INFORM - N. 153 - 3 agosto 2006


ITALIANI ALL’ESTERO

Columbus Centre di Toronto, successo dei campi estivi per bambini

 

TORONTO - Dai giochi virtuali ai giochi reali. Questo il motivo per cui è in aumento il trend dei bambini che trascorrono l'estate nei campi estivi. Tenerli lontani dai videogiochi nel periodo in cui non vanno a scuola è la principale preoccupazione dei genitori. Secondo una ricerca condotta dal National Istitute on Media and Family, infatti, l'87% dei ragazzi tra gli 8 e i 17 anni trascorre il tempo a casa giocando con i videogames e solo il 23% dei genitori riesce a controllare l'uso che ne fanno. «Ora non si va più a giocare in strada come una volta e i bambini non hanno più l'immaginazione per farlo», afferma Daniela Fiacco, direttrice del Columbus Children's Centre. «Così i genitori li portano qui per tenerli impegnati a giocare tutto il giorno. Ora abbiamo 320 bambini: direi che sono molti di più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno» continua Daniela. Il Centro è una struttura grande, visibile percorrendo Lawrence Av. West. Entrando nell'immensa hall, la gigantografia della festa italiana per la vittoria ai Mondiali dell'82 e le locandine di famosi film italiani, danno subito l'idea di "un'orgogliosa italianita".

Daniela ci porta all'esterno a vedere come si svolge il campo estivo. I più piccoli hanno da poco finito l'attività sportiva e sono sul prato a giocare con le animatrici. Appena vedono Daniela, smettono di giocare e le corrono incontro per salutarla. Siamo nel parco del Columbus Centre, una macchia di verde interrotta solo dai campi sportivi: due campi di beach volley, tre di tennis, uno di basket e uno di calcio.

Nato nel 1980 come luogo in cui si potesse scoprire la ricchezza della cultura italiana, il Columbus Centre oggi è un popolare luogo d'incontro frequentato da migliaia di persone ogni anno. Riconosciuto come contributo italo-canadese al muliculturalismo di Toronto, è diventato un punto di riferimento per la comunità, ma non solo. Oltre ai corsi di lingua, cultura e cucina italiana, offre corsi sportivi (volley, atletica, tennis, nuoto, fitness), scuola di danza, scuola di musica e organizza eventi artistici e culturali. In estate poi, da 23 anni, ci sono i campi estivi, dedicati ai bambini dai 4 ai 12 anni. Sport e non solo, perché i bambini hanno bisogno di sviluppare insieme al fisico anche la fantasia. La giornata nel campo estivo è divisa in due parti: la mattina ci sono i programmi di sport e il pomeriggio i divertimenti, tra i quali si può scegliere di fare attività creative, come la pittura oppure il bagno in piscina seguiti sempre da giovani animatori volontari.

Per gli sport ci sono diverse opzioni: calcio, tennis, beach volley e basket, con istruttori qualificati che li seguono nell'apprendimento. «Quest'anno tutti i bambini preferiscono il calcio, ovviamente, perché hanno seguito i mondiali» spiega Daniela. Ogni giornata ha un tema diverso sul quale si sviluppano le attività ludiche pomeridiane che si svolgono nei locali in cui d'inverno si tengono i corsi d'italiano. Il 6 luglio, ad esempio, prima della finale Italia - Francia, c'è stata la giornata "Mondiale" in cui i bambini divisi nelle varie squadre nazionali si sono sfidati in un torneo di giochi. Nelle attività pomeridiane i bambini sono divisi per fasce d'età, mentre negli sport vengono raggruppati a seconda del livello di capacità, dai principianti ai più esperti. Una sessione di campo estivo dura 15 giorni, la prima inizia il 4 luglio e l'ultima si conclude alla fine di agosto. «La sessione più piena è quella delle prime due settimane di luglio subito dopo la chiusura delle scuole, perché in quel periodo i genitori sono ancora al lavoro" .

La maggiornza dei bambini ha origini italiane. «Tra le varie attività che proponiamo c'è anche quella di promuovere la cultura italiana. I genitori di questi bambini già erano nati in Canada, ma si sentono italiani e ci tengono che i figli non perdano le loro radici». Inoltre ogni anno arrivano bambini da altri Paesi del mondo al campo estivo, per apprendere l'inglese giocando.

Daniela è una «ragazza» quarantenne e lavora al Columbus Centre da 25 anni. «Ho cominciato qui come volontaria che avevo solo 16 anni, poi mi sono talmente appassionata che ho scelto di studiare il mondo dell'infanzia, specializzandomi nell'assistenza di bambini portatori di handicap. Così ho continuato a lavorare qui e credo ci resterò per sempre». Daniela non ha figli, ma i bambini del Columbus è come se fossero tutti suoi.(Marianna Russo –Corriere Canadese/Inform)


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