DIRITTI
UMANI
In
collaborazione con Istituto per la cooperazione
allo sviluppo (Ics) di Alessandria e Goc-Der di Istanbul
“La terra del silenzio”: esce in Italia
la ricerca sul trasferimento forzato dei kurdi in Turchia
ROMA – “La ricerca affronta la situazione socio-economica
e culturale di uomini e donne costretti a lasciare la loro terra, il lavoro,
la casa; racconta le violazioni dei diritti e le vessazioni a cui sono sottoposti,
la pena dell’esodo e la vita nelle zone teatro del conflitto militare.
I protagonisti di questa ricerca sono le persone, le famiglie che migrano senza
volerlo e lo sfondo della loro testimonianza è sempre il desiderio di tornare
indietro”. Nelle parole Sefika Gürbüz, direttrice del Göc-Der (Associazione
dei Migranti per la Cooperazione Sociale e la Cultura di Istanbul), il senso
de “La terra del silenzio” l’indagine che getta luce sul trasferimento forzato
dei cittadini kurdi in Turchia ( e da questo mese anche nelle librerie italiane
per i tipi Infinito edizioni, collana Orienti).
Committente della ricerca è stata l’Associazione Göc-Der
che ne ha affidato la realizzazione al sociologo Mehmet Barut, esperto
di fenomeni migratori. Il libro, a cura di Giuseppe Rinaldi e con introduzione
di Marco Revelli, è realizzato in collaborazione con l’Istituto per la cooperazione
allo sviluppo (Ics) di Alessandria. Gli operatori hanno intervistato un campione
di 2.139 famiglie (circa 18.000 persone). La ricerca è costata a Sefika Gurbuz e a Mehmet
Barut -– considerato un grande intellettuale dall’opinione pubblica nel Kurdistan
turco - anche l’accusa in Turchia di
incitare all’odio razziale.
“Trenta milioni di curdi – ricorda Barbara Laveggio,
direttore dell’Ics - abitano da sempre un territorio che oggi è diviso tra la
Turchia, l’Iran, l’Iraq e la Siria. Il Kurdistan turco è la regione più ampia
e popolosa dell’area culturale curda, ma anche la più politicamente travagliata.
Quindici anni di repressione da parte del governo turco - che ha negato i diritti
fondamentali dei curdi e ha tentato la cancellazione della loro identità culturale
- e di lotta armata hanno lasciato un’eredità pesante: 4.000 villaggi distrutti,
migliaia di persone scomparse, incarcerate
o uccise, 4 milioni di persone trasferite con la forza”. Questo volume rappresenta
dunque “prima di tutto la testimonianza di questa tragedia dimenticata” ed “esprime
l’oblio calato sul dramma del popolo curdo che merita invece di essere portato
all’attenzione dell’opinione pubblica e della classe politica, oggi più che
mai, nel momento in cui la Turchia anela a diventare membro dell’Unione Europea”.
“Al di là delle ideologie e delle lacerazioni di parte, solo attraverso
una rigorosa ricerca scientifica - sottolinea ancora Laveggio - è stato
possibile documentare con chiarezza quale sia oggi l’effettiva situazione dei
cittadini curdi trasferiti con la forza, quale sia stata l’entità dei diritti
umani violati e quali siano i loro bisogni e le loro rivendicazioni” .
La ricerca è anche il risultato di una significativa
esperienza di cooperazione decentrata. Laveggio riassume questa storia di cooperazione:
“Nelle elezioni amministrative nel ‘99, l’Hadep (il partito filo-curdo
riconosciuto dal governo) , ottenne la maggioranza in una quarantina di comuni
nell’area curda della Turchia. Il sindaco di Van, una delle principali città,
lanciò allora un appello alla Federazione mondiale delle città unite (Fmcu),
invitando i sindaci europei a visitare il Kurdistan. Una delegazione alessandrina
accettò l’invito, nella convinzione che il superamento dell’isolamento internazionale
di quell’area potesse costituire un passo importante verso la pace e lo sviluppo.
Da quella visita si aprì e si consolidò una nuova prospettiva di relazioni internazionali
e di cooperazione allo sviluppo, basata sui contatti diretti tra le amministrazioni
locali di pari grado per affrontare i problemi della gestione urbana.
La Provincia e il Comune di Alessandria raccolsero la
sfida attraverso l’Ics, l’Istituto per la Cooperazione allo Sviluppo,
un organismo agile ed efficace operante in materia di cooperazione internazionale
e di educazione interculturale, che avevano costituito, in consorzio insieme
ad altri comuni, fin dal 1991. L’Ics ha così promosso e coordinato alcune
attività che hanno dato respiro e concretezza alle relazioni intrecciate, contribuendo
a realizzare uno dei primi progetti di cooperazione internazionale nel Kurdistan
turco. Attraverso un finanziamento del comune di Alessandria è stato realizzato
il potenziamento dell’acquedotto di Bostanici, un sobborgo di Van. Dapprima
l’erogazione dell’acqua avveniva in due brevi fasce orarie. Ora, grazie all’aggiunta
di un nuovo pozzo e all’ampliamento della rete di distribuzione, la fornitura
alle 1.000 case in cui vivono circa 10.000 persone è continua. Le opere idrauliche
sono state inaugurate dai sindaci di Alessandria e di Bostanici, significativamente
entrambi donne, nell’aprile 2006. Il progetto ha anche offerto l’occasione di
rafforzare i legami istituzionali e lo scambio di competenze tecniche. Nell’ambito
delle attività di interscambio, l’Ics, unendo le proprie risorse economiche
a quelle della provincia di Alessandria, dei comuni di Arquata Scrivia, Casale
Monferrato, Castellazzo Bormida, dello Spi - Cgil di Torino e dell’Associazione
Calebasse di Alessandria, ha finanziato la realizzazione della ricerca
di cui si tratta nel presente volume, nonché la divulgazione dei risultati attraverso
la loro traduzione in inglese e in italiano”.
“Una riflessione di fondo – conclude Laveggio -
permea lo spirito di tutte queste attività: in
un mondo sempre più interconnesso, nessuna realtà è autosufficiente e
il problema del divario di sviluppo delle diverse aree del pianeta e delle violazioni
dei diritti umani coinvolge tutti direttamente. Questa è una sfida che
gli enti locali e i cittadini sono chiamati ad affrontare, tessendo reti di
alleanze e mettendo in campo le eccellenze delle proprie comunità”. (Inform)