INFORM - N. 174 - 19 settembre 2006


DIRITTI UMANI

Visita negli Stati Uniti della militante saharawi  Aminetou Haidar

“Le Nazioni Unite e il Governo americano hanno il dovere di aiutarci”

 

WASHINGTON - Aminetou Haidar, militante saharawi dei Diritti Umani che ha appena fatto una visita di tre giorni (da 13 al 15 settembre) a Washington, ha detto che il suo viaggio, gli incontri e contatti hanno avuto riscontri favorevoli dai suoi interlocutori americani che si sono mostrati molto sensibili alla sorte del popolo saharawi nei territori occupati dal Marocco.

“Ho incontrato parecchi parlamentari e responsabile sia del dipartimento di stato incaricato del problema della democrazia, dei Diritti Umani e del lavoro delle associazioni americani che operano in difesa dei diritti umani. Ho spiegato la situazione  nei territori occupati, le violenze e gli abusi a cui è sottoposta quotidianamente la popolazione civile. Questi responsabili non solo sono rimasti toccati dalla causa saharawi e dalla situazione dei diritti Umani, ma hanno mostrato interesse e l’intenzione di aiutarci a difendere la nostra causa”.

La militante saharawi, che ha ricevuto giovedì sera il Freedom Award 2006, conferitole  dall’associazione americana Defense Forum Foundation, per il suo impegno nella difesa dei Diritti Umani e delle libertà civili nel Sahara Occidentale, per il suo lavoro a favore dell’autodeterminazione del popolo saharawi e per le sofferenze patite nelle prigioni marocchine.

“La causa saharawi deve essere oggetto di un largo dibattito, nelle prossime settimane, alle Nazioni Unite, a New York, nel Consiglio dei diritti Umani a Ginevra, e nella prossima conferenza internazionale all’Aia,  è una causa sentita da numerosi militanti e responsabili americani convinti che si tratta di una delle ultime lotte di indipendenza in Africa.”

Alla domanda sull’importanza ed il significato del suo messaggio agli americani, ha risposto: “il mio messaggio agli americani vuole essere un messaggio di speranza e di pace ma anche, e soprattutto un grido di dolore ed un appello pressante per esprimere le sofferenze del popolo saharawi sotto il dominio marocchino dal 1975, e per sollecitare il popolo ed il governo americano ad intercedere a nostro favore presso le istanze internazionali e il governo di Rabat affinché la legalità internazionale sia riconosciuta nel Sahara Occidentale”.

Aminatou Haidar ha sottolineato che “gli americani hanno il potere e l’influenza necessari per fare pressione sul Marocco affinché rispetta i diritti Umani nel Sahara Occidentale.”

“Ho chiesto anche ai miei interlocutori di intercedere sul governo marocchino affinché dia notizie e indicazioni sulla sorte di oltre 500 saharawi spariti da tre decenni, liberi le centinaia di detenuti politici e di militanti che imputridiscono nelle carceri in Marocco e nel Sahara Occidentale, e cessino gli arresti, le torture, le rimozioni ed altre violenze contro la  popolazione civili il cui unico crimine è di chiedere la libertà ed il rispetto della loro dignità”.

“Le Nazioni Unite ed anche il governo americano, impegnati oggi nella lotta contro il terrorismo internazionale, non devono ignorare il terrorismo di stato che Rabat esercita contro il popolo saharawi. Hanno il dovere di aiutarci a fare cessare le ingiustizie e fare riconoscere il nostro diritto inalienabile all’indipendenza, alla pace, alla sicurezza, alla democrazia ed al progresso”, ha affermato la militante saharawi. (Associazione El Ouali Bologna per la libertà del Sahara Occidentale. e-mail: elouali@saharawi.org     sito internet: www.saharawi.org  /Inform)


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