INFORM - N. 157 - 9 agosto 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” del 9 agosto 2006 La Finestra di Mario Basti

Noi italiani all’estero esistiamo veramente?

 

BUENOS AIRES - Questa Finestra di oggi ha un tema d’obbligo e non mi pare che sia poco importante un tema che si condensa in un interrogativo, che probabilmente anche tu, caro Lettore, ti sei posto oggi o prima di oggi: Noi, italiani residenti stabilmente agli esteri, esistiamo veramente? L’interrogativo ce lo possiamo porre noi a noi stessi, ma é chiaro che cosí non vale; quel che conta é che noi lo poniamo agli italiani residenti in Patria, a coloro che questi italiani residenti in Patria guidano e rappresentano e a senatori e deputati (18) residenti all’estero, come noi, ma che, per libera volontà e per la forza di certe circostanze, hanno cercato ed ottenuto il voto degli italiani residenti in Patria.

Ma perché proprio nella Finestra questo interrogativo, di fondamentale importanza per noi, per ognuno di noi, per la nostra e le altre comunità italiane operanti in questo e negli altri continenti? Perché? Perché l’inizio ufficiale delle vacanze estive da parte del Governo e del Parlamento, come pure delle altre importanti istituzioni italiane, impone un sia pure generico e superficiale bilancio dei primi cento giorni del Governo Prodi e della sua maggioranza di centrosinistra, un bilancio che lo stesso presidente del Consiglio Romano Prodi ha voluto fare personalmente a Montecitorio, chiedendo scusa ai deputati della sua maggioranza di centrosinistra, augurando ad essi “buone ferie” anche perché  - ha voluto riconoscere - “ve le siete proprio meritate (perché) sono stati due mesi e mezzo estremamente difficili, ma siete stati all’altezza della sfida... (perché) purtroppo all’esterno sono maggiormente risaltate divisioni e divergenze... Ma da settembre le cose debbono cambiare...”.

Non vado oltre su questo consuntivo, anche perchè sono sicuro che l’avrai ascoltato alla Rai o letto al “Corriere della Sera” e comunque puoi leggerlo in un’altra pagina di questa tua Tribuna Italiana. D’altra parte altre volte ti avevo precisato, caro Lettore, che nella Finestra  non mi dedico ad esporre e commentare le vicende politiche italiane o di altri Paesi, ma limito la mia attenzione  alle vicende, agli sviluppi della situazione che più direttamente ci interessano, come italiani stabilmente residenti all’estero. E il premier Prodi, nel suo bilancio, nelle sue scuse, nei suoi auguri di buone ferie, non accenna nemmeno vagamente, nemmeno indirettamente a noi italiani all’estero, non lo fa nemmeno con un brevissimo - poche parole - ricordo omaggio agli emigrati italiani che mezzo secolo fa lasciarono tragicamente la vita a Marcinelle, in Belgio, dove erano stati costretti a emigrare, per guadagnarsi, in condizioni disumane, un pezzo di pane per la famiglia. Nemmeno un vago accenno nemmeno di buone intenzioni alla vigilia della “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”

Non siamo noi soltanto a rilevarlo; la settimana scorsa anche tu avrai visto e ascoltato in “Qui Roma” di Rai International che nella riunione della Commissione Anglofona, svoltasi a Montreal in Canada, un delegato della comunità italiana degli Stati Uniti ha voluto rilevare che in questi due mesi e mezzo iniziali dell’attività governativa non si è fatto nemmeno un cenno alle comunità italiane  all’estero e un delegato del Canada ha chiesto che vengano subito autorizzati di nuovo i contributi governativi alle comunità italiane all’estero, che vengano aumentati e non vengano più definiti “contributi” ma “finanziamenti” perché non scompaiano, quando dovranno essere definiti i numeri delle spese governative per il prossimo esercizio finanziario, impegno estremamente complesso che viene affrontato dal governo in queste settimane estive, prima del 20 settembre.

A questo punto, caro Lettore, starai forse pensando che sono stato troppo, troppo severo col governo e la maggioranza dell’Ulivo, espressi dalle elezioni politiche del 9/10 aprile. E a rigor di termini forse un po’ di ragione non ti manca, dal momento che, per la riduzione dell’attività politica dovuta agli impegni della campagna elettorale, poi per le nomine delle massime autorità dello Stato e dei ministri, sottosegretari, ecc., poi per l’urgenza estrema di affrontare certe questioni importanti, governo e parlamento non hanno tempo di occuparsi anche di noi, nè avrebbero potuto farlo i 18 Onorevoli eletti da noi italiani all’estero, fra senatori e deputati, con qualche possibilità che glielo permettessero gli altri -ben piú numerosi- senatori e deputati eletti dagli italiani residenti in Italia.

E’ già molto se  hanno trovato il tempo nei palazzi  della politica romana, di designare e nominare il “nostro” Vice ministro  - il sen. Franco Danieli - e che egli abbia potuto avere i primi contatti con gli italiani residenti all’estero e delineare - genericamente, ma anche realisticamente - alcune linee della politica che intende svolgere. Non ci resta per ora che accontentarci di questo, ma sperando che le rose possano fiorire anche in autunno, cioé che nella ripresa delle attività dopo le ferie estive e specialmente fra i numeri della Finanziaria,  possiamo ricavare l’impressione che per Roma esistiamo anche noi italiani all’estero e che almeno alcuni di quelli che contano, almeno i diciotto senatori e deputati  che siedono al Parlamento per il nostro voto, dimostrino con i fatti di ricordarsene.

A questo punto, potrei chiudere la Finestra e iniziare un’attesa non troppo nebbiosa, che ci scoprano.

Ma ricevo una notizia - l’avrai ascoltata anche tu alla Rai o l’avrai letta sul “Corriere della Sera” - che fa restare di stucco.

Questa la notizia: prima di iniziare le ferie estive, il premier Prodi ha voluto presiedere  un’ultima riunione del Consiglio dei ministri per approvare alcune decisioni che evidentemente considera indilazionabili. Fra queste una che riforma la legge, che prevede il riconoscimento della cittadinanza italiana agli immigrati stranieri e ai loro figli nati in Italia che lo desiderano. La legge in vigore prevede che questo può avvenire dopo dieci anni di residenza, ma venerdì il Consiglio dei ministri ha ridotto da dieci a cinque anni l’attesa. Secondo la Caritas, dei tre milioni di immigrati già residenti in Italia, un terzo, cioè un milione, avrebbe già diritto all’applicazione di questa riforma. Non voglio entrare nel merito della legge, se questa riduzione a cinque anni sia utile per l’Italia e soprattutto se questa riforma fosse tanto urgente. Perchè tanto urgente?  E perchè il patrio governo - questo e il precedente - non ha considerato altrettanto urgente creare le condizioni affinché il riconoscimento della cittadinanza italiana per i nostri figli possa essere più sollecito?  O preferisce  favorire gli immigrati africani e asiatici ai nostri figli nati in Argentina o in altri Paesi? Allora non è giusto chiedersi se noi italiani all’estero esistiamo veramente? 

La risposta a Prodi e al suo governo, ai 18 senatori e deputati che noi inesistenti abbiamo eletto. O, come dice il senatore leghista Calderoli, a Roma preferiscono come nuovi italiani “i bingo - bongo”? E perché?

Chiudo la Finestra. (Mario Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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