STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana”
Consolato o... monumento? Complimenti e bacchettate!
BUENOS AIRES - Generalmente, caro Lettore,
Il maggior pregio dell’editoriale non è l’originalità,
perché già altre volte il Direttore e non egli soltanto, ha illustrato certi
aspetti sconcertanti della nostra specifica situazione, della inadeguatezza
dei servizi consolari per noi che in Italia vengono prestati come si deve dalla
pubblica amministrazione ai cittadini là residenti e che invece qui, a Buenos
Aires, o a Rosario o in altre città grandi e piccole dell’Argentina, potrebbero
essere validi, se fossimo centinaia o migliaia di cittadini - di fatto e/o di diritto - mentre siamo milioni.
E sembrerebbe che a Roma non lo sappiano!
Invece, leggendo l’editoriale, si vede che lo sanno,
tanto che il patrio governo, per evitare che gli italiani di qui debbano fare
la fila per recarsi al Consolato, ha acquistato tempo fa un edificio molto più
grande, bello, centrale, funzionale ma... chiuso! E nessuno sa se e quando sarà
aperto.
Tu sai, caro Lettore, che é così e lo sanno anche a Roma.
Per questo io, pur sottoscrivendo ogni riga dell’editoriale odierno, avrei però
cambiato il titolo, preferendo la prima riga di questa Finestra.
Consolato
o monumento? Mi pare che sarebbe un titolo
più rispondente al testo. Ma passiamo ad altro. Se ascolti e vedi i telegiornali,
o leggi abitualmente il “Corriere della Sera” che, per sua confessione, appoggia
l’attuale governo di centrosinistra, avrai notato come tutto o almeno tanto
è cambiato in meno di cento giorni.
Complimenti
Prima,
nei cinque anni del governo Berlusconi di centrodestra le parole d’ordine dell’opposizione
erano tre: 1) Far rientrare i reparti dell’esercito italiano che, per volere
di Berlusconi e di Bush erano in missione all’estero: Iraq, l’Afganistan, ecc.
2) cambiare governo perché Berlusconi rovinava l’economia nazionale,
3) cambiare i responsabili della RAI perché l’informazione era al servizio del
governo. In appoggio di queste esigenze venivano spesso
citati articoli di giornali francesi, inglesi, tedeschi o americani, nei confronti
del Cavaliere e del suo governo e della sua politica. E adesso? 1) Non solo
non si organizzano proteste per far rientrare i reparti italiani, ma mandiamo
reparti nel Libano anzi assumiamo il comando dell’operazione decisa dall’ONU;
2) Il commissario Ue ai conti pubblici italiani, lo spagnolo Almunia ci invita
con fermezza a rispettare gli impegni di stabilità e crescita, già assunti;
con tanta fermezza che il premier Prodi - che per 5 anni è stato alla guida
dell’Ue - ha risposto: “Avrei voluto che avessero usato lo stesso rigore in
passato”, mentre in passato sconti e rinvii erano stati concessi a Francia e
Germania, senza nessuna protesta di Prodi e di tutta la dozzina di partiti di
sinistra che collaboravano con lui nella coalizione di opposizione. 3) Come
se non bastasse adesso il governo del “Professore” annuncia cambiamenti al vertice
della RAI perché l’informazione sia più obiettiva. E naturalmente dal governo
si annuncia che i cambiamenti “li faremo
noi”, cioé loro della sinistra.
Bacchettate
Ma,
naturalmente sono i primi due problemi a preoccupare maggiormente Prodi e i
suoi collaboratori: la missione militare nel Libano (per conto mio, - sicuro di interpretare tutti i lettori - auguro
il migliore dei successi in tutti i sensi ai nostri soldati) e la finanziaria
senza sconti che pretende l’Unione Europea, perché ne deriva una riduzione della
spesa pubblica e quindi una politica impopolare. Perciò tante proteste dei vertici
del governo, fra cui la categorica affermazione del leader dei Ds, Fassino:
“Non prenderemo bacchettate!”
E’
una situazione tuttora in movimento che
il governo vorrebbe risolvere con una riforma non obbligatoria delle pensioni,
cui per ora si oppongono con decisione i sindacati CGIL, CISL e UIL. Non si
vede come andrà a finire e noi, qui a Buenos Aires siamo troppo lontani per
vederlo. Perciò mi sembra opportuno, caro Lettore, tornare ai temi che specificamente
ci riguardano come italiani residenti in Argentina. Per questo ti invito a leggere
la lettera che mi scrive da Olivos una lettrice di 81 anni, che, come altri,
vorrebbe sapere da me se avrà diritto all’assegno sociale.
Io
so che il presidente del Consiglio Prodi e tutti gli importanti suoi collaboratori
al vertice del governo hanno oggi tanti gravi e complessi problemi da affrontare
- ho appena accennato ad alcuni di essi e non vado oltre - e da risolvere. Ma, nonostante ciò, vorrei che
trovasse il pochissimo tempo necessario per leggere la lettera della sconosciuta
cara lettrice di Olivos, che fra lei e la sorella e il cognato, anch’essi ottantenni
deve sbarcare il lunario con la pensione minima argentina. Vorrei che la stessa
lettera la leggessero il ministro degli Esteri, D’Alema, il ministro dell’Economia
Padoa Schioppa, il nostro viceministro Danieli e i segretari generali dei tre
sindacati, e i leader dei comunisti di prima e di adesso.
Vorrei
che la leggessero e si chiedessero perché un’ottantenne che abita in Italia
ha diritto alla pensione o assegno sociale e perché questo diritto viene negato
invece all’ottantenne italiana che non ha fatto l’America, ma ha un bilancio
attivissimo di decenni di lavoro, di onore all’Italia, di amare alla terra che
ha dovuto lasciare non per piacere o turismo. Perché? Perché? Non sono rimasti mica tanti, signor
presidente Prodi: solo poche diecine di migliaia e con i milioni di euro che
l’Italia deve disporre per il Libano e
Concludevo
__________
UNA
LETTRICE SCRIVE AL DOTT. BASTI
Avremo diritto all’assegno sociale?
Gentile
Mario Basti,
mi piacerebbe sapere, se Lei può informarci attraverso
Avremo il diritto all’assegno sociale? Sempre da anni
leggo
I miei cordiali saluti.
Olivos,
Pcia. de Buenos Aires.
Alba
Ameri
È un diritto
di cui si parla sempre, ma che mai diviene operante, purtroppo.
Comunque speriamo;
le assicuro che se ci sarà qualcosa di concreto, ne informeremo subito tutti
i lettori e quindi anche lei, con la pubblicazione. Auguri! (M.B.)