INFORM - N. 166 - 7 settembre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” La Finestra di Mario Basti

Consolato o... monumento?  Complimenti e bacchettate!

 

BUENOS AIRES - Generalmente, caro Lettore, la Finestra  la scrivo prima che il Direttore scriva il suo editoriale. Ma stavolta non é stato così e ti confesso che, quando, prima di aprire la Finestra ho letto l’editoriale (V: Inform n. 165, ndr), lo avrei sottoscritto con piacere senza riserve, perchè credo che non potrebbe essere meglio illustrata la situazione di noi italiani stabilmente residenti in Argentina - una fotografia più che una illustrazione - agli italiani che risiedono invece in Italia e specificamente a quelli che hanno la funzione, il compito, la responsabilità di governarci, di prestarci i servizi, la cura, l’assistenza che la Costituzione prevede per tutti gli italiani, ovunque residenti.

Il maggior pregio dell’editoriale non è l’originalità, perché già altre volte il Direttore e non egli soltanto, ha illustrato certi aspetti sconcertanti della nostra specifica situazione, della inadeguatezza dei servizi consolari per noi che in Italia vengono prestati come si deve dalla pubblica amministrazione ai cittadini là residenti e che invece qui, a Buenos Aires, o a Rosario o in altre città grandi e piccole dell’Argentina, potrebbero essere validi, se fossimo centinaia o migliaia di cittadini  - di fatto e/o di diritto - mentre siamo milioni. E sembrerebbe che a Roma non lo sappiano!

Invece, leggendo l’editoriale, si vede che lo sanno, tanto che il patrio governo, per evitare che gli italiani di qui debbano fare la fila per recarsi al Consolato, ha acquistato tempo fa un edificio molto più grande, bello, centrale, funzionale ma... chiuso! E nessuno sa se e quando sarà aperto.

Tu sai, caro Lettore, che é così e lo sanno anche a Roma. Per questo io, pur sottoscrivendo ogni riga dell’editoriale odierno, avrei però cambiato il titolo, preferendo la prima riga di questa Finestra.

Consolato o monumento?  Mi pare che sarebbe un titolo più rispondente al testo. Ma passiamo ad altro. Se ascolti e vedi i telegiornali, o leggi abitualmente il “Corriere della Sera” che, per sua confessione, appoggia l’attuale governo di centrosinistra, avrai notato come tutto o almeno tanto è cambiato in meno di cento giorni.

 

Complimenti

Prima, nei cinque anni del governo Berlusconi di centrodestra le parole d’ordine dell’opposizione erano tre: 1) Far rientrare i reparti dell’esercito italiano che, per volere di Berlusconi e di Bush erano in missione all’estero: Iraq, l’Afganistan, ecc.  2) cambiare governo perché Berlusconi rovinava l’economia nazionale, 3) cambiare i responsabili della RAI perché l’informazione era al servizio del governo.  In appoggio di queste esigenze venivano spesso citati articoli di giornali francesi, inglesi, tedeschi o americani, nei confronti del Cavaliere e del suo governo e della sua politica. E adesso? 1) Non solo non si organizzano proteste per far rientrare i reparti italiani, ma mandiamo reparti nel Libano anzi assumiamo il comando dell’operazione decisa dall’ONU; 2) Il commissario Ue ai conti pubblici italiani, lo spagnolo Almunia ci invita con fermezza a rispettare gli impegni di stabilità e crescita, già assunti; con tanta fermezza che il premier Prodi - che per 5 anni è stato alla guida dell’Ue - ha risposto: “Avrei voluto che avessero usato lo stesso rigore in passato”, mentre in passato sconti e rinvii erano stati concessi a Francia e Germania, senza nessuna protesta di Prodi e di tutta la dozzina di partiti di sinistra che collaboravano con lui nella coalizione di opposizione. 3) Come se non bastasse adesso il governo del “Professore” annuncia cambiamenti al vertice della RAI perché l’informazione sia più obiettiva. E naturalmente dal governo si annuncia che i cambiamenti  “li faremo noi”, cioé loro della sinistra.

