TOSCANI
NEL MONDO
Dino Nardi fa il punto sulle difficoltà
dell’associazionismo in Europa
Fra i problemi il mancato ricambio generazionale
e il ritorno in Italia dei pensionati che privano le associazioni della loro
esperienza
FIRENZE - Quando si deve interrompere un legame affettivo
ci si interroga sempre se sia opportuno un taglio netto dei rapporti o un graduale
allontanamento dalla persona che un tempo si amava. Un dilemma, spesso senza
risposta, che si sono posti anche tanti connazionali al momento di scegliere
fra una meta migratoria che consentisse sporadici ritorni a casa e una destinazione
molto più lontana che comportasse lo sradicamento pressoché totale dalla terra
d’origine. Decisioni sofferte che oggi, alla presenza dei moderni mezzi di trasporto
e di comunicazione, sembrano avere meno importanza. In realtà però la scelta
di vivere a breve distanza dal nostro Paese d’origine oggi presenta nuove implicazioni
che riguardano anche l’assetto futuro dell’associazionismo. Soprattutto nei
Paesi europei ed in particolare nella Svizzera, dove la vicinanza con l’Italia
è maggiore, si infatti registra un costante flusso di ritorno dei nostri connazionali
che giungono alla pensione. Un controesodo che finisce con il privare delle
maggiori professionalità l’associazionismo nazionale e regionale all’estero.
Un allarme in tal senso è stato lanciato dal Consigliere
del Cgie Dino Nardi che abbiamo interpellato in Garfagnana, nel corso della
terza Giornata dei toscani all’estero, in qualità di Coordinatore continentale
delle associazioni toscane dell’Europa. Un colloquio a tutto campo che ha subito
evidenziato le differenze fra le comunità d’oltreoceano e quelle del vecchio
continente. "L’emigrazione toscana in Europa - ha esordito Nardi - come
quella delle altre regioni italiane, si differenzia soprattutto in base alla
lontananza delle mete scelte dai nostri corregionali. Chi vive in Europa, a
differenza dell’emigrazione che ha attraversato gli oceani, può infatti oggi
raggiungere molto velocemente, grazie ai moderni mezzi di trasporto, il proprio
luogo d’origine.
Questa stretta vicinanza degli italiani in Europa con
la terra d’origine - ha proseguito Nardi entrando nel merito della questione
- penalizza però il mondo dell’associazionismo. Perché mentre chi vive oltreoceano
può avvalersi dell’esperienza di coloro che vanno in pensione e si sono impegnati
da una vita all’interno dell’associazionismo, noi purtroppo in Europa, e soprattutto
in Svizzera, soffriamo di un depauperamento dei pezzi migliori dei nostri rappresentanti
della comunità. Generalmente infatti l’emigrato in Europa, al momento del pensionamento
o anche prima, decide di rientrare in Italia. Una scelta, spesso dolorosa, che
finisce con il privare le associazioni di coloro che hanno acquisito in questo
campo una forte esperienza. D’altro canto questo tornare alle origini arricchisce
le amministrazioni locali italiane che possono avvalersi del nuovo potenziale
umano. Un esempio in questo senso lo troviamo proprio nella media valle del
Serchio, dove l’ex presidente dell’associazione toscana di Zurigo è diventato
vice sindaco del suo comune d’origine. Un percorso di rappresentanza su cui
ha giocato un ruolo determinante l’esperienza acquisita nel mondo dell’associazionismo
e questo vale sicuramente anche in molti altri casi".
Nardi ha inoltre ricordato come l’associazionismo soffra
inoltre per la mancanza di un adeguato rinnovo dei quadri intermedi. Un vuoto
fra la prima e terza generazione che fa mancare i trentenni ed i quarantenni,
cioè quelli che dovrebbero raccogliere il testimone degli emigrati più anziani
dell’associazione. "Credo inoltre - ha spiegato Nardi illustrando la situazione
d’incertezza dei connazionali all’estero che vivono alle porte del nostro Paese
- che la vicinanza all’Italia non rappresenti un vantaggio soprattutto per il
fatto che ci porta a stare con i piedi su due staffe e non ci consente di sapere
cosa faremo da grandi, ovvero se rientreremo in Italia, o resteremo nel Paese
dove siamo emigrati. Una scelta, fra i figli e i nipoti residenti nel Paese
d’emigrazione e la piccola rendita economica accumulata in Italia, che, a prescindere
dalla decisione presa, sarà comunque sempre vissuta con sofferenza dal nostro
emigrato. Voglio inoltre ricordare - conclude il Consigliere del Cgie - il rischio
che gli eccessivi costi fiscali e di mantenimento delle prime case finiscano
con il portare alla vendita, da parte dei nostri connazionali, delle abitazioni
in Italia ereditate dai genitori e dai nonni".(Goffredo Morgia- Inform)