MARCINELLE
A cinquant’anni dalla tragedia
MARCINELLE – Alle ore 8,10 di questa mattina, i 262 rintocchi
della Campana degli Orfani hanno ricordato, a cinquant’anni esatti dalla tragedia,
i 262 minatori di 12 diversi paesi morti al Bois de Cazier, ora museo. I loro
nomi sono stati scanditi ad alta voce, quindi la celebrazione della messa da
parte del nunzio apostolico Karl Josef Rauber. L’intera giornata è stata caratterizzata
da varie manifestazioni ufficiali: a rappresentare l’Italia, cui apparteneva
il maggior numero di vittime (136), il vice ministro agli Esteri con la delega
per gli Italiani nel mondo, senatore Franco Danieli, che ha inaugurato al Bois
du Cazier la targa della Repubblica Italiana in memoria del sacrificio di tanti
connazionali.
Tra i partecipanti alle cerimonie commemorative, provenienti
da varie nazioni europee, numerosi gli italiani, rappresentanti di regioni e
comuni colpiti dalla catastrofe mineraria, associazioni e parenti delle vittime,
molti dei quali ancora residenti in Belgio. Tra i presenti, come ogni anno,
Mirko Tremaglia che da ministro per gli Italiani nel mondo nella precedente
legislatura volle che nella ricorrenza dell’8 agosto, a ricordo di questa grande
tragedia dell’emigrazione italiana, venisse celebrata
Qui di seguito,
il messaggio del capo dello Stato Giorgio Napolitano e il discorso ufficiale
del vice ministro Franco Danieli in occasione della celebrazione del cinquantenario
della tragedia mineraria.
Napolitano: “Un esempio e un monito per
le generazioni presenti e future”
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha
inviato, in occasione del cinquantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle,
il seguente messaggio:
"Quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario
della tragedia di Marcinelle, ove centotrentasei lavoratori provenienti dall'Italia
persero la vita, insieme a tanti altri lavoratori, nello sforzo di riscattare,
attraverso il durissimo lavoro quotidiano, le condizioni di miseria e prostrazione
in cui il nostro paese si era venuto a trovare dopo la fine del secondo conflitto
mondiale.
La memoria di quegli eroi del lavoro costituisce al tempo
stesso un esempio ed un monito per le generazioni presenti e future: l'esempio
dell'impegno e del sacrificio, grazie ai quali si poté ricostruire, dalle macerie
dell'Europa post-bellica, una società più giusta; il monito a vegliare affinché
il lavoro di tutti venga sempre ed in ogni luogo rispettato e protetto, così
che mai più si verifichino in futuro eventi tanto funesti.
Uomini di undici nazioni europee persero la vita in quel
terribili giorno. E' mio vivo auspicio che Marcinelle diventi nella coscienza
di tutti i cittadini d'Europa il simbolo del condiviso impegno per la costruzione
di una patria comune ai popoli del continente. L'Italia ha offerto un contributo
straordinario al raggiungimento di questo storico obiettivo, grazie anche a
coloro che con grande coraggio ed abnegazione lasciarono la patria per diffondere
ovunque nel mondo i valori che stanno a fondamento della nostra nazione: lavoro,
solidarietà, generosità.
Nel ricordare con gratitudine ed ammirazione tutti coloro
che perirono nella sciagura, desidero stringere in un commosso abbraccio i familiari
delle vittime e rivolgere agli ambasciatori presenti, al Viceministro degli
esteri onorevole Danieli e a tutti gli intervenuti il mio cordiale saluto".
(Giorgio Napolitano)
Danieli: “Marcinelle ci richiama ad un
impegno per tutelare i diritti umani ovunque nel mondo”
Oggi commemoriamo il 50° anniversario della tragedia
di Marcinelle, una delle più dolorose della storia dell’emigrazione italiana.
