IMMIGRAZIONE
Per
iniziativa del sindacato Fai-Cisl
Un libro sugli albanesi in Italia di Rando
Devole e un incontro per parlare di integrazione, cittadinanza, tutele degli
immigrati
Intervenuti il Ministro degli Esteri di
Albania Besnik Mustafaj e il Sottosegretario all’Interno Marcella Lucidi
ROMA – Per noi erano brutti, sporchi e cattivi. Né più,
né meno di come eravamo visti noi che cercavamo nella “Merica”, oltreoceano
o nella stessa Europa, la terra promessa che ci avrebbe dato una vita migliore.
Loro, gli albanesi, la vedevano nell’Italia la terra
promessa: “Lamerica”, per dirla con il titolo di quel grande film di Gianni
Amelio (tra parentesi, il calabrese Amelio di emigrazione ne sa qualcosa; emigrati
in Sud America bisnonno, nonno, padre e zii. “Io, mio padre, l’ho conosciuto
quando avevo già 18 anni. Mio padre non
ha mai conosciuto suo padre”, ha confessato in una intervista).
Tutti ricordano quelle carrette del mare, alveari della
tragedia e della speranza, sulle quali gli albanesi si ammassavano per superare
il braccio di mare che li separava dalle coste pugliesi. Erano gli inizi degli
anni ’90, caduto il regime comunista in Albania. “Lamerica italiana” divenne
la seconda meta per gli emigranti albanesi, dopo
Di quelli approdati facevamo di tutta un’erba un fascio:
erano delinquenti, sfruttatori. Tagliagole dai quali guardarci. Erano diventati
quasi una ossessione nel nostro immaginario, anche grazie a certe rappresentazioni
mediatiche. Oggi non se ne parla più. O quasi. I media rivolgono la loro attenzione
morbosa ad altri migranti , e quasi sempre per fatti di cronaca nera...La positività
dell’immigrazione raramente fa notizia.
Ma dove sono finiti gli albanesi? Sono parte del nostro
Paese. E sono oggi “una componente molto
dinamica della società italiana”. Parola del Ministro degli Esteri di Albania
nonché scrittore Besnik Mustafaj
(ultimo romanzo “Il vuoto”, ambientato nell’Albania del totalitarismo. Qualche
anno fa Mustafa vinse il Premio Giorgio
Il Ministro ha tenuto molto a richiamare l’attenzione
su questi punti intervenendo a Roma, presso il Centro Congressi Cavour, alla
presentazione dell’ultimo libro di Rando
Devole “L’immigrazione albanese in Italia. Dati, riflessioni, emozioni”.
Incontro promosso dalla Fai (Federazione Agricola Industriale Ambientale della
Cisl) che, attraverso la sua casa editrice Agrilavoro ha pubblicato il volume.
Sociologo, traduttore e giornalista Devole è un albanese che ha scelto l’Italia
molti anni fa, ancora studente. E’ autore fra l’altro de “La scoperta dell’Albania.
Gli albanesi secondo i mass media ” e “Albania. Fenomeni sociali e rappresentazioni”.
“L’immigrazione albanese in Italia” comprende, oltre
a scritti inediti, una selezione di articoli dell’autore, molti dei quali pubblicati
dall’unico giornale albanese in Italia, nato sette anni fa: “Bota shqiptare” (Il mondo albanese). Più alcuni
allegati statistici, che danno un quadro della presenza albanese in Italia raffrontata
con altre comunità. Gran parte degli scritti del volume sono stati tradotti
da Caterina Zuccaro, che appartiene
alla minoranza linguistica albanese in Italia (arbëreshe) e ha ricordato come
i legami tra il nostro Paese e l’Albania siano antichi. Ben sette le ondate
migratorie degli albanesi in Italia tra gli inizi del ‘400 e il primo ‘800.
E già nel Medio Evo albanesi si insediarono a Venezia, fondando tra l’altro
la “Scola degli Albanesi”, confraternita che aiutava i connazionali in difficoltà.
Migrazione antica. Pregiudizi altrettanto: già dalle cronache del ‘400 e ‘500
traspare ostilità nei confronti degli albanesi. Pregiudizi che non sono ancora
scomparsi , ha commentato a sua volta il direttore di “Bota shqiptare” Roland
Sejko confermando però che gli albanesi sono ben inseriti nel nostro Paese.
E apportano energie. A tutti i livelli, compresi quelli culturali.
