INFORM - N. 158 - 28 agosto 2006
 

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “L’Eco d’Italia” di Buenos Aires 

Il Vice presidente argentino Daniel Scioli si impegna

a lavorare per gli italiani

 

BUENOS AIRES - “Impegnerò il deputato Alberto Perez a lavorare, insieme all’onorevole Ricardo Merlo, per migliorare la situazione fiscale delle associazioni italiane. Vorrei trovare un modo di esenzione impositiva e proporre un progetto che abbia che vedere con il patrimonio storico della collettività italiana”, ha detto Daniel Scioli, Vice presidente argentino durante la riunione di Fediba di venerdì  25 agosto al “Circolo Italo Argentino Liber Piemont”(*).

È la prima volta che un Vice presidente argentino, anche se in questo caso è di origine italiana, partecipa ad una riunione della collettività italiana. 

All’incontro di venerdì hanno partecipato, oltre ai presidenti delle associazioni italiane della circoscrizione consolare di Buenos Aires, l’onorevole Merlo, il Console Placido Vigo, il Consigliere dell’Ambasciata d’Italia Fabrizio Marcelli, Graziella Laino, vicepresidente del Comites, Mario Bonafina, Presidente della Liber Piemont e Pina Maineri, Presidente di Fediba che ha chiesto al Console Vigo di aiutare la collettività di San Martin perché si possa riaprire la sede del Vice consolato.

“Putroppo, ha risposto Vigo, non posso prendere un impegno per il mio successore” ed ha aggiunto che “dovete sempre sapere che il Consolato di oggi oppure quello nuovo sono la casa degli italiani”

A sua volta il Consigliere Marcelli ha ricordato l’importanza che il voto degli italiani residenti in Argentina ha avuto per le elezioni dei rappresentanti dell’America Latina: “Il 50% è arrivato da questo paese”.

L’onorevole Merlo ha spiegato i lavori che i 18 rappresentanti della Circoscrizione estero hanno svolto nei primi mesi di lavoro.

“Il deputato Ferrigno degli Stati Uniti ha presentato un progetto per il riacquisto della cittadinanza per chi l’ha persa per questioni politiche o di lavoro. Poi Luigi Pallaro al Senato, e Giuseppe Angeli ed io alla Camera abbiamo presentato un progetto di legge per il riacquisto della cittadinanza per le donne nate prima del 1948. È davvero una grandissima discriminazione nei confronti delle donne. E in fine, la deputata Marisa Bafile ha presentato un progetto per l’assegno di solidarietà per gli italiani bisognosi che hanno più di 65 anni e che sono nati in Italia”, ha segnalato Merlo.

Per quanto riguarda il progetto di Bafile, Merlo ha evidenziato che “l’AISA non è d’accordo perché non si tratta di solidarietà ma di diritti. Noi non chiediamo solidarietà ma un diritto. Così com’è in Italia deve essere all’estero”.

Merlo ha inoltre parlato del ruolo che hanno le associazioni, i Comites e il CGIE: “Oggi più che mai sono fondamentali. Dobbiamo però riorganizzare i ruoli di ognuno perché è l’unico modo di essere in contatto con chi ci ha votato”.

La riunione mensile di Fediba si è un po’ prolungata in attesa dell’arrivo del Vice presidente Scioli, che si è impegnato a lavorare per la comunità italiana. (María Josefina Cerutti, L’eco d’Italia, Buenos Aires/Inform)

(*)La Liber Piemont

Com’è noto, gli italiani che, tra la fine del XIX secolo e la fine della Seconda Guerra Mondiale, decisero di vivere in Argentina, contribuirono con il suo lavoro alla creazione di un fitto tessuto di istituzioni mutualistiche, sportive e culturali. L’alternativa all’associazionismo mutualistico fu l’associazionismo di mestiere, probabilmente embrione del sindacalismo argentino. 

All’interno di questo mondo associativo, si fondò nel 1929 la “Società Famigliare Liber Piemont” che concentra al suo interno caratteristiche ormai disperse nell’associazionismo italiano inmigrante, in quanto era una società operaia e regionalista che si costituisce con un obiettivo esplicitamente politico.

“Il 30 giugno 1929 un gruppo di lavoratori piemontesi antifascisti qui emigrati, si legge sul libro dei Verbali del 1932, si riunì per la formazione della Società Famigliare Piemontese (posteriormente Liber Piemont)”.

A sua volta nel suo programma iniziale la Liber Piemont si propone di “raggruppare tutti i piemontesi che combattono e lottano contro il fascismo e contro le cause che l’hanno provocato e riallacciarsi alle gloriose tradizioni del proletariato e delle masse lavoratrici piemontesi in generale e del proletariato torinese in particolare”, si legge ancora sui Verbali del ’32.

La Liber Piemont fu originale per il suo connotato regionale, ma non esclusiva per il suo carattere antifascista, in quanto già nel 1925 furono fondate diverse società che agivano contro l’ideologia fascista.

Durante i suoi primi mesi di vita, la Liber Piemont, si caratterizzò per un intensa lotta al fascismo ed un contatto assiduo con compatrioti italiani attraverso la corrispondenza clandestina mediata dalla resistenza francese. Lo Statuto contemplava inoltre, in caso di chiusura della società, il passaggio dei beni al Soccorso Rosso Internazionale.

Da dove venivano i primi soci? Sfortunatamente si sono persi i libri dove si registrano i primi soci ma esistono 271 schede di soci. Gli stampati, che portano una veduta di Torino con la Mole Antonelliana, indicavano nome e cognome, luogo e data di nascita e l’indirizzo in Argentina oltre al nome della persona che presenta il socio.

Di queste 271 schede, gli extra regionali hanno il loro peso con un quasi 40%. Il resto, 33% di Torino, 45% Alessandria, 17% Novara e il 5% di Cuneo.

Molti dei primi soci erano perseguitati e schedati al Casellario Politico Centrali. Ad esempio Giovanni Pavignano, uno dei più importanti militanti e soci della Liber Piemont, fu Segretario Generale della Confederazione Generale del Lavoro argentina. Pavigano era nato a Torino nel 1899 e secondo quanto si può leggere al Archivio di Stato di Roma “è noto alla locale questura fin dal 1922 come professante comunista. Fu segretario politico del circolo comunista Primo Maggio in seno al quale svolse intensa attività pro unità della Diatto-Fiat ove era occupato. Nel 1926 emigrò in Argentina munito del regolare passaporto” (Archivio Centrale dello Stato / Casellario Politico Centrale, Busta 3792, Prefettura di Torino , 24 luglio 1929) .

Nel 1953 il ‘Circolo Italo Argentino” di origine fascista si unisce alla “Società Famigliare Liber Piemont” per formare quel ché é oggi l’Associazione Circolo Italo Argentino Liber Piemont” che il 25 maggio 2004, ha fatto il suo 75° anniversario. (María Josefina Cerutti, L’eco d’Italia, Buenos Aires/Inform)

 

 

 


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