INTERVENTI
Silvana Mangione: Le quattro funzioni del
CGIE, un organismo imprescindibile
NEW YORK - Parafrasando il De Bello Gallico di Giulio Cesare si potrebbe parlare di De Bello Consiliare in atto. Chi non conosce
il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – o chi ne ha fatto parte una
sola volta e non è riuscito a farsi rieleggere – sta infatti scagliando tutti
gli strali avvelenati contro questo organismo che, unico, può invece garantire
la continuità nelle azioni a favore degli italiani fuori d’Italia. Sappiamo
bene, da sempre, che il populismo più bieco, quello facile, quello che si nasconde
dietro il dito: «Non c’ero, ma so che...»,
per introdurre l’attacco, l’insulto e la diffamazione, è sempre vincente. Una
bugia ripetuta, con aria convinta, dieci, cento, mille volte, diviene la verità.
Ce ne dà il monito l’ex ambasciatore e opinionista Sergio Romano dalle colonne
del Corriere della Sera del 18 giugno
scorso, titolando: «Come ti rovino la vita. L’arte della calunnia». Lo diceva già Don
Basilio, per bocca del librettista Cesare Sterbini, nel Barbiere di Siviglia
di Gioacchino Rossini: «La calunnia è
un venticello», che ben presto si trasforma in un «rombo di cannone». Di questi tempi in cui l’ignoto deve per forza
essere negativo, la scienza del demolire tutto ciò di cui non si ha contezza,
e che non si può controllare direttamente, è diventata un’arte. L’unica difesa
consiste nel far conoscere l’oggetto misterioso a chi, persona di buona volontà
e buona fede, ha voglia di sapere. I tuttologi, lapalissianamente, sanno già
tutto, perciò li preghiamo di andare a leggere altri articoli. Nell’analisi,
che stiamo facendo insieme ai lettori, della possibile futura riforma del CGIE,
possiamo sostenere che la definizione data dalla legge attuale: «Il CGIE è l’organismo di rappresentanza delle
comunità italiane all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere
politiche che interessano le comunità all’estero», per quanto passibile
di miglioramenti, evidenzia già molto bene l’autorevolezza del Consiglio e sancisce
il dialogo diretto con un ampio quadro di interlocutori, dal Governo al Parlamento,
dalle Regioni agli enti territoriali, da organismi internazionali a rappresentanti
degli Stati di residenza degli italiani, ovviamente fatte salve le prerogative
delle rappresentanze diplomatico-consolari. Sia chiarissimo che il CGIE non
è un Com.It.Es. glorificato: non ha il compito di intervenire nella soluzione
di singole situazioni, ma di tracciare gli indirizzi che serviranno a risolvere
tutte le situazioni omologhe. Il CGIE è un centro di proposizione, di raffinata
costruzione delle politiche necessarie per superare gli atteggiamenti di chi
si riempie la bocca di frasi elogiative e astratte, ma di concreto non vuole
che venga fatto nulla. I latini, che hanno sempre capito tutto di tutto, dicevano
«Promoveatur ut amoveatur», ossia: «Emeritiamolo
per togliercelo dai piedi». Gli italiani all’estero sono stanchi di essere emeritati.
Siamo passati da «questione nazionale» (1970); ad «ambasciatori d’Italia all’estero»
(1976); a «italiani che vivono il mondo» (1988); a «risorse economiche per l’Italia»
(dall’89 in poi); a «fattori della politica estera dell’Italia». Quest’ultima
affermazione è vera e ci va bene. Siamo fattori della politica estera, commerciale,
culturale, sociale, scientifica dell’Italia, ma ancora poco compresi, per la
distanza, sì, ma anche perché è difficile ricondurre ad unitarietà la cacofonia
di affermazioni di tutto e del suo contrario, che si leva da ogni angolo della
terra. Dunque il CGIE è non soltanto utile, ma necessario, imprescindibile,
come arena di pensiero nella quale le cacofonie vengono ricondotte ad armonia
e suggerimenti univoci, nel rispetto delle regole della democrazia, nell’interazione
fra le forze politiche, sociali e associative presenti al suo interno (tutte),
nell’ascolto degli input costruttivi che arrivano da molti Com.It.Es. e associazioni,
nell’organizzazione del lavoro per Comitati ad hoc, Commissioni tematiche, Commissioni
Continentali, Assemblea e Comitato di Presidenza. Le funzioni – le elencavamo
nell’articolo precedente – sono la conoscitiva, la consultiva, la programmatica
e la propositiva. La conoscitiva, con buona pace di chi non ha seguito quindici
anni di lavoro serio del Consiglio, ha portato, ad esempio, con
*Comitato
di Presidenza del CGIE