PREMI
LETTERARI
Premio Popoli in Cammino: Vincono Jarmilla
Ockayova e Laila Wadia con due romanzi di fantasia che raccontano la realtà
dell'uomo
PESARO- Da tre anni il Premio Popoli in Cammino consegna
tangibili riconoscimenti a scrittori migranti che raccontano in italiano la
realtà del vivere insieme. La premiazione di quest’anno si è svolta a Pesaro,
presso lo spazio libreria della Festa Nazionale dell’Unità dedicato a Garcia
Lorca, sotto una pioggia battente che ha accompagnato l’intero evento. I riconoscimenti
- ogni vincitore ha ricevuto 2.000 euro - sono stati assegnati all’autrice slovacca,
che vive in Italia dal 1974, Jarmilla Ockayova, per l’opera edita dalla Cosmo
Iannone " Occhio a Pinocchio", e alla scrittrice indiana Laila Wadia
per il romanzo inedito "Via Ungaretti".
"Il Premio Popoli in Cammino - ha detto durante
la manifestazione Graziella Falconi, vice responsabile nazionale dei Ds per
la formazione politica - è stato istituito allo scopo di premiare lo sforzo
d’integrazione dei migranti nel nostro Paese. Siamo soddisfatti per l’andamento
del premio - ha proseguito
E’ stata poi la volta dell’attrice Lucia Ferrati che
ha letto alcuni passi delle opere segnalate dalla giuria. Fra questi ricordiamo
le storie degli autori albanesi Artur Spanjolli e Ron Kubati, già vincitore
della prima edizione del premio, e della poetessa e giornalista Rosanna Cristian
Da Costa nativa di San Paolo del Brasile che da alcuni anni vive in Italia.
In assenza della scrittrice Jarmilla Ockayova, che non
ha potuto seguire l’evento per motivi di salute, il primo premio per l’opera
edita è stato consegnato a Norberto Lombardi della Cosmo Iannone Editore. Le
motivazioni del riconoscimento sono state lette dalla componente della giuria
e docente di letteratura comparata dell’Università di Roma Franca Sinopoli.
"Nella storia di pinocchio - spiega la nota della giuria - si cela quella
della condizione umana, ed è per questo che svelate le illusioni della maschera
del personaggio, privati dallo sguardo indiretto della letteratura e dai sogni
della favola, una volta terminata la lettura di questo nuovo Pinocchio resta
tra le mani ad ognuno di noi la nuda responsabiltà della propria libertà".
L’altro riconoscimento, quello per l’opera inedita, è
stato invece direttamente ritirato dalla vincitrice Laila Wadia. "Il romanzo
- chiarisce la motivazione della giuria - è un ritratto vivace ed ironico di
una piccola comunità di migranti proveniente da vari paesi, alle prese con il
problema dell’integrazione intesa come costruzione di una rete interpersonale,
di amicizia e di assunzione della difficoltà del vivere degli altri". Nel
consegnare il premio alla scrittrice indiana Silvana Sanlorenzo, responsabile
nazionale dei Ds per la cultura, ha sottolineato come l’agire di un Paese democratico
si qualifichi nella capacità di instaurare il dialogo fra culture e nell’attenzione
che pone alla soluzione dei problemi delle sue minoranze. Una realtà, quella
degli immigrati, che ormai in Italia sta diventando strutturale e significativa.
"Il mio romanzo - ci ha spiegato al termine della
premiazione Laila Wadia che da 20 anni vive in Italia dove lavora come lettrice
di inglese presso l’Università di Trieste - parla delle vicende di quattro famiglie
di immigrati che vivono in una palazzina e sono alle prese con lo sfratto. ‘Via
Ungaretti’ è una strada immaginaria di Trieste che deve il suo nome alla passione
per le poesie di questo poeta dell’unico inquilino italiano del palazzo. Un
anziano che all’inizio è molto ostile alla presenza di questi stranieri ma che
poi, con l’aiuto della poesia e della letteratura, supera questa barriera culturale
e comincia ad insegnare le poesie di Ungaretti e di Saba a una piccola indiana.
Con questo libro - ha aggiunto la scrittrice - voglio semplicemente ricordare
che l’integrazione è possibile. La vicenda di queste quattro donne che lottano
con le loro famiglie ci insegna che bisogna lavorare molto per raggiungere un’integrazione
culturale piena che permetta però di conservare anche l’identità d’origine.
Nel mio libro voglio inoltre far emergere quella Trieste che si sta formando,
dove gli italiani convivono insieme a famiglie albanesi, cinesi, bosniache e
indiane. Una realtà che i triestini stentano a vedere ed accettare".(Goffredo
Morgia- Inform)