Devole ne è la conferma. Autore a metà tra la patria
di origine e quella di arrivo non può che rivolgere lo sguardo sia al lettore
albanese sia a quello italiano. Per aiutarli entrambi ad uscire dal cerchio
dei luoghi comuni. Il libro è un importante spunto per la “conoscenza dell’altro”
come ha spiegato lo stesso Devole nell’incontro di Roma. La conoscenza è la
chiave di tutto: tramite essa “l’altro è meno ‘altro’ e il diverso è meno ‘diverso’
. E’ così che ci avviamo verso una società più umana, migliore” . Nel libro,
dai confini oscillanti tra saggistica e narrativa (un cammeo, tra gli altri,
è lo scritto sul rito del caffè ), la complessa e faticosa condizione del migrante
e la sua evoluzione sono esplorate e osservate con attenzione grazie ai rigorosi
studi dell’autore non disgiunti dai suoi sentimenti.
Il mondo albanese è il mondo dell’autore ma anche quello
italiano gli appartiene. E’ questa l’integrazione. Per favorire la quale sono
necessarie adeguate e mirate politiche nel Paese, come sottolineato dal sindacato
promotore dell’incontro. Preziosa occasione per parlare di percorsi di cittadinanza
e tutele. Il sindacato Fai e tutta
Passi in questa direzione l’attuale Governo li sta facendo.
Che sta lavorando per rivedere la normativa sull’immigrazione in più punti.
Un Governo che ha la volontà di contrastare lo sfruttamento degli immigrati
e che punta alla tutela dei diritti fondamentali, ha sottolineato il Sottosegretario
all’Interno Marcella Lucidi. Rimarcando
che “l’azione repressiva non può essere il segno di
una legge sull’immigrazione: deve accompagnarla”. Una legge che deve anche saper
dire agli stranieri “che conviene entrare regolarmente e vivere regolarmente
in Italia. Ricevendone in cambio una tutela”. Lucidi ha anche richiamato
l’attenzione sul ddl governativo che prevede nuove norme sulla cittadinanza.
Un testo “che associa all’idea tradizionale di appartenenza alla comunità italiana,
tutta ancorata al legame di sangue , una concezione più dinamica, più inclusiva”.
E che guarda dunque “all’effettivo inserimento della persona nel tessuto sociale,
economico e politico del Paese”. Occorre però, ha puntualizzato Lucidi richiamandosi
alle parole del Presidente Napolitano (v. Inform n.165 del 6 settembre ), che
il segno formale della cittadinanza “coincida con una condivisione delle regole
e dei principi della società”.
Per quanto riguarda poi l’immigrazione albanese,
“il risultato dell'impegno comune tra Italia e Albania ha consentito di superare
la situazione emergenziale ed oggi la comunità albanese è la seconda in Italia
e la presenza è passata dalle 2.034 persone del 1990 alle 255 mila del
Per le istituzioni italiane valido strumento per favorire la conoscenza del fenomeno migratorio nel
Paese è l’annuale Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. L’edizione
2006 sarà presentata a Roma il 25 ottobre, come annunciato dal coordinatore
del Dossier Franco Pittau, che ha
moderato l’incontro. E che ha incalzato, ricordando che il nostro Paese è “in ritardo” e che “serve una grande politica”
sul fronte dell’immigrazione. Pittau ha evidenziato che l’Italia, naturalmente
facendo le dovute proporzioni, ha “uno sviluppo migratorio più significativo
degli Stati Uniti”: negli Usa 1 milione di immigrati all’anno, in Italia 300
mila tra ricongiungimenti familiari e nuovi lavoratori. Da Pittau – che da emigrato
in Germania ha svolto anche attività sindacale - anche la sottolineatura del
grande impegno dei tre sindacati confederali nell’allestire l’accoglienza agli
stranieri. Impegno ben ripagato dagli immigrati che, ha osservato, “sono più
sindacalizzati degli italiani stessi” . Pittau non ha infine mancato di ricordare
che l’Italia, oggi terra di accoglienza, è stato “un grande Paese di emigrazione”
. E allora un altro appuntamento dà Pittau: il 4 ottobre, presso l’Associazione
Stampa Estera a Roma, sarà presentato il “Rapporto Italiani nel Mondo” Le anticipazioni
della indagine, coordinata dalla redazione del Dossier statistico Caritas/Migrantes,
erano state presentate a Roma nel luglio scorso (v. servizio Inform sul n.136
http://www.mclink.it/com/inform/art/06n13636.htm.
(Simonetta Pitari-Inform)