ASSOCIAZIONI
"L'Altra Sicilia"sull'identità
nazionale siciliana
BRUXELLES
- Leggiamo dall'inserto "Domenica" de Il Sole 24 ore del 13 agosto
2006 un articolo dal titolo "
Il
passato greco di buona parte d'Italia, al contrario, non era un buon ingrediente
per la nuova coscienza nazionale dell'Italia unita (che aveva in Roma il suo
centro di gravità) e si prestava male anche alla definizione di coscienze locali,
contraddittorie rispetto all'idea unificante di un'Italia tutta governata da
Roma. A questo scopo "serviva" assai di più il passato autoctono,
romano, italico o etrusco. Le antichità regionali della Penisola furono, ciò
nonostante, esplorate ... ma quella greca non poteva essere che una fra esse
...e in ogni caso interessava solo l'Italia meridionale e
Le
avessimo scritte noi de L'Altra Sicilia-Antudo queste note avrebbero detto che
siamo i soliti eversivi anti-nazionali. Il vero fatto è che il sud estremo d'Italia
(Calabria e Salento) e
Di
questa identità super-classica erano consapevoli i "nazionalisti"
del Settecento siciliano che si sentivano più greci dei neo-greci e più latini
degli italiani, che sentivano la poesia arcadica come una sorta di genere letterario
nazionale, come lo stesso vate Giovanni Meli, il quale seppe infondere ad un
aulico e spento genere letterario la forza poetica di una Sicilia antichissima
che risaliva a Teocrito.
Ma
questa identità siciliana,che al di là dello Stretto diventava del tutto "nazionale"
anche per la persistenza plurisecolare di uno stato-nazione nato da una rivoluzione
nazionale (il Vespro), si doveva nascondere dopo l'Unità d'Italia, almeno nella
cultura ufficiale, proprio come dice il fondo del Sole 24 ore. I Siciliani dovevano
essere "italiani" e basta, a costo di importare in Sicilia (come si
fece nel fascismo) modelli architettonici "rinascimentali" alieni
o a costo di dire, con il Croce e Gentile, che la cultura siciliana era "sequestrata"
per secoli alla comunità italiana, incapace di esprimere un linguaggio artistico
originale, ... vergognose sono le pagine del filosofo napoletano contro un barocco
che non conosceva ...vergognose le parole del filosofo siciliano che non capiva
che per secoli
Non
si doveva sapere di quel buon 50/60 % di sangue e cultura greca, in gran parte
dorica, che ci portiamo dentro. Gli studenti siciliani dovevano conoscere più
Pericle (ateniese) che non i Dionigi (Siracusani). Non si doveva e non si deve
sapere che tra il '300 e il '400
Non
si doveva e non si deve sapere. La storia già era scritta e inculcata negli
scolaretti sin dai primi anni: solo dominazioni! Solo dominazioni fino al "redentore"
Garibaldi. Ma sotto la cenere covava la resistenza di intellettuali coraggiosi,
bollati dai ruffiani del potere italico come "sicilianisti", come
lo storico Padre Ignazio Sucato, prete ed instancabile amante delle cose siciliane,
il quale faceva risalire l'idioma siciliano non dalla "corruzione"
del latino ma addirittura del "siculo" a quello assai affine e riconoscendo
i debiti fondamentali nei confronti del greco e del francese, e quindi attribuendo
al siciliano un'antichità pari solo a quella dell'ebraico.
Invenzione?
Realtà? Amore cieco per la propria Terra?
Forse sì, ma meglio questo all'oblio
impostoci per renderci orfani di identità, come figli strappati ai genitori
ed orbati soprattutto della loro memoria, costretti ad amare una matrigna che
- come diceva Buttita - "ni chiama figghi pi nciuria"! (l’Altra Sicilia/Inform)