ITALIANI
ALL’ESTERO
Franco Narducci fa il punto sul Cgie e
parla dell’impegno italiano in Libano
Continua la marcia di avvicinamento alla
riunione plenaria di ottobre
"La prima preoccupazione sarà quella
per i capitoli di spesa per gli italiani all’estero"
ROMA - Le sfide che attendono dopo la pausa estiva i
parlamentari eletti all’estero sono numerose e complesse. Se da una parte infatti
incombono le difficili decisioni della finanziaria, dall’altra sembra profilarsi
all’orizzonte un’ampia stagione di riforme che dovrà riguardare in primo luogo
il futuro del Cgie. Un organo di rappresentanza che rischia paradossalmente
di soccombere a causa della conquista del pieno esercizio di voto all’estero.
Per evitare questa prospettiva il Consiglio Generale dovrà dunque evolvere e
soprattutto riprendere a lavorare a pieno regime. Un obiettivo, quest’ultimo,
che per lungo tempo è apparso lontano ma che oggi sembra a portata di mano.
“Ho diramato la convocazione per il Comitato di Presidenza del Cgie per i giorni
21 e 22 settembre - ci ha infatti spiegato il deputato della circoscrizione
Estero e Segretario Generale del Cgie Franco Narducci -. In quella sede analizzeremo
come prima cosa la situazione operativa del Cgie e la pianificazione della prossima
Assemblea plenaria che dovrebbe avere luogo il 4 ottobre. Per quanto riguarda
la nomina dei 29 consiglieri di scelta governativa, il 15 agosto si è infatti
conclusa la procedura entro cui le 150 organizzazioni potenzialmente interessate
dovevano manifestare la loro volontà di aderire al Cgie. In questo ambito sono
state soddisfatte anche le due questioni sollevate dal Tar, quella dell’informazione
pluralista e l’indicazione dei criteri con cui scegliere i candidati. I nominativi
dei 29 consiglieri sono già stati sottoposti all’attenzione del Consiglio dei
Ministri che dovrà emettere il decreto entro il 15 settembre, perché questi
sono i tempi utili per poter convocare l’assemblea per i primi giorni del prossimo
mese”.
“La ripresa dei lavori collegiali - ha aggiunto Narducci
- è molto importante anche perché discuteremo gli assetti futuri. Sulle eventuali
dimissioni dal Cgie dei parlamentari eletti all’estero vi è un dibattito aperto,
perché se da una parte ci si rende conto che il Cgie deve avere una sua autonomia
rispetto al Parlamento, dall’altra non si può sguarnire il Consiglio Generale.
Vi è, ad esempio, anche chi sostiene che la presenza nel Cgie dei parlamentari
della circoscrizione Estero ne rafforzi il ruolo. Ma su questo si pronuncerà
l’Assemblea”.
La questione appare però forse meno impegnativa del difficile
confronto sui capitoli di spesa della imminente finanziaria che riguardano i
nostri connazionali nel mondo. “Sul piano della finanziaria - ha affermato Narducci
- ci siamo già mossi in luglio indipendentemente dal Cgie, ma anche in quella
sede dovremo esprimere un parere. Attendiamo dunque di sapere i contenuti della
manovra che al momento nessuno conosce. L’11 settembre vi sarà un seminario
sulla finanziaria 2007 con tutti i parlamentari dell’Ulivo. In questo ambito
cruciale la nostra prima preoccupazione sarà quella dei capitoli di spesa per
gli italiani all’estero”.
Ma nei prossimi mesi, al di là delle realtà direttamente
connesse alle questioni degli italiani nel mondo, i parlamentari della circoscrizione
Estero dovranno confrontarsi anche con le delicate questioni internazionali
che coinvolgono il nostro Paese. Scenari rischiosi e di lunga durata che, per
quanto riguarda la crisi libanese dove l’Italia è protagonista di pace, Narducci
cerca di analizzare con pragmatismo. “Qui non si tratta di stabilire chi è più
bravo o meno bravo - afferma infatti il deputato della Commissione Esteri della
Camera - ma di sottolineare l’importanza dell’iniziativa italiana che coincide
con il rinnovato protagonismo dell’Unione Europea e rilancia in grande stile
il multilateralismo. Tutto questo si inquadra in una condizione che direi cruciale
e cioè il fatto che noi, insieme alla Francia ed alla Spagna, viviamo nel Mediterraneo
e quindi siamo più interessati alla pace ed al recupero della piena sovranità
da parte del Libano. Non sarà facile, ma direi che vi sono le condizioni, completando
l’organico così come stabilito, per trasformare l’Unifil in una vera forza di
interposizione, capace di creare le condizioni quadro per l’avvio del dialogo.
Il nostro Paese ha tutto l’interesse - conclude Narducci - a frenare gli integralisti
e ad ampliare questo colloquio basato sulla cultura della convivenza e della
pace".(Goffredo Morgia-Inform)