STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” del 2 agosto 2006
L’Istituto Italiano di Cultura di Buenos
Aires e le esigenze e domande dell’Argentina
BUENOS AIRES - Nella Finestra del 28 giugno scorso ho
preso lo spunto dal recente inizio della importante missione culturale a Buenos
Aires del nuovo Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura della Capitale argentina,
prof. Ennio Bisturi, e delle interessanti dichiarazioni da lui fatte nel corso
dell’intervista gentilmente concessa al direttore del nostro settimanale. Le
mie erano brevi considerazioni già fatte negli anni scorsi, già ai tempi del
“Corriere degli Italiani”, ai suoi predecessori nell’importante incarico, proprio
sui criteri ed orientamenti specifici che l’azione dell’Istituto Italiano di
Cultura avrebbe dovuto svolgere a Buenos Aires, - secondo il mio modesto punto
di vista - per certi aspetti e circostanze, diversa da quella più rispondente
alle esigenze di altri Paesi, diversi dall’Argentina, soprattutto per le caratteristiche
speciali della sua popolazione.
Il prof. Bispuri è stato così gentile da scrivermi una
lettera per ringraziarmi dei miei “suggerimenti” e informarmi sulle proposte
emerse per l’Area dell’America Latina, in una Conferenza per i Direttori degli
Istituti Italiani di Cultura, organizzata a giugno presso l'Università per Stranieri di Perugia. E a me sembra doveroso,
oltre che ringraziare il prof. Bispuri per la sua cortesia, anche pubblicare
il testo della sua lettera del 12.07.06, perché così l’informazione di tutti
i lettori della Tribuna Italiana sia
completa.
Scrive il Direttore dell’IIC, prof. Bispuri:
Egregio sig.
Basti,
ho letto il
Suo ultimo articolo, pubblicato il giorno 28 giugno u.s. La ringrazio in particolare
per i preziosi suggerimenti contenuti nell’articolo citato, che indubbiamente
suscitano tutto il mio interesse e la mia viva partecipazione.
A tal proposito colgo l’occasione per informarLa che sono di ritorno
da una Conferenza per i Direttori degli Istituti
Italiani di Cultura, organizzata e svoltasi presso l'Università per Stranieri
di Perugia. In particolare, per l’Area dell’America Latina, sono emerse proposte
concrete di reclutamento centralizzato del personale docente e di formazione
e aggiornamento dei docenti stessi. Dette proposte sono emerse dalle particolari
esigenze, che rispecchiano la peculiare situazione di molti Paesi Sudamericani,
tra cui l’Argentina.
Tuttavia non
posso non attirare
Nel ringraziarLa
pertanto per l’interesse ed attenzione che Ella ha rivolto all’Istituto Italiano
di Cultura, colgo l’occasione per porgerLe i miei piú cordiali saluti.
Ennio Bispuri
Come mi pare sia abbastanza chiaro, caro Lettore, mentre
sul fondo della questione - provvedere cioè a una maggiore e migliore
diffusione della cultura e la lingua italiana -
non può esserci disaccordo, sui criteri cui deve ispirarsi tale azione
c'è una differenza che a me sembra di fondo, ma che in realtà è soltanto apparente.
Scrive il prof. Bispuri che nella recente Conferenza per i Direttori, è stato
sottolineato - come del resto era chiaro già nella struttura giuridica e organizzativa
e nel regolamento degli Istituti Italiani di Cultura - che l’organizzazione
dei corsi fosse “in sintonia con le esigenze e la domanda del Paese ove l’Istituto
opera” e che le proposte emerse a Perugia rispecchiassero “la peculiare situazione
di molti Paesi Sudamericani, tra cui l’Argentina”
Non ho affatto il proposito di suscitare polemiche, ma
- ripeto - a me pare che non ci sia differenza di criteri fra il punto di vista
che noi sosteniamo da decenni e quello di operare “in sintonia con le esigenze
e la domanda del Paese ove l’Istituto opera”. Noi infatti abbiamo sempre sostenuto
che il criterio fondamentale della diffusione della lingua e cultura italiana
in un Paese come l’Argentina, non può essere lo stesso da applicare in un Paese
europeo, come può essere
Vero è che purtroppo per decenni non si è fatto nulla,
che all’inizio degli anni Cinquanta, quando al porto di Buenos Aires giungevano
centinaia di navi cariche di immigrati italiani, all’Istituto Italiano di Cultura
giungevano eminenti Direttori per dirigerli, ma non diecine di insegnanti che
potessero dare corsi di Italiano alle
migliaia di figli che nascevano nelle case di quegli emigrati, corsi che potevano
avere come sedi accogliente le centinaia di associazioni italiane, le quali
avrebbero conservato così lo spirito italiano, sia pure a livello soltanto popolare
e superficiale. E non sarebbe stato poco.
Naturalmente non è questa un’azione che possa svolgere
oggi il prof. Bispuri, nonostante l’innegabile competenza, sensibilità e passione.
I figli di quegli emigrati sono ormai cinquantenni o giù di lì e pertanto in
molti le radici si sono avvizzite, per cui può sembrare più utile e conveniente
promuovere iniziative che suscitino l’interesse delle classi colte, come esposizioni,
concerti, conferenze, senza per questo trascurare i corsi di lingua, ma limitatamente
agli scarsi fondi disponibili. Se è vero che pochi giorni fa è stato deciso
di ridurre le borse di studio a migliaia di studenti stranieri che frequentano
le Università italiane e che le Università debbono restituire al Tesoro 200
milioni, se è vero che la difficile congiuntura ha imposto altri limiti alle
iniziative di diffusione culturale nelle città italiane, è chiaro che non si
possono chiedere miracoli ai Direttori degli Istituti Italiani di Cultura nei
Paesi sudamericani e specificamente in Argentina.
Auguriamoci tempi migliori presto e speriamo che i nostri
18 onorevoli rappresentanti a Palazzo Madama e a Montecitorio riescano con un’azione
intelligente e incessante a far capire a Roma che, nella grande comunità italiana
in Argentina, i fondi, pur se limitati, possono rendere il cento per uno. Come
è sempre stato. (Mario Basti-Tribuna Italiana/Inform)
finestra@tribunaitaliana.com.ar