INFORM - N. 150 - 31 luglio 2006
 

ITALIANI ALL’ESTERO

A Roncegno Terme la 15° Festa provinciale dell’emigrazione trentina

L’assessore Berasi: “Agli emigrati affidiamo la memoria della nostra storia”

 

RONCEGNO TERME - Si è svolta a Roncegno Terme la 15° edizione della Festa provinciale dell’emigrazione trentina, appuntamento che chiama a raccolta tutte le associazioni e i volontari che quotidianamente opera a favore dei trentini all’estero. É stata una tre giorni di convegni, visite guidate sul territorio e occasioni di autentica festa popolare.

Alla manifestazione ha partecipato anche l’assessore provinciale all’emigrazione, Iva Berasi: “Oggi siamo qui, nella splendida terra di Roncegno, per ricordare l’emigrazione trentina, che ha scritto pagine drammatiche e difficili della storia ufficiale e delle storie familiari di molti di noi. Ma siamo qui anche per festeggiare, stare insieme, perché i tempi sono cambiati, e quindi anche l’ottica con cui si guarda alla realtà. E’ a loro e ai loro discendenti che affidiamo la memoria della nostra storia”. Sul palco presenti tra gli altri il sindaco di Borgo e parlamentare, Laura Froner, il sindaco di Roncegno Terme Vincenzo Sglavo, il dirigente della Provincia autonoma di Trento Carlo Basani, il presidente dell’associazione Trentini nel mondo Ferruccio Pisoni e la rappresentante dell’Unione famiglie trentine Rina Bonvecchio. Nella mattinata finale le rappresentanze dei vari circoli trentini allestiti in tutti i continenti hanno dato vita ad una sfilata per le vie del centro di Roncegno Terme.

In apertura della Festa invece una serata di rievocazione storica, protagonisti l’assessore Berasi, il giornalista Renzo Maria Grosselli e la linguista Ivette Boso, con la proiezione di un documentario sull’emigrazione trentina. Berasi ha affermato il significato storico e culturale delle radici trentine ancora presenti nelle nostre comunità all’estero: “Una comunità che dimentica le proprie radici è una comunità che non costruisce il futuro. In questi anni ho avuto l’occasione di costatare che questo non vale per le comunità trentine all’estero, dove è ancora forte il senso di appartenenza alla cultura trentina. Da parte mia ho sempre rivendicato un senso di appartenenza a questa terra, ma gli emigrati trentini hanno saputo radicare ancor di più nel mio animo il senso di appartenenza al Trentino”. Da Renzo Maria Grosselli è arrivata una interessante rilettura storica del fenomeno dell’emigrazione, attraverso la lingua usata dagli emigrati, ovvero il dialetto. Sono stati proprio i dialetti (non solo trentini) e non la lingua italiana (conosciuta poco e quasi mai utilizzata per scrivere) a scandire il senso di appartenenza alla terra di origine anche dopo decine di anni. La riprova è arrivata dall’intervento di Ivette Boso, compagna nella vita di Grosseli, che da linguista ha riscoperto e studiato le radici del dialetto trentino ancora parlato a Nova Trento (Brasile) con forti influenze roveretane e valsuganote.

“Parlare, oggi, di emigrazione trentina – ha sottolineato l’assessore Berasi in chiusura della Festa - significa vederne gli aspetti meno luminosi, come le difficoltà che ancor oggi pesano sul destino di un buon numero di comunità di nostri conterranei che vivono in alcuni Paesi esteri, ma vuol dire anche farsi carico del desiderio di recuperare il proprio passato, di ritrovare le radici con il paese di origine, con quelle della terra da cui partirono nonni o bisnonni”.

