PATRONATI
Inas-
Cisl: editoriale di “Corrispondenza Italia” n. 609 del 1° agosto 2006
Un
invito di Buona Speranza, nella piazza del mondo
ROMA -Licenziamo questo
numero del nostro notiziario, ultimo prima della pausa estiva, mentre il mondo
attorno a noi, specialmente nell'antico Mediterraneo che è una delle più nobili
culle della civilizzazione umana, soffre l'acutizzarsi di una crisi endemica
di cui appare sempre più amaramente arduo intravedere una giusta soluzione,
accettabile ed equilibrata per tutti i popoli esposti all'ingiuria della violenza,
della guerra e del terrore.
Tutti gli italiani,
non solo quelli che vivono nei confini nazionali ma anche quelli sparsi nel
mondo e che partecipano sempre di più alla comune vicenda democratica delle
istituzioni politiche e parlamentari, attraverso i loro rappresentanti eletti
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, sono più uniti e concordi
di quanto non appaia a chi segue le quotidianE oscillazioni del dibattito e
della polemica. Sono uniti infatti nel punto fondamentale che mira ad assegnare
alle Nazioni Unite un ruolo che diventa sempre più chiaramente insostituibile,
ancorché debole, contraddittorio e spesso ambiguo e paralizzato dai veti reciproci
tra le grandi potenze. Non c'è alternativa al ruolo dell'Onu. Ed ogni persona,
individuale o collettiva, ogni paese piccolo o grande, guidato dal senso del
bene comune della specie umana, dovrebbe adoperarsi per rafforzarne il potere
di supremo arbitrato universale nelle controversie che gli stati, da soli, non
riescono a dirimere. Ma gli italiani possono trarre un ulteriore motivo di unità
e di fiducia nell'aspirazione alla pace giusta nel mondo, dalla loro vicinanza
non solo geografica ma anche storica e culturale all'insegnamento, alla tradizione
e alla ricerca innovativa di quella massima "agenzia etica" rappresentata
dalla Chiesa di Roma. Al di là dell'essere o no credenti, infatti, il benefico
influsso di un magistero universale improntato al precetto-chiave dell'amore
fraterno, è comunque un potente antidoto ai veleni incessantemente prodotti
dalla miseria della condizione umana. In questo senso possiamo guardare con
speranza alle notizie che danno in preparazione una enciclica di Benedetto XVI
sui temi sociali della globalizzazione, che dovrebbe vedere la luce in occasione
della ricorrenza ventennale della "Sollicitudo rei socialis" di Giovanni
Paolo II (1987).
Dopo la "Deus caritas
est" del gennaio scorso, questa seconda enciclica dovrebbe dunque rinnovare
la dottrina sociale dedicata alle questioni etiche e spirituali poste dal processo
della globalizzazione, per mettere meglio a fuoco le dinamiche anche politiche
oltre che religiose, suscitate dall'egemonia contemporanea del modello di apertura
e internazionalizzazione dei mercati. Si vuole così rispondere alla domanda
dei popoli per il superamento dei contrasti e per stabilire ponti e binari perché
tutti gli aspetti della globalizzazione, e soprattutto quelli che coinvolgono
le persone, le famiglie, i lavoratori e la loro mobilità, possano concorrere
positivamente al benessere e alla convivenza delle genti.
Già l'insegnamento di papa Wojtyla aveva esortato a concentrare gli sforzi per un governo sociale dell'economia planetaria, criticando il carattere intrusivo e perfino invasivo della logica mercatista declinata "secondo la convenienza dei potenti". E aveva sottolineato che la crescente interdipendenza di economie, sistemi e culture avrebbe dovuto essere accompagnata da una crescente partecipazione democratica volta a prevenire forme di emarginazione ed esclusione dei più deboli. E ora dunque la Chiesa vuole rilanciare la sua voce nella "Agorà del mondo" offrendo il suo apporto sulle questioni della tutela sociale, delle libertà personali e collettive, della difesa delle diversità che nessun potere ha il diritto di mortificare e tanto meno, distruggere, in una sorta di nuova versione del colonialismo. Pur avvertendo l'urgenza di un codice etico comune per l'umanità del XXI secolo la Chiesa respinge infatti l'idea dell'omologazione degli stili di vita come parodia rovesciata di quel relativismo dei valori che essa giustamente condanna, in qualità di custode di una più grande e comprensiva veritas. Il saluto che il patronato Inas manda agli amici in tutto il mondo non è dunque soltanto un segno di cortesia formale per augurare una "Buona Estate" ma anche un invito a condividere una "Buona Speranza". (Corrispondenza Italia/Inform)