INFORM - N. 174 - 19 settembre 2006


INTERVENTI

Silvana Mangione: Il CGIE momento di riferimento e di sintesi del mondo dell’emigrazione

 

NEW YORK - Continuiamo nel nostro percorso di scoperta del CGIE com’è ora e di suggerimento di come potrebbe o dovrebbe essere in futuro con l’analizzare un’altra delle funzioni che già ha: la funzione propositiva. Questo potere del Consiglio Generale degli Italiani all’estero è previsto ben due volte, nella legge istitutiva, all’art.2: «Il CGIE provvede a...», punto b): «formulare, di propria iniziativa, proposte e raccomandazioni in materia di iniziative legislative o amministrative e elettorali dello Stato o delle Regioni, accordi internazionali e normative comunitarie concernenti le comunità italiane all’estero» e d-bis): «contribuire all’elaborazione della legislazione economica e sociale che ha riflessi sul mondo dell’emigrazione». Quest’ultimo compito è ripreso dall’art. 100 della Costituzione italiana, che attribuisce al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro la facoltà di: «contribuire all’elaborazione della legislazione economica e sociale». Il legislatore lasciò invariata questa dizione, che lo stesso CGIE aveva indicato, nella prima modifica della nostra legge, a significare il pieno riconoscimento dell’autorevolezza e dell’importanza delle attività di intervento demandate al Consiglio Generale.

Mi diverte molto constatare che i maggiori denigratori del CGIE non sembrano averne letto con attenzione la legge istitutiva. O forse non hanno voluto acquisire gli strumenti necessari a comprenderne appieno la portata e la raffinatezza. Torniamo a noi. Per proporre o dare un contributo all’elaborazione di un testo di legge bisogna eseguire una serie di operazioni. Prima di tutto bisogna sapere di che cosa si sta parlando. «È ovvio!», direte voi. Con calma: non sempre le cose ovvie sono tali fino in fondo e facili da applicare. Bisogna analizzare le questioni da risolvere legislativamente e capirne tutte le sfumature, per tutte le comunità, in tutto il mondo, nel rispetto di tutte le leggi – italiane e dei paesi di residenza – e ricondurre tutto ciò ad unità in un testo semplice e chiaro. Nell’impadronirsi di tutti gli elementi di conoscenza necessari si è assistiti dalla funzione conoscitiva del CGIE, della quale abbiamo già parlato. Ma possiamo aggiungere un’idea a quanto già detto: si potrebbe modificare la legge istitutiva del Consiglio per introdurre la partecipazione alle riunioni delle Commissioni Continentali del CGIE (Europa e Nord Africa; America Latina; Paesi Anglofoni extraeuropei), almeno dei Presidenti dei Com.It.Es. dei Paesi che le ospitano a turno, in modo da raccogliere dalla viva voce di chi è a contatto diretto con i problemi quotidiani delle comunità suggerimenti costruttivi, che riflettano quelle realtà.

Siamo sinceri: non tutti i Com.It.Es. del mondo sono ugualmente attivi nell’analisi delle situazioni e nell’indicazione di soluzioni. Questo rapporto costante e preciso, stabilito per legge, potrebbe essere d’aiuto ad ambedue gli organismi e spingere tutti quanti ad approfondire i temi del dibattito. Le stesse Commissioni Continentali – nella modifica della legge istitutiva del CGIE che andremo a predisporre – dovranno rispondere a moduli variabili, che tengano conto, da un lato delle ripartizioni elettorali per il voto all’estero, dall’altro delle similarità delle istanze linguistiche, culturali e sociali. Faccio due esempi: Messico e Centro America elettoralmente appartengono alla ripartizione America settentrionale e centrale, ma da ogni altro punto di vista appartengono all’America Latina. L’Africa del Nord, di lingua e cultura francese, elettoralmente fa invece parte dell’enorme ripartizione, in maggioranza di lingua e cultura inglese, che comprende Africa, Asia e Oceania. Se le Commissioni Continentali del CGIE verranno adeguate alle ripartizioni elettorali, Messico e America Centrale staranno con Canada e Stati Uniti; Africa del Nord con gli anglofoni di altri due continenti, con grave discapito delle esigenze di intervento nel sociale e nel culturale di ambedue le regioni di insediamento dei nostri connazionali. E allora? Bisogna identificare e codificare i termini di una soluzione flessibile, che consenta ai rappresentanti di queste due aree di partecipare alternativamente all’una o all’altra di due diverse Commissioni Continentali, a seconda dei punti all’ordine del giorno.

Chi pensa che tutto questo lavoro possa essere fatto dai diciotto eletti, soltanto in contatto quotidiano con i centoventisei Com.It.Es. del globo terracqueo, non si rende conto che gli impegni di Camera e Senato non possono in alcun modo consentirlo... Con l’insediamento dei parlamentari degli italiani all’estero il CGIE può volare alto, può discutere strategie e non soltanto tattiche, può agire invece di reagire a quanto è stato già deciso in altre stanze dei bottoni, senza sentire la voce del momento di riferimento e di sintesi del mondo dell’emigrazione che può e deve essere il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. (Silvana Mangione-CdP del CGIE/Inform)

(Fine - I precedenti articoli sui numeri 172 e 173 di Inform)


Vai a: