INFORM - N. 174 - 19 settembre 2006


SINDACATI

L’UNSA/SICIS-MAE chiede alla Farnesina di intervenire presso l’ARAN  

“Garantire ai lavoratori MAE l’esercizio dei diritti di tutela e di rappresentanza nei posti di lavoro, anche se titolari di contratto regolato da legge locale”

“L’ARAN riveda le disposizioni anche in considerazione dell’evolversi della situazione giuridica degli italiani all’estero”

 

ROMA – “Intervenire presso l’ARAN, affinché venga garantito ai lavoratori del MAE l’esercizio dei diritti di tutela e di rappresentanza nei posti di lavoro, anche se titolari di un contratto regolato dalla legge locale”. Lo chiede all’amministrazione della Farnesina l’UNSA/SICIS-MAE (sindacato degli impiegati contrattualizzati italiani e stranieri del Ministero degli Esteri). Una richiesta che prende le mosse dal “perdurare della discriminazione voluta dall’ARAN (l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, ndr) con la circolare del 16.10.2001 prot. 14081, emanata in netto contrasto con le disposizioni contenute nell’art. 3 del regolamento per la disciplina dell’elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU), che di fatto nega ai cittadini italiani assunti presso le rappresentanze diplomatico-consolari il diritto fondamentale all’attività sindacale attiva e passiva”

“Discriminazione in atto voluta dall’ARAN” che per il sindacato “non è più accettabile, essendo priva di riscontro normativo (cf. art. 3 “hanno diritto a votare tutti i lavoratori dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato in forza nell’amministrazione alla data delle elezioni, ivi compresi quelli che vi prestano servizio in forza di comando e fuori ruolo”) ed in netto contrasto con i principi costituzionali e con la normativa comunitaria, che vieta qualsiasi discriminazione sul posto di lavoro”.

L’UNSA/SICIS-MAE chiede che l’ARAN “riveda le disposizioni a suo tempo emanate, anche in considerazione dell’evolversi della situazione giuridica degli italiani all’estero”. Il sindacato fa osservare, infatti, che “non è concepibile che a un dipendente dell’Amministrazione dello Stato, che ha la facoltà di candidarsi al Parlamento italiano, non venga riconosciuto il diritto di voto attivo e passivo, che non possa partecipare attivamente alla vita sindacale e determinare con il suo voto la composizione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie volute dal legislatore per la tutela di tutti i lavoratori”. (Inform)


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