Nel 2005, la festa per i 130 anni di emigrazione trentina in Brasile, e nel  2006 le feste di Grumes e questa di Roncegno, ma anche quella prevista per il prossimo settembre in ricordo del 125 anni di emigrazione trentina in Messico, sono la trama di piccoli e grandi eventi che – viene sottolineato dalla Provincia Autonoma -  utilizzando la festa come momento di incontro e di allegria comunitaria, in realtà sostengono e danno forza a rapporti vicendevoli, di scambi epistolari e di visite, che vedono il Servizio emigrazione della Provincia autonoma di Trento, i Consultori per l’emigrazione all’estero, i Circoli e le famiglie tutti unanimemente impegnati in un’opera che va dal ricordo al recupero delle tradizioni, dall’aiuto all’accoglienza, dall’ascolto all’intervento anche urgente e non rinviabile.

“Quando mi venne affidata la competenza dell’emigrazione e della solidarietà – ha continuato l’assessore Berasi -, non immaginavo presagire la splendida avventura umana, culturale e spirituale che avrei vissuto da lì in poi. Un’avventura che mi ha fatto conoscere centinaia di persone impegnate sui versanti dell’emigrazione e della solidarietà. Persone che lavorano nella nostra provincia, ma persone che lavorano anche nelle Americhe, in Africa, in Asia, in Europa con un unico obiettivo: mantenere vivo il filo conduttore di questa grande rete, quel filo di rame che lascia passare la corrente elettrica dell’aiuto, della vicinanza, della disponibilità e del servizio”.

La 15° edizione della Festa provinciale dell’emigrazione trentina si è chiusa con un bilancio largamente positivo: buon successo di pubblico e rinnovato impegno da parte delle associazioni a portare avanti il progetto unitario dei vari circoli trentini nel mondo.

Vien da dire – ha spiegato l’assessore - che oggi è anche grazie ai nostri Trentini emigrati nel mondo se certi valori tradizionali, quei valori fondanti che furono i capisaldi del Trentino di fine Ottocento e di buona parte del Novecento, la solidarietà, il sostegno nei confronti dei più deboli, l’accettazione di tutti sulla base di quel che ognuno può dare... sono oggi ancor vivi e li ritroviamo a Porto Alegre come nel Chaco, a Melbourne e a Varacruz. E allora queste feste che animano il Trentino e riempiono i fine settimana delle vallate di musica, danze e rievocazioni, debbono essere occasioni di incontro e di approfondimento delle tematiche legate all’emigrazione”.

A detta degli intervenuti, la storia e i valori dell’emigrazione trentino devono essere trasmessi ai giovani trentini nel territorio d’origine e nel mondo. A Roncegno erano presenti 18 ragazzi, in rappresentanza di tutti i circoli trentini. “L’auspicio – come ha detto il presidente dell’associazione trentini nel mondo, Ferruccio Pisoni – è che possano incontrarsi, studiare assieme, andare assieme alla scoperta del mondo, che possano imparare assieme a gestire un’azienda agricola, oppure un’impresa turistica, informatica o culturale...”. Pisoni ha poi ricordato gli emigrati trentini che in varie parti del mondo vivono anni segnati dalla difficoltà economica e sociale: “A loro non dobbiamo far mancare il nostro aiuto, il sostegno e la solidarietà di questa terra”.

Un ultimo riconoscimento è andato da parte dell’assessore Berasi alle donne dell’emigrazione trentina: “Una particolare riconoscenza alle donne, madri e mogli che si presero sulle spalle non solo le poche cose di casa, ma anche il peso dei figli e quello dei mariti e, nel silenzio delle povere case belghe o statunitensi, canadesi o australiane, seppero dare un futuro ai figli, un sostegno al marito e conservare come bene prezioso l’antico dialetto, i proverbi imparati da bambine in Valsugana o nella Valle dei Laghi, i riti e i giochi che furono la parte innocente della loro dura vita. Ed ora le loro figlie, nipoti, pronipoti sono impegnate a non disperdere il patrimonio femminile trentino nel mondo”. (p.p.f./Inform)

 

 

 


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