STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” del 6.9.2006 l’editoriale del direttore Marco Basti
Mentre continuano a passare i giorni
A quando il trasferimento del Consolato
generale di Buenos Aires nella nuova sede?
BUENOS AIRES - Siamo già a settembre, fra poco arriverà
la primavera e con essa giornate più
miti. Una buona notizia per tanti connazionali che ogni mattina, molto prima
che si aprano le porte del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires, sono
costretti a fare le file quando il sole appena si fa intravedere e quando il
freddo è ancora intenso. Una buona notizia che ci porta la nuova stagione -
speriamo che effettivamente cominci ad aumentare la temperatura - visto che
dall’Italia non arriva nemmeno l’eco lontana di qualche decisione che faccia
presagire l’avvio del trasloco alla nuova - ormai non tanto - sede consolare.
Infatti, chi con ansia attende l’inaugurazione della
sede di via Reconquista, non può fare a meno di notare che, mentre nel vecchio
palazzo di via Marcelo T. de Alvear continuano ad esserci le file, l’attesa,
i malumori e la confusione all’inizio di ogni mattina, il nuovo palazzo, più
grande, più comodo, più accogliente, più moderno, rimane in attesa, come se
fosse lo sposo che attende la sposa davanti all’altare. Il prete è pronto, la
chiesa è tutta infiorata, ognuno veste gli abiti migliori, c’è anche la gente
fuori che aspetta, ma la sposa non si decide ad arrivare.
Lo stesso vale per la nuova sede consolare. Ormai non
si vedono più operai al lavoro, i lavori di restauro o adeguamento sembrano
finiti, è già tutto pulito e dietro alle porte ci sono le guardie. Ma del trasferimento
nel nuovo edificio non ci sono notizie.
Che cosa manca ancora? Ci sono lavori da fare? Manca
qualche firma di qualche funzionario romano? Ci vuole una visita ufficiale per
l’inaugurazione definitiva (perché di inaugurazioni sono già state fatte tre)?
Quale è la ragione per la quale un palazzo di otto piani
acquistato quattro anni fa per diventare la nuova, necessaria sede del Consolato
generale d’Italia a Buenos Aires, dopo che i lunghi lavori di adeguamento sembrano
essere stati conclusi, non viene abilitato, utilizzato e reso disponibile per
consentire ai nostri connazionali, almeno, di non dover fare la fila fuori dalla
sede consolare? Perché viene rinviata la decisione di un trasloco che consentirebbe
almeno, di non continuare a dare l’immagine di consolato di Paese di terzo mondo
o, come fu descritto perfettamente dall’ex ministro Tremaglia, indegno di un
Paese civile?
Non lo sappiamo con certezza, ma supponiamo che i diplomatici
italiani in Argentina, hanno tutto l’interesse a fare il trasloco e ad avviare
il trasferimento verso la nuova sede. La vergogna che proviamo noi quando vediamo
le file, dev’essere uguale a quella che
sentono loro. Inoltre, per quanto riguarda specificamente chi lavora in quel
palazzo assediato che è la sede di Marcelo
T. de Alvear, diplomatici, funzionari o impiegati, non potrà che vivere come
una liberazione il trasferimento verso il palazzo di via Reconquista. Per il
Console generale Vigo, che sta per concludere la sua missione, non potrebbe
esserci un finale migliore che il taglio dei nastri - per la volta buona - dell’inaugurazione
della nuova sede.
Qual è allora il motivo per il quale non è stato fatto
ancora il trasferimento?
Sarà che il governo è tanto impegnato con l’emergenza
immigrati che non ha il tempo di pensare agli italiani all’estero nemmeno per
autorizzare il trasloco verso una sede già pronta? Sarà che quella sede potrebbe
essere troppo grande per la quantità di personale che pensano di assegnarle?
Forse il governo spera di includere le spese del trasferimento nella prossima
Finanziaria, facendo trascorrere qualche mese in più, tanto, chi li vede gli
anziani italiani di qui in fila davanti al Consolato? Infatti, l’immagine con
cui abitualmente Rai International presenta la nostra comunità, la sua determinante
presenza più che centenaria, la quantità di cittadini qui residenti, la attivissima
partecipazione al voto, è quella della fila davanti al Consolato. Ma Rai
International la vediamo solo noi italiani residenti all’estero. Le immagini
degli immigrati clandestini in Sicilia invece si possono vedere in ogni tg e
in tutti i quotidiani.
Non si tratta certo di mettere a confronto le tragedie
dei disgraziati portati dalla disperazione a tentare la via dell’immigrazione
illegale, con i drammi dei cittadini italiani che furono costretti a emigrare
- rispettando però ognuna delle leggi di espatrio e di immigrazione sia italiane
che argentine - che oggi devono fare una pratica al Consolato. Si tratta invece
di reclamare che lo Stato italiano riconosca ai suoi cittadini residenti all’estero,
la stessa dignità umana che lo obbliga a soccorrere gli immigrati illegali che
giungono alle sue coste. Non è che gli anziani italiani che sono costretti a
fare le file siano in pericolo di morte come i clandestini, o per lo meno -
pensando ai rischi di viaggiare nel Gran Buenos Aires quando è ancora
buio e al freddo e alle lunghe attese e alle tensioni che sopportano fino a
che riescono a presentare le carte ai banconi - non lo sono in un grado tanto
elevato come quelli che attraversano il mare in imbarcazioni di fortuna. Ma
la loro dignità umana è la stessa. Se poi vogliamo parlare dei loro diritti
come cittadini...
C’è da augurarsi quindi che le autorità diplomatiche
e consolari insistano presso i responsabili della Farnesina e questi, se necessario,
presso i massimi responsabili del governo. Che il Comites di Buenos Aires, come
organo di rappresentanza eletto col voto democratico dagli italiani della Circoscrizione,
insista presso le autorità consolari per ottenere concrete risposte. E che i
nostri parlamentari si facciano sentire, protestando pubblicamente, visto che
le richieste personalmente che sicuramente hanno presentato a chi di dovere,
sembrano rimaste inascoltate.
L’interrogazione parlamentare, come ha spiegato giorni
fa l’on. Merlo, è un buon strumento per ottenere risposte concrete dai responsabili
del governo. Speriamo che le presentino, che queste risposte arrivino o che
il trasferimento avvenga fra poco, e quindi che non sia necessaria l’interrogazione.
Ma lo sposo non può continuare ad aspettare per tutta
la vita. O gli sposi, visto che la situazione del Consolato in Buenos Aires
si ripete in altre sedi, come a Rosario, a Lomas de Zamora, ecc. Dove fra l’altro
non c’è nemmeno la prospettiva di una sposa. Leggasi nuova sede consolare. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)
(marcobasti@tribunaitaliana.com.ar)