COOPERAZIONE
Progetto
triennale che ha visto l’impegno del Ministero degli Esteri e di Marche ed Emilia
Romagna
Inaugurate strutture socio-sanitarie in
Bosnia
SARAJEVO – “Il più importante progetto di cooperazione
internazionale decentrata realizzato in Bosnia”. Così l'Ambasciatore d'Italia
in Bosnia-Erzegovina, Alessandro Fallavollita, ha definito la struttura riabilitativa-fisioterapica
per minori disabili inaugurata a Ilidza, antica località termale a pochi chilometri
da Sarajevo.
La missione istituzionale della Regione Marche, capofila
del progetto triennale di cooperazione avviato in collaborazione con l'Emilia
Romagna e che ha visto l'impegno del Ministero degli Esteri e delle due Regioni
per circa 7 milioni di euro, è iniziata il 15 settembre e si è conclusa il 19
settembre con l'inaugurazione di un'analoga
struttura socio-sanitaria a Banjia Luka, nella Repubblica Srpska, l'area a maggioranza
serba in Bosnia. A tagliare il nastro del nuovo Centro fisioterapico che sarà
gestito dal Policlinico di Sarajevo, oltre all'Ambasciatore, l'assessore regionale
alla formazione-istruzione Ugo Ascoli che ha guidato la delegazione regionale,
il presidente del Consiglio regionale Raffaele Bucciarelli, i consiglieri regionali
Marco Lucchetti, Guido Castelli e il consigliere regionale dell'Emilia Romagna,
Gianluca Borghi. Ha presenziato alla cerimonia anche il Primo Ministro del Cantone
di Sarajevo, Denis Zvizdic che ha ringraziato l'Italia e le due Regioni per
quello che stanno facendo nel suo Paese.
“Un modello di partenariato e di buoni metodi di lavoro
- ha detto Ugo Ascoli- per costruire
insieme un'unica Regione euro-adriatica-mediterranea. Ma soprattutto un progetto
strategico di sviluppo sociale e di investimento nei giovani, cioè di investimento
per il futuro di questo Paese” Per il presidente Bucciarelli vi è la necessità
di progetti di questo tipo 'per ricostruire la coesione sociale, fondamentale
per
Nella “Gerusalemme dei Balcani”, così è chiamata Sarajevo
per il miscuglio di culti religiosi nella città, che non può dimenticare le
ferite dei mille giorni d'assedio, visibili negli edifici e in ogni angolo di
strada e anche nei 3000 militari della missione EUPM (European Union Police
Mission) ancora presenti di cui 700 italiani, in una Bosnia ancora frammentata
nell'assetto costituzionale (180 ministri nel solo cantone di Sarajevo) e con
le elezioni politiche alle porte, questa nuova struttura socio-sanitaria rappresenta
un punto di riferimento e una speranza per molte famiglie. Circa 3000, che beneficeranno
direttamente e indirettamente delle prestazioni socio-sanitarie. Il nuovo centro
riabilitativo - 1500 mq ristrutturati- è un edificio ora con una bella piscina,
attrezzature avanzate per la rieducazione di bambini e giovani fino a 25 anni
ricoverati in day hospital, ricostruito in mezzo a ciò che resta della vecchia
sede: due palazzi sventrati dalle granate. Ci sono bisogni inespressi che devono
essere intercettati, c'è ancora separazione dei disabili nelle famiglie, una
realtà che non conosce integrazione né sotto il profilo educativo scolastico,
né tanto meno lavorativo. C'è anche una grande area di disagio giovanile in
fase di studio: molti ragazzi, ora poco più che ventenni, sono affetti da sindromi
comportamentali dovute ai traumi del conflitto avvenuto quando erano adolescenti
o preadolescenti. “Un progetto di cooperazione, dunque, nato con l'intento di
contribuire a cambiare in meglio questo Paese e che ha cambiato un po' anche
noi che ci abbiamo lavorato con passione”, è la riflessione del rappresentante
dell'Emilia Romagna , Gianluca Borghi.
Le Marche non hanno portato a Sarajevo solo sostegno
allo sviluppo sociale, ma anche un originale scambio culturale. Nell'ambito
della missione marchigiana, infatti, per la prima volta il Festival di Musica
Klezmer, patrocinato da Regione Marche e ARCI si è aperto a Sarajevo. E sabato
al Sartr Teatr , il Teatro della Guerra, rimasto attivo anche negli anni del
conflitto, l'ospite d'eccezione era Moni Ovadia con il suo “Kavanah” (partecipazione),
recitato in bosniaco, ricamando con la voce preghiere in yiddish e accompagnato
dall'eccezionale quartetto d'archi “Arke”.
“l teatro e la musica uniscono i popoli - ha detto Moni
Ovadia - e questo è importante, ma noi Europei abbiamo il preciso dovere di
dare un futuro a questo Paese, che deve entrare presto in Europa, perché prima
non abbiamo fatto molto per evitare la guerra. Un futuro che ora non ha”.
Il Festival Klezmer,
come è nell'anima di questa musica, continua il suo viaggio, accompagnando la
missione istituzionale: al Meeting Point di Sarajevo proiettato il film documentario
di Roberta Biagiarelli “Souvenir Srebrenica” sul genocidio del 1995. Il 20 settembre
il “Trio Seneca” con Giovanni Seneca a Banja Luka. (ade/Inform)