INFORM - N. 177 - 22 settembre 2006


DIALOGO FRA I POPOLI

Festival “Il Lazio tra Europa e Mediterraneo”

Marrazzo: "Civiltà del dialogo sempre più forte della barbarie dell’odio E’ tempo di impegnarsi per una stabilità duratura”

 

ROMA – “In questo momento in cui l’unità dei Paesi del Mediterraneo appare poco più che una chimera è arrivato il tempo di impegnarsi per la creazione di una stabilità duratura”. Sono le parole del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che ha aperto i lavori del Forum Internazionale “Il Mediterraneo alle soglie del nuovo millennio” nell’ambito del Festival “Il Lazio tra Europa e Mediterraneo” (v. Inform n.163 del 4 settembre). A villa Piccolomini hanno parlato i rappresentanti di diciotto Paesi bagnati dal mediterraneo.

Seduti a un unico tavolo si sono confrontati i portavoce delle Ambasciate di Israele, Libano, Autorità nazionale palestinese, Albania, Bosnia, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Grecia, Marocco, Malta, Montenegro, Portogallo, Principato di Monaco, Slovenia, Spagna e Turchia. Perché “il metodo del dialogo è l’unico possibile. È un metodo difficile che però porta a grandi risultati”, ha detto il Presidente Marrazzo. “La differenza la fa la volontà – ha aggiunto -  l’impegno di ciascuno a guardare oltre i propri confini geografici, politici e culturali. L’Europa non può non puntare la progetto Euromediterraneo, Bisogna ripartire da Barcellona, che forse è stata una scelta troppo ambiziosa, che ha anticipato i tempi”. Il Festival, che durerà fino al 14 ottobre, ha in cartellone una serie di iniziative che prevedono mostre e convegni in tutto il territorio regionale sul tema del dialogo culturale tra l’Europa e i Paesi del Mediterraneo.

Un’occasione di confronto multietnico non solo dal punto di vista strettamente geografico e culturale, ma anche politico. “La civiltà del dialogo è sempre più forte della barbarie dell’odio - ha ribadito il presidente Marrazzo - Ogni volta che parliamo di Mediterraneo, dobbiamo però ricordare che questo è anche un mare di tragedie e di speranze tradite. “Un mare – ha concluso - di immigrati che hanno perso la vita mentre cercavano la salvezza. Soprattutto a loro voglio dedicare questo festival perché questo è il mare che vogliamo contribuire a cambiare”.(Inform)


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