STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Noi italiani all’estero esistiamo veramente?
BUENOS AIRES - Questa Finestra di oggi ha un tema d’obbligo
e non mi pare che sia poco importante un tema che si condensa in un interrogativo,
che probabilmente anche tu, caro Lettore, ti sei posto oggi o prima di oggi:
Noi, italiani residenti stabilmente agli esteri, esistiamo veramente? L’interrogativo
ce lo possiamo porre noi a noi stessi, ma é chiaro che cosí non vale; quel che
conta é che noi lo poniamo agli italiani residenti in Patria, a coloro che questi
italiani residenti in Patria guidano e rappresentano e a senatori e deputati
(18) residenti all’estero, come noi, ma che, per libera volontà e per la forza
di certe circostanze, hanno cercato ed ottenuto il voto degli italiani residenti
in Patria.
Ma perché proprio nella Finestra questo interrogativo,
di fondamentale importanza per noi, per ognuno di noi, per la nostra e le altre
comunità italiane operanti in questo e negli altri continenti? Perché? Perché
l’inizio ufficiale delle vacanze estive da parte del Governo e del Parlamento,
come pure delle altre importanti istituzioni italiane, impone un sia pure generico
e superficiale bilancio dei primi cento giorni del Governo Prodi e della sua
maggioranza di centrosinistra, un bilancio che lo stesso presidente del Consiglio
Romano Prodi ha voluto fare personalmente a Montecitorio, chiedendo scusa ai
deputati della sua maggioranza di centrosinistra, augurando ad essi “buone ferie”
anche perché - ha voluto riconoscere
- “ve le siete proprio meritate (perché) sono stati due mesi e mezzo estremamente
difficili, ma siete stati all’altezza della sfida... (perché) purtroppo all’esterno
sono maggiormente risaltate divisioni e divergenze... Ma da settembre le cose
debbono cambiare...”.
Non vado oltre su questo consuntivo, anche perchè sono
sicuro che l’avrai ascoltato alla Rai o letto al “Corriere della Sera” e comunque
puoi leggerlo in un’altra pagina di questa tua Tribuna Italiana. D’altra parte
altre volte ti avevo precisato, caro Lettore, che nella Finestra non mi dedico ad esporre e commentare le vicende
politiche italiane o di altri Paesi, ma limito la mia attenzione alle vicende, agli sviluppi della situazione
che più direttamente ci interessano, come italiani stabilmente residenti all’estero.
E il premier Prodi, nel suo bilancio, nelle sue scuse, nei suoi auguri di buone
ferie, non accenna nemmeno vagamente, nemmeno indirettamente a noi italiani
all’estero, non lo fa nemmeno con un brevissimo - poche parole - ricordo omaggio
agli emigrati italiani che mezzo secolo fa lasciarono tragicamente la vita a
Marcinelle, in Belgio, dove erano stati costretti a emigrare, per guadagnarsi,
in condizioni disumane, un pezzo di pane per la famiglia. Nemmeno un vago accenno
nemmeno di buone intenzioni alla vigilia della “Giornata nazionale del sacrificio
del lavoro italiano nel mondo”
Non siamo noi soltanto a rilevarlo; la settimana scorsa
anche tu avrai visto e ascoltato in “Qui Roma” di Rai International che nella
riunione della Commissione Anglofona, svoltasi a Montreal in Canada, un delegato
della comunità italiana degli Stati Uniti ha voluto rilevare che in questi due
mesi e mezzo iniziali dell’attività governativa non si è fatto nemmeno un cenno
alle comunità italiane all’estero e un
delegato del Canada ha chiesto che vengano subito autorizzati di nuovo i contributi
governativi alle comunità italiane all’estero, che vengano aumentati e non vengano
più definiti “contributi” ma “finanziamenti” perché non scompaiano, quando dovranno
essere definiti i numeri delle spese governative per il prossimo esercizio finanziario,
impegno estremamente complesso che viene affrontato dal governo in queste settimane
estive, prima del 20 settembre.
A questo punto, caro Lettore, starai forse pensando che
sono stato troppo, troppo severo col governo e la maggioranza dell’Ulivo, espressi
dalle elezioni politiche del 9/10 aprile. E a rigor di termini forse un po’
di ragione non ti manca, dal momento che, per la riduzione dell’attività politica
dovuta agli impegni della campagna elettorale, poi per le nomine delle massime
autorità dello Stato e dei ministri, sottosegretari, ecc., poi per l’urgenza
estrema di affrontare certe questioni importanti, governo e parlamento non hanno
tempo di occuparsi anche di noi, nè avrebbero potuto farlo i 18 Onorevoli eletti
da noi italiani all’estero, fra senatori e deputati, con qualche possibilità
che glielo permettessero gli altri -ben piú numerosi- senatori e deputati eletti
dagli italiani residenti in Italia.
E’ già molto se hanno
trovato il tempo nei palazzi della politica
romana, di designare e nominare il “nostro” Vice ministro
- il sen. Franco Danieli - e che egli abbia potuto avere i primi contatti
con gli italiani residenti all’estero e delineare - genericamente, ma anche
realisticamente - alcune linee della politica che intende svolgere. Non ci resta
per ora che accontentarci di questo, ma sperando che le rose possano fiorire
anche in autunno, cioé che nella ripresa delle attività dopo le ferie estive
e specialmente fra i numeri della Finanziaria,
possiamo ricavare l’impressione che per Roma esistiamo anche noi italiani
all’estero e che almeno alcuni di quelli che contano, almeno i diciotto senatori
e deputati che siedono al Parlamento per il nostro voto,
dimostrino con i fatti di ricordarsene.
A questo punto, potrei chiudere
Ma ricevo una notizia - l’avrai ascoltata anche tu alla
Rai o l’avrai letta sul “Corriere della Sera” - che fa restare di stucco.
Questa la notizia: prima di iniziare le ferie estive,
il premier Prodi ha voluto presiedere un’ultima
riunione del Consiglio dei ministri per approvare alcune decisioni che evidentemente
considera indilazionabili. Fra queste una che riforma la legge, che prevede
il riconoscimento della cittadinanza italiana agli immigrati stranieri e ai
loro figli nati in Italia che lo desiderano. La legge in vigore prevede che
questo può avvenire dopo dieci anni di residenza, ma venerdì il Consiglio dei
ministri ha ridotto da dieci a cinque anni l’attesa. Secondo
La risposta a Prodi e al suo governo, ai 18 senatori
e deputati che noi inesistenti abbiamo eletto. O, come dice il senatore leghista
Calderoli, a Roma preferiscono come nuovi italiani “i bingo - bongo”? E perché?
Chiudo