 

Bacchettate

Ma, naturalmente sono i primi due problemi a preoccupare maggiormente Prodi e i suoi collaboratori: la missione militare nel Libano (per conto mio,  - sicuro di interpretare tutti i lettori - auguro il migliore dei successi in tutti i sensi ai nostri soldati) e la finanziaria senza sconti che pretende l’Unione Europea, perché ne deriva una riduzione della spesa pubblica e quindi una politica impopolare. Perciò tante proteste dei vertici del governo, fra cui la categorica affermazione del leader dei Ds, Fassino: “Non prenderemo bacchettate!”

E’ una situazione tuttora in movimento  che il governo vorrebbe risolvere con una riforma non obbligatoria delle pensioni, cui per ora si oppongono con decisione i sindacati CGIL, CISL e UIL. Non si vede come andrà a finire e noi, qui a Buenos Aires siamo troppo lontani per vederlo. Perciò mi sembra opportuno, caro Lettore, tornare ai temi che specificamente ci riguardano come italiani residenti in Argentina. Per questo ti invito a leggere la lettera che mi scrive da Olivos una lettrice di 81 anni, che, come altri, vorrebbe sapere da me se avrà diritto all’assegno sociale.

Io so che il presidente del Consiglio Prodi e tutti gli importanti suoi collaboratori al vertice del governo hanno oggi tanti gravi e complessi problemi da affrontare - ho appena accennato ad alcuni di essi  e non vado oltre -  e da risolvere. Ma, nonostante ciò, vorrei che trovasse il pochissimo tempo necessario per leggere la lettera della sconosciuta cara lettrice di Olivos, che fra lei e la sorella e il cognato, anch’essi ottantenni deve sbarcare il lunario con la pensione minima argentina. Vorrei che la stessa lettera la leggessero il ministro degli Esteri, D’Alema, il ministro dell’Economia Padoa Schioppa, il nostro viceministro Danieli e i segretari generali dei tre sindacati, e i leader dei comunisti di prima e di adesso.

Vorrei che la leggessero e si chiedessero perché un’ottantenne che abita in Italia ha diritto alla pensione o assegno sociale e perché questo diritto viene negato invece all’ottantenne italiana che non ha fatto l’America, ma ha un bilancio attivissimo di decenni di lavoro, di onore all’Italia, di amare alla terra che ha dovuto lasciare non per piacere o turismo. Perché?  Perché? Non sono rimasti mica tanti, signor presidente Prodi: solo poche diecine di migliaia e con i milioni di euro che l’Italia deve disporre per il Libano e la Finanziaria, gli euro per loro avrebbero un valore insignificante. E allora perché no all’assegno sociale? O per Roma la solidarietà vale solo per gli immigrati africani che sbarcano a Lampedusa e non per gli emigrati in Argentina?

Concludevo la Finestra del numero scorso con un interrogativo: “Lasciamo ogni speranza ?” Lo ripeto oggi e vorrei tanto poter sperare per i nostri anziani di qui, malgrado il Libano, la Finanziaria, la RAI... (Mario Basti-Tribuna Italiana/Inform)

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UNA LETTRICE SCRIVE AL DOTT. BASTI

Avremo diritto all’assegno sociale?

Gentile Mario Basti,

mi piacerebbe sapere, se Lei può informarci attraverso la Tribuna Italiana, quando sarà uscita la legge sull’assegno  sociale, ne avrò il diritto? Sono una italoargentina di 81 anni, quando avevo quasi 7 anni e mia sorella 4 mesi, siamo con i miei genitori, per sempre ritornati in Italia nel 1932. Mio padre aveva comperato 6 appartamenti per vivere di rendita, ma con la seconda Guerra Mondiale nel 1949, abbiamo dovuto ritornare qui in Argentina. Mia sorella ora di 74, si é sposata con un argentino, io sono nubile, devo vivere con la pensione minima di qui, mia sorella, come non aveva pagato i contributi, non ha la pensione di qui; devono vivere lei e il marito con la pensione minima di qui.

Avremo il diritto all’assegno sociale? Sempre da anni leggo la Tribuna Italiana, mi é molto cara.

I miei cordiali saluti.

Olivos, Pcia. de Buenos Aires.

Alba Ameri

È un diritto di cui si parla sempre, ma che mai diviene operante, purtroppo.

Comunque speriamo; le assicuro che se ci sarà qualcosa di concreto, ne informeremo subito tutti i lettori e quindi anche lei, con la pubblicazione. Auguri! (M.B.)


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