INFORM - N. 148 - 27 luglio 2006


PATRONATI

Inas- Cisl: editoriale di “Corrispondenza Italia” n. 609 del 1° agosto 2006

Un invito di Buona Speranza, nella piazza del mondo

 

ROMA -Licenziamo questo numero del nostro notiziario, ultimo prima della pausa estiva, mentre il mondo attorno a noi, specialmente nell'antico Mediterraneo che è una delle più nobili culle della civilizzazione umana, soffre l'acutizzarsi di una crisi endemica di cui appare sempre più amaramente arduo intravedere una giusta soluzione, accettabile ed equilibrata per tutti i popoli esposti all'ingiuria della violenza, della guerra e del terrore.

Tutti gli italiani, non solo quelli che vivono nei confini nazionali ma anche quelli sparsi nel mondo e che partecipano sempre di più alla comune vicenda democratica delle istituzioni politiche e parlamentari, attraverso i loro rappresentanti eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, sono più uniti e concordi di quanto non appaia a chi segue le quotidianE oscillazioni del dibattito e della polemica. Sono uniti infatti nel punto fondamentale che mira ad assegnare alle Nazioni Unite un ruolo che diventa sempre più chiaramente insostituibile, ancorché debole, contraddittorio e spesso ambiguo e paralizzato dai veti reciproci tra le grandi potenze. Non c'è alternativa al ruolo dell'Onu. Ed ogni persona, individuale o collettiva, ogni paese piccolo o grande, guidato dal senso del bene comune della specie umana, dovrebbe adoperarsi per rafforzarne il potere di supremo arbitrato universale nelle controversie che gli stati, da soli, non riescono a dirimere. Ma gli italiani possono trarre un ulteriore motivo di unità e di fiducia nell'aspirazione alla pace giusta nel mondo, dalla loro vicinanza non solo geografica ma anche storica e culturale all'insegnamento, alla tradizione e alla ricerca innovativa di quella massima "agenzia etica" rappresentata dalla Chiesa di Roma. Al di là dell'essere o no credenti, infatti, il benefico influsso di un magistero universale improntato al precetto-chiave dell'amore fraterno, è comunque un potente antidoto ai veleni incessantemente prodotti dalla miseria della condizione umana. In questo senso possiamo guardare con speranza alle notizie che danno in preparazione una enciclica di Benedetto XVI sui temi sociali della globalizzazione, che dovrebbe vedere la luce in occasione della ricorrenza ventennale della "Sollicitudo rei socialis" di Giovanni Paolo II (1987).

Dopo la "Deus caritas est" del gennaio scorso, questa seconda enciclica dovrebbe dunque rinnovare la dottrina sociale dedicata alle questioni etiche e spirituali poste dal processo della globalizzazione, per mettere meglio a fuoco le dinamiche anche politiche oltre che religiose, suscitate dall'egemonia contemporanea del modello di apertura e internazionalizzazione dei mercati. Si vuole così rispondere alla domanda dei popoli per il superamento dei contrasti e per stabilire ponti e binari perché tutti gli aspetti della globalizzazione, e soprattutto quelli che coinvolgono le persone, le famiglie, i lavoratori e la loro mobilità, possano concorrere positivamente al benessere e alla convivenza delle genti.

Già l'insegnamento di papa Wojtyla aveva esortato a concentrare gli sforzi per un governo sociale dell'economia planetaria, criticando il carattere intrusivo e perfino invasivo della logica mercatista declinata "secondo la convenienza dei potenti". E aveva sottolineato che la crescente interdipendenza di economie, sistemi e culture avrebbe dovuto essere accompagnata da una crescente partecipazione democratica volta a prevenire forme di emarginazione ed esclusione dei più deboli. E ora dunque la Chiesa vuole rilanciare la sua voce nella "Agorà del mondo" offrendo il suo apporto sulle questioni della tutela sociale, delle libertà personali e collettive, della difesa delle diversità che nessun potere ha il diritto di mortificare e tanto meno, distruggere, in una sorta di nuova versione del colonialismo. Pur avvertendo l'urgenza di un codice etico comune per l'umanità del XXI secolo la Chiesa respinge infatti l'idea dell'omologazione degli stili di vita come parodia rovesciata di quel relativismo dei valori che essa giustamente condanna, in qualità di custode di una più grande e comprensiva veritas. Il saluto che il patronato Inas manda agli amici in tutto il mondo non è dunque soltanto un segno di cortesia formale per augurare una "Buona Estate" ma anche un invito a condividere una "Buona Speranza". (Corrispondenza Italia/Inform)


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