INFORM - N. 171 - 14 settembre 2006


TOSCANI NEL MONDO

Dino Nardi fa il punto sulle difficoltà dell’associazionismo in Europa

Fra i problemi il mancato ricambio generazionale e il ritorno in Italia dei pensionati che privano le associazioni della loro esperienza

 

FIRENZE - Quando si deve interrompere un legame affettivo ci si interroga sempre se sia opportuno un taglio netto dei rapporti o un graduale allontanamento dalla persona che un tempo si amava. Un dilemma, spesso senza risposta, che si sono posti anche tanti connazionali al momento di scegliere fra una meta migratoria che consentisse sporadici ritorni a casa e una destinazione molto più lontana che comportasse lo sradicamento pressoché totale dalla terra d’origine. Decisioni sofferte che oggi, alla presenza dei moderni mezzi di trasporto e di comunicazione, sembrano avere meno importanza. In realtà però la scelta di vivere a breve distanza dal nostro Paese d’origine oggi presenta nuove implicazioni che riguardano anche l’assetto futuro dell’associazionismo. Soprattutto nei Paesi europei ed in particolare nella Svizzera, dove la vicinanza con l’Italia è maggiore, si infatti registra un costante flusso di ritorno dei nostri connazionali che giungono alla pensione. Un controesodo che finisce con il privare delle maggiori professionalità l’associazionismo nazionale e regionale all’estero.

Un allarme in tal senso è stato lanciato dal Consigliere del Cgie Dino Nardi che abbiamo interpellato in Garfagnana, nel corso della terza Giornata dei toscani all’estero, in qualità di Coordinatore continentale delle associazioni toscane dell’Europa. Un colloquio a tutto campo che ha subito evidenziato le differenze fra le comunità d’oltreoceano e quelle del vecchio continente. "L’emigrazione toscana in Europa - ha esordito Nardi - come quella delle altre regioni italiane, si differenzia soprattutto in base alla lontananza delle mete scelte dai nostri corregionali. Chi vive in Europa, a differenza dell’emigrazione che ha attraversato gli oceani, può infatti oggi raggiungere molto velocemente, grazie ai moderni mezzi di trasporto, il proprio luogo d’origine. La Svizzera ad esempio, uno delle nazioni che ha assorbito più manodopera italiana e toscana, può essere definita, per l’estrema vicinanza al nostro paese, la XXI regione d’Italia. Ma le auto, i treni e gli aerei non sono i soli mezzi di comunicazione che avvicinano i nostri connazionali all’Italia. Oggi in Europa possiamo infatti vedere in diretta, con evidenti vantaggi informativi, i programmi della Rai e di Madiaset.

Questa stretta vicinanza degli italiani in Europa con la terra d’origine - ha proseguito Nardi entrando nel merito della questione - penalizza però il mondo dell’associazionismo. Perché mentre chi vive oltreoceano può avvalersi dell’esperienza di coloro che vanno in pensione e si sono impegnati da una vita all’interno dell’associazionismo, noi purtroppo in Europa, e soprattutto in Svizzera, soffriamo di un depauperamento dei pezzi migliori dei nostri rappresentanti della comunità. Generalmente infatti l’emigrato in Europa, al momento del pensionamento o anche prima, decide di rientrare in Italia. Una scelta, spesso dolorosa, che finisce con il privare le associazioni di coloro che hanno acquisito in questo campo una forte esperienza. D’altro canto questo tornare alle origini arricchisce le amministrazioni locali italiane che possono avvalersi del nuovo potenziale umano. Un esempio in questo senso lo troviamo proprio nella media valle del Serchio, dove l’ex presidente dell’associazione toscana di Zurigo è diventato vice sindaco del suo comune d’origine. Un percorso di rappresentanza su cui ha giocato un ruolo determinante l’esperienza acquisita nel mondo dell’associazionismo e questo vale sicuramente anche in molti altri casi".

Nardi ha inoltre ricordato come l’associazionismo soffra inoltre per la mancanza di un adeguato rinnovo dei quadri intermedi. Un vuoto fra la prima e terza generazione che fa mancare i trentenni ed i quarantenni, cioè quelli che dovrebbero raccogliere il testimone degli emigrati più anziani dell’associazione. "Credo inoltre - ha spiegato Nardi illustrando la situazione d’incertezza dei connazionali all’estero che vivono alle porte del nostro Paese - che la vicinanza all’Italia non rappresenti un vantaggio soprattutto per il fatto che ci porta a stare con i piedi su due staffe e non ci consente di sapere cosa faremo da grandi, ovvero se rientreremo in Italia, o resteremo nel Paese dove siamo emigrati. Una scelta, fra i figli e i nipoti residenti nel Paese d’emigrazione e la piccola rendita economica accumulata in Italia, che, a prescindere dalla decisione presa, sarà comunque sempre vissuta con sofferenza dal nostro emigrato. Voglio inoltre ricordare - conclude il Consigliere del Cgie - il rischio che gli eccessivi costi fiscali e di mantenimento delle prime case finiscano con il portare alla vendita, da parte dei nostri connazionali, delle abitazioni in Italia ereditate dai genitori e dai nonni".(Goffredo Morgia- Inform)


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