INFORM - N. 159 - 29 agosto 2006
 

MOSTRE

“Metamorfosi di un angelo”: omaggio di Buenos Aires al ‘Condor’ italiano

 

BUENOS AIRES - “Sono stranamente serena questa sera, anche se sono molto triste” ha detto Giusy D’Arrigo a L’Eco d’Italia durante l’inaugurazione a Buenos Aires della mostra d’arte ‘Metamorfosi di un angelo’ fatta in omaggio a suo fratello Angelo morto durante un incidente aereo.

Angelo D’Arrigo era un deltaplanista, primatista di traversate internazionali, che è morto precipitando con un velivolo durante una dimostrazione a Comiso, Catania, nel marzo scorso. Insieme a lui ha perso la vita Giulio De Marchis un generale dell'aeronautica in pensione,. I due erano a bordo di un piccolo aereo da turismo, alla cui guida era il generale De Marchis.

Patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura e promossa dello spazio Modena Design con l’appoggio dell’Alfa Romeo, “Metamorfosi di un angelo” é una mostra itinerante di sedici quadri che comincia da Buenos Aires e continua a New York, Los Angeles, Milano e Roma.

“Ciò  che la rende originale nell’attuale panorama artistico, è la tentazione del colore e il rischio di sottoporre la forma pura all’emozione, come se l’essenza ultima del suo atto creativo consistesse nel riportare le immagini nell’inconscio e trasferire l’inconscio sulla tavolozza e poi sulla tela”, scrive Enio Bispuri, direttore del’IIC di Buenos Aires, sul catalogo della mostra.

D’Arrigo era soprannominato "Condor", per le sue ricerche sul volo dei rapaci delle Ande e le sue imprese, che lo avevano visto impegnato nel volo libero sulle cime più alte del mondo. Di origini siculo- francesi era stato il primo a sorvolare l'Etna in eruzione, il Monte Everest e l’Aconcagua. Con le sue imprese aveva contribuito alla popolarità degli sport estremi.

All’inaugurazione, Laura Mancuso moglie di D’Arrigo e presidente della Fondazione Angelo D’Arrigo (www.angelodarrigo.com) ha ribadito il suo impegno in Perú a favore dei piú deboli: “Fra poco sarà pronto un Wawa wasi (asilo nido) per i bambini  del distretto di Pacaritambo (Cuzco). Si tratta di un progetto di solidarietà con le persone che sono meno fortunate di noi”. (María Josefina Cerutti, L’eco d’Italia/Inform)

 

 


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