INTERVENTI
Franco Santellocco
(CGIE): “Paesi poveri e cancellazione del debito: avanti ma con giudizio”
ALGERI - Da molto si parla di cancellazione
del debito dei Paesi in via di sviluppo, e tale iniziativa sembra sempre più
in auge tra i Governanti Occidentali quale strada maestra per iniziare finalmente
a risollevare quella larga parte del mondo afflitta da miseria, fame, sete,
disperazione.
Nel lontano 1996, con il sostegno
di parecchi Paesi ricchi e l’avallo di molte Organizzazioni non governative,
L’iniziativa è stata salutata da
molti, noi compresi, come un’idea finalmente concreta ed efficace per cercare
di dare tutti, a livello di comunità internazionale, il proprio contributo per
la risoluzione di un problema drammatico.
Nella ricerca delle modalità concrete
in cui tramutare in fatti questa idea, si riscontra tuttavia che il dibattito
ha generato più calore che luce, ed è stato caratterizzato più dal sentimento
che dalla razionalità.
Molti, partendo da varie considerazioni
senza dubbio valide, hanno chiesto che il debito dei Paesi in via di sviluppo
sia cancellato totalmente ed incondizionatamente.
Indubbiamente, tale soluzione sembrerebbe
la migliore, non solo da un punto di vista pratico, ma anche partendo dalla
considerazione degli obblighi morali di un Occidente ampiamente responsabile
dell’attuale condizione in cui versa il Sud del mondo.
Tuttavia, una cancellazione senza
condizioni è una soluzione non solo giusta, ma anche efficace ed efficiente
soltanto se si è certi che il problema non si ripresenterà in futuro, come sottolineato
dal prof. Carlo Filippini, docente di Economia Politica presso l’Università
Bocconi di Milano.
Nella dura realtà invece, il gioco
economico che si sta verificando è un gioco ripetitivo: alcuni Paesi in via
di sviluppo si ritroveranno in futuro nella medesima situazione, con un fardello
debitorio eccessivo, se non si pongono condizioni e regole alla cancellazione
del debito.
Infatti, se questa iniziativa di
grande idealismo e vision (per usare un concetto tanto caro alla cultura Anglosassone)
dovesse diventare, nella sua applicazione concreta, niente di più e niente di
meno che un condono, la lunga esperienza italiana di condoni di ogni tipo dovrebbe
subito renderci consapevoli dei suoi limiti: sarebbe un incentivo, per i Paesi
beneficiari, a comportarsi come in passato.
Perché usare i finanziamenti stranieri
ed i fondi per la cooperazione allo sviluppo per dare vita ad investimenti produttivi
che permetteranno di ripagare in futuro il credito illimitato dell’Occidente?
Molto meglio spendere i soldi ricevuti in beni di consumo e in lussi di stampo
Occidentale e consumista, ovviamente riservati ai gruppi dominanti.
Con l’aggravante che più il debito
è ingente, più è generoso il mondo Occidentale.
Ovviamente, l’idea sbagliata e immorale
del “tanto paga Pantalone”, che si rischia di suscitare nelle élites di governo
dei Paesi in via di sviluppo con una cancellazione del debito incondizionata,
potrebbe essere portatrice di effetti disastrosi: tipico caso in cui la medicina
rischia di uccidere il paziente.
Una soluzione migliore è quella
di legare la progressiva riduzione del debito ad una serie di condizioni, relative
all’attuazione di riforme e di politiche economiche e sociali che riducano la
povertà, aumentando la spesa in salute, istruzione, infrastrutture e simili.
Questa soluzione è particolarmente
valida se si tiene in considerazione che il maggiore ostacolo allo sviluppo
per i Paesi poveri è costituito dalla carenza drammatica di istituzioni politiche
efficienti, di una visione chiara del bene pubblico, di funzionari competenti
che si sentano servi dello Stato e non padroni del cittadino.
Una cancellazione del debito condizionata
al positivo raggiungimento di obiettivi di good governance, in questo quadro,
non rappresenta un’indebita intromissione nella politica interna di questi Stati,
né un retaggio post-colonialista Occidentale, bensì il tentativo di rendere
economicamente produttivo ciò che è già moralmente giusto. (Franco Santellocco(*)-Inform)
(*) Consigliere CGIE e Presidente V Commissione Tematica