INFORM - N. 163 - 4 settembre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Lo scrittore istriano Milan Rakovac su “La Voce  del Popolo” di Fiume 

Del sì del da dello ja. Bilinguismo reale. Ossia, gli euro-dietini “riavviare la Croazia

 

FIUME - Bilinguismo istrian, meno mal! E cussi anche voi altri, Taliani domaći-nostrani, finalmente gavè più aria, in Istria, terra vostra come nostra! E iera l'ora, o cossa, dopo più di sessant'anni???!!!

Il bilinguismo reale istriano come forza motrice del plurilingismo pancroato? Sono rimasto piacevolmente sorpreso quando l'HTV, giorni fa, ha connotato positivamente la definitiva (e formale!) realizzazione del bilinguismo in Istria, (“così ora impareremo anche le denominazioni italiane istriane”), e nello stesso tempo ci ha citati quale bell'esempio per il Paese, rispettivamente per i territori nei quali vivono altri gruppi etnici.

Gli italiani di queste terre, attendono questo traguardo da sessantuno anni, mentre la DDI ha confermato lo Statuto istriano – per il quale a suo tempo ha dovuto abbandonare la coalizione “di sinistra” al potere e questa, la Coalizione, ha perso proprio per tale motivo le precedenti elezioni!!!

Nel contempo, la DDI con una mossa del genere ha acquisito una nuova legittimità europea, come per la stessa Istria, così per l'intera Croazia, nei confronti in primo luogo dell'Italia ma anche dell'UE. Si avvicinano le elezioni parlamentari, i sondaggi dicono che i due megapartiti sono praticamente alla pari (l'HDZ naviga sul 35 per cento, l'SDP sul 32 per cento), sicché la DDI sarà sicuramente un partner di coalizione desiderabile per “riavviare la Croazia” (lo slogan elettorale dell'HDZ), ora quando è evidente che il nostro euro-countdown è un lavoro molto serio e non una formalità, e quando la nazione ha compreso che i diritti delle minoranze (benvenuti gli alloggi per i serbi che rientrano, ma anche critiche all'idea di edificare “ghetti”...); la libertà di stampa (lo “zampino” statale sull' HRT, la Hina ecc...); e infine il sistema giudiziario (corruzione, criminalità, crimini di guerra...) sono problemi della società croata e non solamente un'invenzione dovuta alle “pressioni” dell'Occidente.

Parimenti, l'Istria (DDI) in questo contesto è un esempio per la prossima regionalizzazione del Paese, - un'altra condizione europea (che deve venire rispettata anche dall'affiliata Slovenia!). Perché, pur essendo solamente una contea (e non una regione!), ed essendo parte del rigido sistema centralizzato (al primo posto il sistema fiscale), già da una quindicina d'anni (politicamente, socialmente, culturalmente e in parte economicamente) si comporta de facto come una regione, e Zagabria, magari malvolentieri, tollera tutto ciò, da Tuđman passando per Račan fino a Sanader.

I recenti annunci di Nino Jakovčić, ad esempio, sulla volontà di ottenere l'autonomia per l'Istria; principalmente finanziaria, economica, naturalmente, quindi anche politica, fino a poco tempo fa avrebbero scatenato una valanga di proteste e di condanne in tutto il Paese ma questa volta sono stati a malapena notati; evidentemente il Paese matura, come pure la società, l'opinione pubblica, i media. O, in altre parole, l'Istria nel passato periodo ha dimostrato con i fatti che è più efficace delle altre parti del Paese, proprio perché insiste nelle specificità, nelle particolarità, nei particolari programmi di sviluppo. Principalmente questi programmi di sviluppo, hanno dimostrato all'intero Paese che non è necessaria la “tyconizzazione” e la svendita delle risorse per raggiungere una data dinamica economica; perché l'agriturismo, la viticoltura e l'olivicoltura istriani come, in generale gli incentivi alla “piccola economia” si dimostrano come possibile via per lo sviluppo...

Ciò che credo debba venire particolarmente sottolineato (a prescindere dal centralismo partitico interno), è il regionalismo istriano il quale, forse proprio per la sua posizione di relativa opposizione nel Paese, viene inteso innanzitutto come una nuova ideologia più che rimanere nell'ambito del classico significato del partitismo.

Sebbene il regionalismo istriano mantenga forse appena la territoralità come base ideologica, l'evolversi stesso delle condizioni (interne ed estere) lo condiziona e lo include in alcuni vecchi e in alcuni nuovi collettivismi, anche se alle volte solamente retorici.

L'Istria plurietnica (e non solamente per noi “autoctoni” - fatto che ci fa onore), multiculturale, tollerante, umana, antifascista (democratica!), l'Istria tollerante matura per il perdono di quanto fatto e di quanto subito; non si tratta solamente di connotati retorici del regionalismo istriano, ma specialmente e principalmente delle sue fondamentali direttrici ideologiche.

Ovviamente, anche il fatto che di recente sia stata fatta giustizia storica nei confronti degli italiani di queste terre può fare solamente onore all'Istria (ma anche a tutta la Croazia). Come pure la necessità di un medesimo trattamento per tutti i gruppi minoritari in ogni parte del Paese. Il modello istriano, e non solamente quando si tratta dei gruppi etnici, può servire alla Croazia come un'accelerazione importante per l'autoeuropeizzazione, perché di pari passo alla prosecuzione degli screening, emergono problemi quali la discriminazione degli stranieri (i cittadini dell'Italia, per ora!) nella compravendita di immobili, anche se formalmente tutti gli acquirenti stranieri sono uguali davanti la legge. Ma di questo, un'altra volta...(Milan Rakovac-La Voce del Popolo) 

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