STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Lo
scrittore istriano Milan Rakovac su “La Voce
del Popolo” di Fiume
Del sì del da dello ja. Bilinguismo reale.
Ossia, gli euro-dietini “riavviare
FIUME - Bilinguismo istrian, meno mal! E cussi anche
voi altri, Taliani domaći-nostrani, finalmente gavè più aria, in Istria,
terra vostra come nostra! E iera l'ora, o cossa, dopo più di sessant'anni???!!!
Il bilinguismo reale istriano come forza motrice del
plurilingismo pancroato? Sono rimasto piacevolmente sorpreso quando l'HTV, giorni
fa, ha connotato positivamente la definitiva (e formale!) realizzazione del
bilinguismo in Istria, (“così ora impareremo anche le denominazioni italiane
istriane”), e nello stesso tempo ci ha citati quale bell'esempio per il Paese,
rispettivamente per i territori nei quali vivono altri gruppi etnici.
Gli italiani di queste terre, attendono questo traguardo
da sessantuno anni, mentre la DDI ha confermato lo Statuto istriano – per il
quale a suo tempo ha dovuto abbandonare la coalizione “di sinistra” al potere
e questa, la Coalizione, ha perso proprio per tale motivo le precedenti elezioni!!!
Nel contempo, la DDI con una mossa del genere ha acquisito
una nuova legittimità europea, come per la stessa Istria, così per l'intera
Croazia, nei confronti in primo luogo dell'Italia ma anche dell'UE. Si avvicinano
le elezioni parlamentari, i sondaggi dicono che i due megapartiti sono praticamente
alla pari (l'HDZ naviga sul 35 per cento, l'SDP sul 32 per cento), sicché la
DDI sarà sicuramente un partner di coalizione desiderabile per “riavviare la
Croazia” (lo slogan elettorale dell'HDZ), ora quando è evidente che il nostro
euro-countdown è un lavoro molto serio e non una formalità, e quando la nazione
ha compreso che i diritti delle minoranze (benvenuti gli alloggi per i serbi
che rientrano, ma anche critiche all'idea di edificare “ghetti”...); la libertà
di stampa (lo “zampino” statale sull' HRT, la Hina ecc...); e infine il sistema
giudiziario (corruzione, criminalità, crimini di guerra...) sono problemi della
società croata e non solamente un'invenzione dovuta alle “pressioni” dell'Occidente.
Parimenti, l'Istria (DDI) in questo contesto è un esempio
per la prossima regionalizzazione del Paese, - un'altra condizione europea (che
deve venire rispettata anche dall'affiliata Slovenia!). Perché, pur essendo
solamente una contea (e non una regione!), ed essendo parte del rigido sistema
centralizzato (al primo posto il sistema fiscale), già da una quindicina d'anni
(politicamente, socialmente, culturalmente e in parte economicamente) si comporta
de facto come una regione, e Zagabria, magari malvolentieri, tollera tutto ciò,
da Tuđman passando per Račan fino a Sanader.
I recenti annunci di Nino Jakovčić, ad esempio,
sulla volontà di ottenere l'autonomia per l'Istria; principalmente finanziaria,
economica, naturalmente, quindi anche politica, fino a poco tempo fa avrebbero
scatenato una valanga di proteste e di condanne in tutto il Paese ma questa
volta sono stati a malapena notati; evidentemente il Paese matura, come pure
la società, l'opinione pubblica, i media. O, in altre parole, l'Istria nel passato
periodo ha dimostrato con i fatti che è più efficace delle altre parti del Paese,
proprio perché insiste nelle specificità, nelle particolarità, nei particolari
programmi di sviluppo. Principalmente questi programmi di sviluppo, hanno dimostrato
all'intero Paese che non è necessaria la “tyconizzazione” e la svendita delle
risorse per raggiungere una data dinamica economica; perché l'agriturismo, la
viticoltura e l'olivicoltura istriani come, in generale gli incentivi alla “piccola
economia” si dimostrano come possibile via per lo sviluppo...
Ciò che credo debba venire particolarmente sottolineato
(a prescindere dal centralismo partitico interno), è il regionalismo istriano
il quale, forse proprio per la sua posizione di relativa opposizione nel Paese,
viene inteso innanzitutto come una nuova ideologia più che rimanere nell'ambito
del classico significato del partitismo.
Sebbene il regionalismo istriano mantenga forse appena
la territoralità come base ideologica, l'evolversi stesso delle condizioni (interne
ed estere) lo condiziona e lo include in alcuni vecchi e in alcuni nuovi collettivismi,
anche se alle volte solamente retorici.
L'Istria plurietnica (e non solamente per noi “autoctoni”
- fatto che ci fa onore), multiculturale, tollerante, umana, antifascista (democratica!),
l'Istria tollerante matura per il perdono di quanto fatto e di quanto subito;
non si tratta solamente di connotati retorici del regionalismo istriano, ma
specialmente e principalmente delle sue fondamentali direttrici ideologiche.
Ovviamente, anche il fatto che di recente sia stata fatta
giustizia storica nei confronti degli italiani di queste terre può fare solamente
onore all'Istria (ma anche a tutta la Croazia). Come pure la necessità di un
medesimo trattamento per tutti i gruppi minoritari in ogni parte del Paese.
Il modello istriano, e non solamente quando si tratta dei gruppi etnici, può
servire alla Croazia come un'accelerazione importante per l'autoeuropeizzazione,
perché di pari passo alla prosecuzione degli screening, emergono problemi quali
la discriminazione degli stranieri (i cittadini dell'Italia, per ora!) nella
compravendita di immobili, anche se formalmente tutti gli acquirenti stranieri
sono uguali davanti la legge. Ma di questo, un'altra volta...(Milan Rakovac-La
Voce del Popolo)
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