STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“Pagine”, 15 settembre 2006
Vitaliano Vita: Comites e Cgie, 35 anni
di esperienze e migliaia di coadiuvatori
Associazioni patronati e scuole le altre
potenzialità da utilizzare
CARACAS - Il Cgie è l’organismo voluto dai Comites quale
strumento di rappresentanza e mezzo di dialogo delle nostre comunità con le istituzioni e le forze
politiche in Italia. La sua costituzione fu salutata con entusiasmo e soddisfazione
ed in effetti, suo tramite, gli italiani all’estero raggiunsero risultati utili
ed importanti, spesso dimenticati, come il voto, la rappresentanza parlamentare,
il riacquisto della cittadinanza e
L’estensione del voto agli italiani all’estero e la rappresentanza
parlamentare diretta hanno contribuito a cambiare il volto del Cgie, prima impostato
su principi partecipativi (ricorderete che nel primo Cgie, quasi monocolore,
fu riservata la vice presidenza al PCI, allora scarsamente presente ). E non
poteva essere altrimenti; infatti, una volta venuto meno l’interesse per i
collegi elettorali estero dei candidati residenti in Italia, alcune correnti
politiche rappresentate nel Cgie pensarono di organizzarsi in vista della partecipazione
politica e delle attese che taluni accorti
osservatori attribuivano al voto degli italiani all’estero, attese e traguardi
poi puntualmente realizzati, che ci hanno visti assurgere al ruolo di protagonisti
nella politica italiana, al punto di incidere sulla formazione del Governo e
sulla sua stabilità.
Il Cgie è stato caratterizzato da due periodi ognuno
dei quali importante per gli italiani all’estero, circostanze che non possono
essere n disconosciute, né ignorate, che non permettono di bloccare la sua esistenza.
Certo dopo l’elezione dei parlamentari estero il Cgie
va rivisto, così come vanno rivisti i ruoli
e le funzioni dei Comites, ma senza dimenticare e sottovalutare i loro
potenziali i 15 anni di esperienza del Cgie,una rete di sessanta rappresentanti
esperti di comunità, dislocati in tutto il mondo, mentre, nel caso dei Comites, va ricordato che
essi costituiscono una rete di 111 uffici di rappresentanza elettiva, distribuiti
nei più importanti paesi del mondo, che si giovano della collaborazione di un
migliaio di membri, eletti tra gli enti e le associazioni più rappresentative
ai quali, da 20 anni, viene affidato il monitoraggio delle nostre comunità,
fatto che ha loro conferito competenze non reperibili ed una conoscenza delle realtà
locali insostituibile.
Ma gli italiani all’estero possono contare anche sulla
collaborazione tecnica ed amministrativa di
centinaia di sedi diplomatiche (Ambasciate e consolati), sul contributo di circa
10mila associazioni, di centinaia di uffici di patronato, su una miriade di
organi di informazione, insomma su un vero esercito, su un potenziale capace,
se organizzato tecnologicamente e razionalmente, di creare una struttura politica
operativa senza precedenti, che, sinceramente, non hanno i parlamentari eletti
in Italia, subissati come sono da problemi di ogni genere e per contra supportati
da strutture che devono essere condivise con migliaia di colleghi .
Perciò andiamoci piano e non facciamoci prendere da frenesie e/o dal vittimismo, dato
che oggi come mai ci troviamo nella condizione di poter svolgere ruoli e funzioni
importantissime, che ci consentiranno di raggiungere quelle uguaglianze e pari
opportunità che sono alla base di tutte le nostre richieste; e questo dipende
da noi, dalla nostra sensibilità , dal sostegno che riusciremo a dare a chi ci rappresenta. Ragioniamo
sul come raggiungere questi obiettivi, organizziamoci, collaboriamo con i nostri
parlamentari con entusiasmo e il dovuto rigore, perché attraverso il
nostro consenso e partecipazione trovino la determinazione di
portare avanti i nostri programmi e di far sentire la loro voce !
Utilizziamo in modo efficace e produttivo le risorse
organizzative e strutturali a disposizione, considerato che nella maggior parte
dei casi il loro costo è a carico degli stessi
interessati, che non esistono
remunerazioni e che i rimborsi, quando previsti, sono forfettari, quasi sempre
inferiori alle spese sostenute, che qualunque remunerazione, tranne qualche
eccezione, è inferiore ai sacrifici sopportati.
Cosicché non ci rimane che sfruttare questa situazione
di vantaggio ed auspicare che i Comites possano essere utilizzati come meritano,
possano finalmente avere i mezzi e le
strutture per diventare le antenne delle
comunità italiane all’estero capaci di registrare e monitorare gioie e dolori, di far pervenire
i propri rilievi ed osservazioni ai membri del Cgie che avranno il compito di
esaminare le loro richieste e, quando condivise, di portarle al vaglio della competenza delle
commissioni continentali.
Saranno Comites e Cgie con il loro lavoro di ricerca
e monitoraggio gli strumenti che consentiranno ai nostri “sparuti” parlamentari
di essere presenti negli immensi spazi territoriali delle loro ripartizioni,
saranno loro le cinghie di trasmissione di questo importante meccanismo che
abbiamo creato in 20 anni di Comites e 15 di Cgie e che, oggi rappresenta una
struttura potente i cui effetti sono alla vista di tutti e che non tarderanno
ad essere più convincenti e visibili, se saremo in grado di far valere il nostro
potenziale, che conta anche sulla esperienza di personaggi come Tremaglia, Danieli
ed altri autorevoli fedelissimi. Perciò mortificarsi per i modesti contributi
che ci vengono erogati (mi riferisco all’offensivo 0,0005 della Finanziaria,
destinato agli italiani all’estero e ricordato dall’On Merlo) in cambio delle
discriminazioni subite, del consistente contributo dato all’occupazione, al
turismo,al made in Italy, sembra un atto di rigore esagerato anche per gente
come noi nata nel risparmio e nell’economia.
Auspichiamo una razionalizzare
delle funzioni del Cgie e delle sue competenze,
suggerendo di dare forte rilievo all‘opera svolta nelle rispettive ripartizioni,
dove devono essere discussi i problemi comuni alle rispettive aree. Il Cgie
deve coordinare il rapporto della base (Comites) con le nostre rappresentanze.
Deve annullare le distanze territoriali delle grandi ripartizioni per dare visibilità
ed ascolto alle comunità periferiche. Spetta ai membri eletti del Cgie il compito
di esaminare le richieste delle comunità della loro circoscrizione, di controllare
la loro corrispondenza alla realtà, di consultare le autorità locali
e le rappresentanze diplomatiche per verificarne la liceità, la convenienza
ed l’opportunità. Spetta ai membri elettivi del Cgie determinare il grado delle
priorità e l’emergenza per suggerire le iniziative che dovranno essere assunte
dai nostri parlamentari. Ferma restando la possibilità di riunirsi in Assemblea
plenaria, quando le circostanze lo richiedano, il Cgie, per raccogliere le istanze
delle comunità, dovrà programmare riunioni frequenti nell’area continentale,
avendo largamente sperimentato che i problemi più seguiti nelle plenarie sono
quelli che riguardano tematiche ed interessi comuni.
Cerchiamo attraverso
lo studio, la ricerca e la razionalizzazione degli sforzi e degli apporti
così generosamente dati dai nostri connazionali all’estero, di porre in essere
un impianto capace, efficace e produttivo, senza spintoni e rivalità, lasciando
spazio all’esperienza, alla cultura, alle capacità ed alle idee innovatrici
(Vitaliano Vita-Pagine/Inform)