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“A Cefalonia erano traditori” Sentenza
choc in Germania
Archiviato il procedimento contro l'ufficiale
tedesco accusato della strage: fece fucilare centinaia di italiani ma erano
disertori
BERLINO - I soldati italiani massacrati a Cefalonia erano
dei traditori. Da trattare come sarebbero stati trattati dei disertori tedeschi.
Con questa motivazione sconcertante, due settimane fa la procura di Monaco di
Baviera ha deciso di archiviare il procedimento a carico dell'ex sottotenente
Otmar Mulhauser, oggi unico imputato della strage. Lo rivela “L'Espresso” nel
numero oggi in edicola. La decisione della procura di Monaco, firmata dal pm
Stern, ha un gravissimo valore politico: riscrive in senso revisionista
L'ex sottotenente Otmar Muhlhauser, che oggi ha 86 anni
e vive tranquillo a Dillingen, in Svevia, non nega peraltro le sue responsabilità
nel massacro. Ha confessato di aver personalmente ordinato la fucilazione di
centinaia di militari italiani, tra cui lo stesso generale Antonio Gandin, il
comandante della divisione Acqui dell'allora Regio esercito.
Dopo la fine del conflitto, per non creare tensioni tra
paesi della Nato (cui appartengono sia Germania sia Italia) durante la guerra
fredda, nessun governo italiano si costituì mai parte civile nel procedimento
contro Mulhauser. Lo fece invece Marcella De Negri, figlia del capitano Francesco,
uno dei fucilati di Cefalonia. Ora la signora De Negri accusa. "Le motivazioni
addotte dalla magistratura bavarese", afferma, "sono un oltraggio
alla memoria di mio padre e di tutti i soldati italiani che combatterono nello
Ionio; non capisco come si possa dire che uccidere a freddo migliaia di soldati
che si erano arresi non sia un crimine di guerra".
Adesso i legali di Marcella de Negri, l'avvocato milanese
Gilberto Pagani e il suo collega tedesco Michael Hofmann, faranno ricorso. Nelle
prossime settimane il tribunale della capitale bavarese dovrà quindi decidere
se accogliere il ricorso, o decidere se il caso venga definitivamente chiuso.
La tragedia di Cefalonia resta nella Memoria come uno
dei più spaventosi drammi delle forze armate italiane nella seconda guerra mondiale.
L'8 settembre, come è noto, il governo Badoglio firmò l'armistizio con le democrazie
occidentali. Condizione fu la sua entrata in guerra contro l'ex alleato, appunto
Cominciò la resistenza disperata degli italiani. Inferiori
in numero, con in pugno armi vecchie e obsolete, contro i tedeschi super armati,
resistettero una lunga settimana d'inferno. La mattina del 22 settembre il generale,
dopo aver perso circa millecinquecento uomini, decise di arrendersi e fece issare
la bandiera bianca. Sperava di salvare la vita dei suoi soldati. I tedeschi
invece eseguirono zelanti gli ordini di Hitler: Gandin e tutti i suoi uomini
furono uccisi uno a uno.
Nel dopoguerra, Roma scelse il silenzio. La documentazione
sulla strage venne celata. Ci volle Sandro Pertini, nel 1980, per denunciare
la "congiura del silenzio su Cefalonia". E cinque anni fa, l'allora
capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi si recò nell'isola. Rese onore ai caduti,
si disse "orgoglioso di quella pagina di Storia da loro scritta, una delle
più gloriose della nostra Storia millenaria". Quella Memoria di un paese-chiave
dell'Europa, oggi alleato di Berlino nella Ue e nella Nato, è calpestata dai
giudici di Monaco di Baviera. (dal corrispondente Andrea Tarquini-La Repubblica,
22 settembre 2006)
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