a procedere a passo d’uomo, in salita e discesa). Il centro storico di Ouro Preto mantiene intatte le vestigia architettoniche della prima colonizzazione portoghese, con vie e bassi edifici colorati (oggi in gran parte sede di locali e negozi) che sfociano in un’acropoli, una grande piazza ricca di palazzi monumentali. E ci sono una chiesa ed una splendida fontana barocca, in un puro stile europeo che non ci s’immaginerebbe di trovare in mezzo ad una foresta.

Dopo i concerti ufficiali, il “Tudo è jazz” di Ouro Preto si frammenta in vari piccoli palcoscenici, con le ”oficinas”, officine musicali di piccoli gruppi con l’occasione, finalmente, per esibirsi in grande, supportati dalla naturale allegria del pubblico, che continua a partecipare alla festa tutta la notte, in senso letterale. L’ultima musica si spegne infatti all’unisono con il chiarore dell’alba e con il canto degli uccelli della foresta, che dànno il cambio, ripristinando la quiete del borgo montano, ai frenetici ritmi di suonatori e pubblico.

Il 25 settembre, il viaggio continua. Prossima tappa di “Umbria Jazz” e della Regione Umbria, l’Ambasciata Italiana a Brasilia. (servizio della Regione Umbria/Inform) 


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