Una delle più drammatiche, non l’unica. Quei giovani erano lì, al Bois du Cazier,
perché non avevano scelta, costretti dalla disoccupazione, dalla povertà, dalla
disperazione, dal nobile desiderio di assicurare la sopravvivenza delle proprie
famiglie ed ai propri figli una vita diversa
da quella che erano stati costretti a vivere loro.
50.000 erano gli emigranti italiani, dopo l’accordo italo-belga
del giugno 1946 che si erano stabiliti in Belgio con le loro famiglie per lavorare
come minatori in condizioni ambientali, economiche, sociali durissime.
Non dobbiamo, non possiamo dimenticare i sacrifici di
questi nostri connazionali che, attraverso le loro rimesse, come attraverso
le rimesse di migliaia di italiani il nostro Paese è riuscito a risollevarsi
ed a ricostruire a poco a poco quel tessuto economico e sociale che ci ha permesso
la ricostruzione delle nostre case, delle nostre città, del nostro apparato
industriale.
Per questo, oltre ai legittimi sentimenti di dolore,
e anche di rabbia dobbiamo sempre un ringraziamento forte a quelle persone,
alle loro famiglie, agli orfani, per quel sacrificio.
E’ stato detto che quella tragedia fece più, per la formazione
della coscienza europea, di quello che fecero tanti trattati firmati in quegli
anni.
Credo che sia vero.
Il mondo dell’emigrazione attraverso il coraggio, l’ingegno,
il sacrificio, ha reso possibile nei decenni l’incontro fra persone, culture,
professionalità, nazioni, che oggi condividono il comune progetto dell’integrazione
europea. Quel progetto, dei cui effetti noi oggi beneficiamo, è iniziato decenni
fa, e la nostra emigrazione, attraversando confini ritenuti allora quasi invalicabili,
ne costituisce una componente fondamentale e anticipatrice. E il sacrificio,
che ha accompagnato quella migrazione, è parte indimenticabile di questo progetto,
di questa realtà chiamata Europa.
Anche per questo, come ogni anno nel ricordare i nostri
connazionali non manchiamo mai di ricordare gli altri lavoratori che morirono
a Marcinelle, i 95 belgi e gli altri di diverse nazionalità europee, e tutti
i morti sul lavoro di ieri e di oggi.
Una identità, sia nazionale che di valori, si costruisce
non solo sulle vittorie, sulle affermazioni, sulle conquiste. Si costruisce
anche sul dolore, sulla condivisione di sofferenze o di lutti. Anche per questo,
per questa occasione commemorativa, abbiamo utilizzato un libro che si serve
di mezzi diversi per ricordare: le testimonianze scritte, le fotografie, i dipinti.
Ognuno di questi mezzi documenta e fissa un particolare, una circostanza, un’atmosfera,
un paesaggio, un volto, con le finalità di onorare, di ricordare e di consegnare
la testimonianza alle generazioni future.
Sì, perché la tragedia di Marcinelle è assolutamente
storia contemporanea in quanto storia aperta e incompiuta. Solo in Italia muoiono
per incidenti sul lavoro 1400 persone ogni anno, e le condizioni sono drammaticamente
peggiori in continenti come l’Africa, l’Asia, e nei Paesi dell’est europeo,
dove si concentra anche la maggior parte dei 246 milioni di bambine e bambini
che secondo le stime delle organizzazioni internazionali sono costretti a lavori
pericolosi e insalubri.
La tragedia di Marcinelle è una porzione del passato
che fa parte del presente che siamo vivendo e che ci richiama, ognuno di noi
singolarmente e tutti in quanto italiani, in quanto europei, ad una responsabilità
civile e morale, ad un impegno per tutelare i diritti umani ovunque nel mondo,
per affermare i principi della nostra Costituzione sul diritto al lavoro e sul
diritto dei lavoratori.
Portare avanti questi impegni credo sia il modo migliore
per ricordare e onorare i nostri connazionali che l’8 agosto del 1956 persero
la vita a Marcinelle. (Franco Danieli)
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