INFORM - N. 155 - 7 agosto 2006


IMMIGRAZIONE

Politica migratoria e durata della residenza

 

ROMA - Quando la tendenza all’insediamento diventa consolidata nel tempo, si impone l’esigenza di adeguate strategie di integrazione, che possiamo qualificare come il nocciolo delle politiche di immigrazione. A prescindere dai fattori che hanno determinato l’esodo (spesso dettati dal bisogno o casuali) e da quelli che hanno attratto i migranti nel paese di arrivo (molto spesso le esigenze del mercato del lavoro), la convivenza prolungata impone il superamento della mera contiguità territoriale e reclama l’inserimento nel nuovo contesto socio-giuridico secondo una impostazione, che sia nello stesso tempo rispettosa del patrimonio culturale di cui gli immigrati sono portatori e capace di coinvolgere i nuovi venuti, insieme agli italiani, nella costruzione di una società della quale si condividono valori e regole di funzionamento.

Vanno in questo senso due recenti decisioni del Governo, intese a riformare la normativa sulla cittadinanza e a ridurre la condizione per la concessione della carta di soggiorno: in entrambi i casi il requisito di residenza previa viene portato a cinque anni, rispettivamente da 10 e da 6.

Il “Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes” ha preso in considerazione i numeri sottesi a queste decisioni, prendendo in considerazione i dati censuari che, precedendo l’aumento intervenuto per effetto della grande regolarizzazione del 2002 (più di 700.000 domande), dà maggiormente un’idea di come sia avvenuta nel tempo la crescita della popolazione immigrata nelle singole regioni.

Al Censimento del 2001 6 stranieri su 10  (59%) sono risultati in Italia da più di cinque anni, con punte del 65% nel Lazio, del 67% in Sicilia e del 68% in Sardegna: per la metà di essi l’anzianità di residenza è di 10 anni e più. Quattro Regioni (Valle d’Aosta, Lazio, Sicilia e Sardegna) si distinguono per avere i due terzi degli immigrati soggiornanti da almeno 5 anni.

Nella media italiana il 41% si è stabilito negli ultimi 5 anni (il 25,9% nel triennio 1997-1999 e cioè poco meno del 9% in ragione di ciascun anno del triennio, l’8,9% nel 2000 e il 6,9% nel 2001): nel Lazio si è trattato solo del 35,1% perché l’insediamento è di più vecchia data, a differenza di quanto avvenuto ad esempio nel Veneto e nelle Marche, area di grande attrazione dei flussi ma negli anni a noi più vicini.

 

Italia. Anzianità di soggiorno da più di 5 anni

Sopra la media: 61% e più

Nella media: 57-60%

Sotto la media: - 57%

Molise 61%

Toscana 57,0%

Campania 59,1%

Marche 52,6%

Valle d’Aosta 63,6%

Piemonte 57,1%

Lombardia 59,5%

Basilicata 53,1%

Lazio 64,8%

Puglia 57,3%

Calabria 60,3%

Veneto 54,1%

Sicilia 67,1%

Friuli Venezia G. 57,5%

Liguria 60,3%

 

Sardegna 67,9%

Emilia Romagna 58,5%

Trentino Alto A. 60,3%

 

 

Abruzzo 58.6%

 

 

FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati censuari

 

I cittadini comunitari sono i lungosoggiornanti per eccellenza (73,6%). Anche i nordafricani hanno un valore superiore alla media (63,3%) e così i nordamericani (68,7%). Per i più grandi gruppi queste sono le percentuali di chi ha maturato 5 anni: Filippine 74,9%, Tunisia 70,4%, Senegal 69,7%, Egitto 65,4%, Perù 64,6%, Sri Lanka 62,6%, Marocco 60,6%, Jugoslavia 60,5%, Cina 59,0%, India 49,3%, Albania 42,9%, Romania 36,3% (Franco Pittau–Inform)


Vai a: