ITALIANI
ALL’ESTERO
Sta
per concludersi il viaggio di Migrantes e Ucemi in Sud America
Don Domenico Locatelli e Luigi Papais
fra le comunità italiane
in America Latina
ROMA - Si concluderà il prossimo 1 settembre il viaggio
che don Domenico Locatelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale
degli Italiani nel Mondo, sta compiendo in Sud America per incontrare i sacerdoti
che operano a fianco degli italiani, conoscere le loro parrocchie, le istituzioni
della Chiesa locale nonché quelle pubbliche italiane.
Il viaggio - accompagnato da Luigi Papais Vice Presidente
dell’UCEMI, l’Unione delle Associazione cattoliche di Emigrazione Italiana -
è iniziato da Maracaibo, in Venezuela che conta una significativa collettività
italiana. Qui la parrocchia italiana è gestita dai padri rosminiani ed è dedicata
a San Francesco, con annessa un collegio scolastico che accoglie 1200 allievi
e la casa per gli anziani. Nel corso della visita l’incontro con il Presidente
della Conferenza Episcopale Venezuelana, Mons. Ubaldo Santana Quinquera con
il quale si è parlato del fenomeno dell’emigrazione, delle iniziative della
Fondazione Migrantes della Chiesa Italiana e sulle prospettive della Chiesa
venezuelana per rispondere ai bisogni pastorali che i venezuelani emigrati in
America o in Europa pongono alle chiese locali.
“Si constata - ci dice don Locatelli - l’avvenuta e felice
integrazione della colonia italiana nel tessuto locale anche se c’è la necessità
di coinvolgere gli italiani nelle novità del momento presente che non è facile.
Un messaggio per un impegno rinnovato e rispondente ai bisogni attuali. Gli
italiani si sentono smarriti per la drammatica insicurezza esistente, la loro
ansia trova spazio nella preoccupazione della Conferenza Episcopale che individua
il pericolo e la sofferenza più grande soprattutto nella divisione del paese
dovuta alle scelte politiche”. Molti gli incontri anche con gli imprenditori
italiani che abitano in questo Paese. Si registra una rilevante preoccupazione
per i continui sequestri, un tema molto sentito e che non fa notizia sui media
italiani. Si parla, infatti, di 500 atti di “sequestro a riscatto, con cifre
da capogiro ed una profonda tristezza perché ci si sente impotenti ed ogni iniziativa
di prevenzione sembra inutile”.
Altra tappa del viaggio in Venezuela è Guanara, e Valencia
che ospita oltre 10.000 italiani; e Maracay, dove ad accogliere la delegazione
della Migrantes e dell’Ucemi c’era il vescovo locale, mons. Reinaldo Del Prette,
originario della provincia di Salerno. A Maracay anche l’incontro presso la
redazione del quotidiano locale “El Aragueno”, il cui editore è la famiglia
Sindoni, che lo scorso mese di maggio ha avuto un familiare ucciso nel corso
di un sequestro per rapina. Un avvenimento che gettò nella costernazione tutta
la città di Maracay. Oggi il giornale è diretto dalla nipote che ha raccolto
la sfida e l’eredità dello zio.
Ultima tappa venezuelana è la capitale Caracas dove la
Missione Cattolica Italiana affidata ai padri scalabriniani, è presente dal
1958: qui nel 1969 la comunità italiana contava circa 90.000 connazionali. Anche
qui molta paura per la violenza, furti e rapine. “Incontrare gli italiani che
vivono quaggiù- ci dice don Locatelli - non è cosa affatto semplice, ma in ogni
caso necessaria. Lo facciamo come Migrantes, nell’intento di raccogliere elementi
di valutazione utili alla Chiesa italiana per le sue scelte future in questo
settore, lo facciamo inoltre perché tramite noi essi sentano che la Chiesa di
partenza non li ha dimenticati. Dare speranza fa parte del dovere dei cristiani
ed ancor più della Chiesa. Una Chiesa che è sì universale, ma anche particolare:
vive cioè in un determinato territorio, quello venezuelano.
A differenza di altre parti del mondo, come quelle anglo-sassoni
dove l’impatto con la lingua locale è alquanto difficile, nell’America Latina
è relativamente facile per la gente del posto comprendere e parlare lo spagnolo.
L’esigenza di liturgie in lingua italiana è perciò meno avvertita, anche se
pregare Dio nella lingua natia è sempre più spontanea e maggiormente confidenziale,
quasi fosse più diretta”.
A tener viva la fiaccola dell’italianità in questo Paese
sono le Associazioni italiane, i Clubs italo-venezuelani, ma ancor più i missionari
italiani. Nelle chiese delle Missioni Cattoliche Italiane si prega e si canta
in italiano e i missionari sono dei punti di riferimento privilegiati per gli
italiani sempre più sfiduciati dall’evolversi della situazione in modo negativo.
Ma i missionari non sono al servizio esclusivo degli italiani, aggiunge don
Locatelli: essi devono il più delle volte sovrintendere anche al territorio
e le loro missioni diventano parrocchie dove si prega in lingua spagnola. I
loro collegi, sui quali grava ora l’incognita della limitazione dell’attività
preannunciata dalle autorità statali, sono frequentati in buona parte dai venezuelani.
“É risaputo, che le comunità etniche, quella italiana
in particolare, sono le più unite tra di loro anche nel vivere le celebrazioni
liturgiche, pregare Dio nella lingua materna non è una cosa essenziale, ma agevola
certamente la spontaneità della pratica religiosa per quanti sono nati in altre
nazioni. La crisi delle vocazioni e la scarsità di clero chiama ora i laici
ad una maggiore responsabilità, aprendo una nuova stagione al protagonismo dei
laici stessi”.
Le altre tappe del viaggio sono state il Brasile, l’Argentina
e il Cile: se ne parlerà nei prossimi numeri di “Migranti-press”. (R.Iaria/Sir/Migrantes)
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