INTERVENTI
Silvana Mangione: Il CGIE momento di riferimento
e di sintesi del mondo dell’emigrazione
NEW YORK - Continuiamo nel nostro percorso di scoperta
del CGIE com’è ora e di suggerimento di come potrebbe o dovrebbe essere in futuro
con l’analizzare un’altra delle funzioni che già ha: la funzione propositiva.
Questo potere del Consiglio Generale degli Italiani all’estero è previsto ben
due volte, nella legge istitutiva, all’art.2: «Il CGIE provvede a...», punto b): «formulare, di propria iniziativa, proposte
e raccomandazioni in materia di iniziative legislative o amministrative e elettorali
dello Stato o delle Regioni, accordi internazionali e normative comunitarie
concernenti le comunità italiane all’estero» e d-bis): «contribuire all’elaborazione della legislazione
economica e sociale che ha riflessi sul mondo dell’emigrazione». Quest’ultimo
compito è ripreso dall’art. 100 della Costituzione italiana, che attribuisce
al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro la facoltà di: «contribuire all’elaborazione della legislazione
economica e sociale». Il legislatore lasciò invariata questa dizione, che
lo stesso CGIE aveva indicato, nella prima modifica della nostra legge, a significare
il pieno riconoscimento dell’autorevolezza e dell’importanza delle attività
di intervento demandate al Consiglio Generale.
Mi diverte molto constatare che i maggiori denigratori
del CGIE non sembrano averne letto con attenzione la legge istitutiva. O forse
non hanno voluto acquisire gli strumenti necessari a comprenderne appieno la
portata e la raffinatezza. Torniamo a noi. Per proporre o dare un contributo
all’elaborazione di un testo di legge bisogna eseguire una serie di operazioni.
Prima di tutto bisogna sapere di che cosa si sta parlando. «È ovvio!», direte
voi. Con calma: non sempre le cose ovvie sono tali fino in fondo e facili da
applicare. Bisogna analizzare le questioni da risolvere legislativamente e capirne
tutte le sfumature, per tutte le comunità, in tutto il mondo, nel rispetto di
tutte le leggi – italiane e dei paesi di residenza – e ricondurre tutto ciò
ad unità in un testo semplice e chiaro. Nell’impadronirsi di tutti gli elementi
di conoscenza necessari si è assistiti dalla funzione conoscitiva del CGIE,
della quale abbiamo già parlato. Ma possiamo aggiungere un’idea a quanto già
detto: si potrebbe modificare la legge istitutiva del Consiglio per introdurre
la partecipazione alle riunioni delle Commissioni Continentali del CGIE (Europa
e Nord Africa; America Latina; Paesi Anglofoni extraeuropei), almeno dei Presidenti
dei Com.It.Es. dei Paesi che le ospitano a turno, in modo da raccogliere dalla
viva voce di chi è a contatto diretto con i problemi quotidiani delle comunità
suggerimenti costruttivi, che riflettano quelle realtà.
Siamo sinceri: non tutti i Com.It.Es. del mondo sono
ugualmente attivi nell’analisi delle situazioni e nell’indicazione di soluzioni.
Questo rapporto costante e preciso, stabilito per legge, potrebbe essere d’aiuto
ad ambedue gli organismi e spingere tutti quanti ad approfondire i temi del
dibattito. Le stesse Commissioni Continentali – nella modifica della legge istitutiva
del CGIE che andremo a predisporre – dovranno rispondere a moduli variabili,
che tengano conto, da un lato delle ripartizioni elettorali per il voto all’estero,
dall’altro delle similarità delle istanze linguistiche, culturali e sociali.
Faccio due esempi: Messico e Centro America elettoralmente appartengono alla
ripartizione America settentrionale e centrale, ma da ogni altro punto di vista
appartengono all’America Latina. L’Africa del Nord, di lingua e cultura francese,
elettoralmente fa invece parte dell’enorme ripartizione, in maggioranza di lingua
e cultura inglese, che comprende Africa, Asia e Oceania. Se le Commissioni Continentali
del CGIE verranno adeguate alle ripartizioni elettorali, Messico e America Centrale
staranno con Canada e Stati Uniti; Africa del Nord con gli anglofoni di altri
due continenti, con grave discapito delle esigenze di intervento nel sociale
e nel culturale di ambedue le regioni di insediamento dei nostri connazionali.
E allora? Bisogna identificare e codificare i termini di una soluzione flessibile,
che consenta ai rappresentanti di queste due aree di partecipare alternativamente
all’una o all’altra di due diverse Commissioni Continentali, a seconda dei punti
all’ordine del giorno.
Chi pensa che tutto questo lavoro possa essere fatto
dai diciotto eletti, soltanto in contatto quotidiano con i centoventisei Com.It.Es.
del globo terracqueo, non si rende conto che gli impegni di Camera e Senato
non possono in alcun modo consentirlo... Con l’insediamento dei parlamentari
degli italiani all’estero il CGIE può volare alto, può discutere strategie e
non soltanto tattiche, può agire invece di reagire a quanto è stato già deciso
in altre stanze dei bottoni, senza sentire la voce del momento di riferimento
e di sintesi del mondo dell’emigrazione che può e deve essere il Consiglio Generale
degli Italiani all’Estero. (Silvana Mangione-CdP del CGIE/Inform)
(Fine - I precedenti articoli sui numeri
172 e 173 di Inform)