INTERVENTI
Graziano Tassello: “Il CGIE di fronte alle
sue grandi sfide”
Le elezioni politiche e la lunga quarantena imposta al
CGIE hanno scatenato la fantasia dei politologi dell’emigrazione, intenti a
denigrare l’operato del CGIE o ad optare per la sua morte. L’On. Antonio Razzi,
eletto nella Circoscrizione Estero per l’Italia dei Valori, sostiene: “Che
senso ha parlare di riforma di un organismo che serve ad esprimere pareri solo
consultivi; che non ha alcun potere reale… Il Ministero degli Italiani nel Mondo
è stato eliminato anche per risparmiare 4 milioni di euro, mi sembra sensato
affermare che se il CGIE costa altrettanto, una sua abolizione sia davvero opera
di buon senso”.
Da Washington Carmelo Cicala scrive che “il CGIE non
ha scopo di esistere… Il CGIE della presente legislatura (come pure delle passate)
non ha riportato pagelle meritorie di lodi, tutt’altro, e come tale (errare
è umano, perseverare diabolico) deve essere rimandato a casa”.
Il motivo della liquidazione di questo organismo consultivo
sta quindi o nella necessità di risparmiare o nella inettitudine dei consiglieri.
Dopo alcune autorevoli prese di posizione, Cicala si accorge che non è politically
correct emettere simili sentenze e riaggiusta il tiro invocando una revisione
dell’organismo.
Eppure in passato il CGIE, a detta di tanti, ha avuto
notevoli meriti in campo migratorio, nonostante difficoltà a non finire. Tra
i consiglieri del CGIE Silvana Mangione, con la sua proverbiale verve, e Vitaliano Vita già consigliere
del CGIE, spiegano a chi fatica ad intendere quali siano la natura e il ruolo
del CGIE e il cammino tutto in salita di questi anni. Vi sono per fortuna deputati
e senatori della Circoscrizione Estero che offrono commenti assai equilibrati
e perspicaci sul tema
Alcuni convegni ed alcune prese di posizione dell’Assemblea
hanno contribuito a dare una svolta alla visione politica dell’emigrazione.
Se non altro il CGIE è stato un prezioso vivaio da cui sono emersi parlamentari
appassionati dell’emigrazione e che non ragionano solo in termini di risparmio
o di faide. Si spera che ora non si rivoltino contro la loro alma
mater.
Indubbiamente
Si presenta ora il problema dei membri del CGIE eletti
nel parlamento italiano. Devono rassegnare le dimissioni, come alcuni parlamentari
hanno già annunciato? Per l’On. Gianni Farina si tratta di una “questione morale”:
“Pur non essendo incompatibili i due ruoli, ritengo che i parlamentari eletti
debbano dare le dimissioni dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero…
Ciò favorirà l’ingresso di altri protagonisti e nuove intelligenze e sensibilità”.
Poiché il CGIE deve, per sua natura, esercitare una funzione di monitoraggio
sulla politica governativa, sarebbe errato che i controllori fossero gli stessi
che legiferano. I membri eletti del CGIE devono, quindi, rassegnare le dimissioni.
Ma nella fase di transizione che stiamo vivendo, abbiamo bisogno dell’expertise
di questi parlamentari per traghettarci verso la riforma. Dovrebbero quindi
rassegnare le dimissioni il prossimo anno, dando a tutti i consiglieri del CGIE
un tempo necessario per predisporre almeno a grandi linee la riforma che i parlamentari
amici del CGIE si faranno carico di far approvare in Parlamento.
Esiste poi la questione dei consiglieri di nomina governativa.
Cicala sostiene: “Aggiungere rappresentanti ad un organismo democraticamente
eletto ed istituito significa violentare la volontà espressa per voto del cittadino
ed in conseguenza illegale”. Per questo, riformando la legge istitutiva egli
sostiene che i 29 rappresentanti di nomina governativa vadano eliminati. Potrebbero
al massimo essere invitati a contribuire come consulenti senza diritto di voto,
optando per il vezzo tutto italiano di circondarsi di esperti esterni. Nelle
recenti discussioni si è preferito evitare la questione. La recente quarantena
imposta al CGIE e dovuta a lotte interne di rappresentanza ha danneggiato non
poco il gruppo di nomina governativa. Ma la presenza di questi consiglieri è
altamente necessaria. L’esperienza di cui si sono dimostrati portatori, il mondo
associativo che rappresentano, la capacità di andare oltre il particolare, che
spesso rende frustranti i lavori assembleari, le analisi approfondite che immettono
in aula denotando una notevole professionalità in campo migratorio, la possibilità
di esercitare un controllo sulle strategie governative e sul Parlamento da parte
di chi opera in Italia costituiscono alcune delle motivazioni che obbligano
a continuare in questo sistema. Anzi a questi consiglieri vanno dati tutti i
dritti di cui sono fruitori gli altri.
Se gli strali contro il CGIE sono spesso gratuiti, occorre
tuttavia tentare di modificarne lo stile comportamentale. La voglia sfrenata
di rispondere ad attacchi privi di senso diventa controproducente. Certe diatribe
interne, che fanno la gioia delle agenzie giornalistiche di emigrazione, dovrebbero
essere prontamente tacitate in nome del buon senso. A volte si registra una
evidente impreparazione ad affrontare alcune tematiche per cui il dibattito
assembleare diventa farraginoso, retorico e pletorico. Non manca la tentazione
di mettersi in mostra, trasformando il CGIE in rampa di lancio per futuri parlamentari.
Occorre infine saper coniugare le due anime presenti
nella strategia migratoria. C’è chi vuole dimenticare totalmente il passato,
puntando esclusivamente sui giovani e riconoscendo i valori degli italiani all’estero
che lavorano nelle università, nelle camere di commercio, che vanno in giro
per il mondo a creare, a concludere nuovi affari. In nome della novità si vuole
abolire tutta la politica di sostegno e di incentivi promozionali a favore delle
comunità tradizionali. C’è chi invece ritiene che accanto alle novità rimangano
aree di solidarietà e di attenzione verso la prima generazione che vanno una
volta per tutte risolte in maniera dignitosa. Il voto stesso concesso agli italiani
all’estero lo esige: altrimenti la prima generazione sarà solo merce biodegradabile.
Saper coniugare le due anime senza erigere muri tra le
due comunità, anzi abbattendoli, costituisce una delle grandi sfide che il CGIE
dovrà affrontare nei prossimi anni. (Graziano Tassello*-Inform)
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Direttore CSERPE Basilea, Presidente Commissione Scuola e Cultura del CGIE