ITALIANI
ALL’ESTERO
Columbus Centre di Toronto, successo dei
campi estivi per bambini
TORONTO - Dai giochi virtuali ai giochi reali. Questo
il motivo per cui è in aumento il trend dei bambini che trascorrono l'estate
nei campi estivi. Tenerli lontani dai videogiochi nel periodo in cui non vanno
a scuola è la principale preoccupazione dei genitori. Secondo una ricerca condotta
dal National Istitute on Media and Family, infatti, l'87% dei ragazzi tra gli
8 e i 17 anni trascorre il tempo a casa giocando con i videogames e solo il
23% dei genitori riesce a controllare l'uso che ne fanno. «Ora non si va più
a giocare in strada come una volta e i bambini non hanno più l'immaginazione
per farlo», afferma Daniela Fiacco, direttrice del Columbus Children's Centre.
«Così i genitori li portano qui per tenerli impegnati a giocare tutto il giorno.
Ora abbiamo 320 bambini: direi che sono molti di più rispetto allo stesso periodo
dello scorso anno» continua Daniela. Il Centro è una struttura grande, visibile
percorrendo Lawrence Av. West. Entrando nell'immensa hall, la gigantografia
della festa italiana per la vittoria ai Mondiali dell'82 e le locandine di famosi
film italiani, danno subito l'idea di "un'orgogliosa italianita".
Daniela ci porta all'esterno a vedere come si svolge
il campo estivo. I più piccoli hanno da poco finito l'attività sportiva e sono
sul prato a giocare con le animatrici. Appena vedono Daniela, smettono di giocare
e le corrono incontro per salutarla. Siamo nel parco del Columbus Centre, una
macchia di verde interrotta solo dai campi sportivi: due campi di beach volley,
tre di tennis, uno di basket e uno di calcio.
Nato nel 1980 come luogo in cui si potesse scoprire la
ricchezza della cultura italiana, il Columbus Centre oggi è un popolare luogo
d'incontro frequentato da migliaia di persone ogni anno. Riconosciuto come contributo
italo-canadese al muliculturalismo di Toronto, è diventato un punto di riferimento
per la comunità, ma non solo. Oltre ai corsi di lingua, cultura e cucina italiana,
offre corsi sportivi (volley, atletica, tennis, nuoto, fitness), scuola di danza,
scuola di musica e organizza eventi artistici e culturali. In estate poi, da
23 anni, ci sono i campi estivi, dedicati ai bambini dai 4 ai 12 anni. Sport
e non solo, perché i bambini hanno bisogno di sviluppare insieme al fisico anche
la fantasia. La giornata nel campo estivo è divisa in due parti: la mattina
ci sono i programmi di sport e il pomeriggio i divertimenti, tra i quali si
può scegliere di fare attività creative, come la pittura oppure il bagno in
piscina seguiti sempre da giovani animatori volontari.
Per gli sport ci sono diverse opzioni: calcio, tennis,
beach volley e basket, con istruttori qualificati che li seguono nell'apprendimento.
«Quest'anno tutti i bambini preferiscono il calcio, ovviamente, perché hanno
seguito i mondiali» spiega Daniela. Ogni giornata ha un tema diverso sul quale
si sviluppano le attività ludiche pomeridiane che si svolgono nei locali in
cui d'inverno si tengono i corsi d'italiano. Il 6 luglio, ad esempio, prima
della finale Italia - Francia, c'è stata la giornata "Mondiale" in
cui i bambini divisi nelle varie squadre nazionali si sono sfidati in un torneo
di giochi. Nelle attività pomeridiane i bambini sono divisi per fasce d'età,
mentre negli sport vengono raggruppati a seconda del livello di capacità, dai
principianti ai più esperti. Una sessione di campo estivo dura 15 giorni, la
prima inizia il 4 luglio e l'ultima si conclude alla fine di agosto. «La sessione
più piena è quella delle prime due settimane di luglio subito dopo la chiusura
delle scuole, perché in quel periodo i genitori sono ancora al lavoro"
.
La maggiornza dei bambini ha origini italiane. «Tra le
varie attività che proponiamo c'è anche quella di promuovere la cultura italiana.
I genitori di questi bambini già erano nati in Canada, ma si sentono italiani
e ci tengono che i figli non perdano le loro radici». Inoltre ogni anno arrivano
bambini da altri Paesi del mondo al campo estivo, per apprendere l'inglese giocando.
Daniela è una «ragazza» quarantenne e lavora al Columbus
Centre da 25 anni. «Ho cominciato qui come volontaria che avevo solo 16 anni,
poi mi sono talmente appassionata che ho scelto di studiare il mondo dell'infanzia,
specializzandomi nell'assistenza di bambini portatori di handicap. Così ho continuato
a lavorare qui e credo ci resterò per sempre». Daniela non ha figli, ma i bambini
del Columbus è come se fossero tutti suoi.(Marianna Russo –Corriere Canadese/Inform)