STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” del 26 luglio 2006
Noi italiani all’estero non siamo tutti
uguali
BUENOS AIRES - Puoi soltanto socchiuderla o addirittura
spalancarla: aprendo
Ammetto, caro Lettore, che non ho evidentemente una conoscenza
molto precisa e dettagliata di quel che avrebbe detto l’onorevole parlamentare;
dispongo soltanto di un accenno generico e brevissimo, ascoltato nel programma
“Qui Roma” di Rai International, che, se non sbaglio, ha l’obiettivo
specifico di informare gli italiani residenti in Italia
dell’esistenza e le attività di noi italiani all’estero e informare noi italiani
all’estero di quello che si fa e si pensa e si dice in Italia di noi stabilmente
residenti in altri Paesi. Tu sai, caro Lettore, che ho avuto già modo di fare
qualche breve considerazione, in altre FINESTRE e mi riprometto di farne ancora,
magari più diffusamente. Fra l’altro
proprio per riferirmi più specificamente all’informazione che da Rai International
ricevono gli italiani d’Italia e riceviamo noi.
Ma oggi desidero riferirmi, come dicevo sopra, a qualcosa
che avrebbe detto l’on. Baccini sulla nostra partecipazione alle elezioni italiane
e cioè sulla opportunità di una riforma della legge sul nostro voto, nel senso
che le quattro circoscrizioni nelle quali siamo ripartiti attualmente - Sudamerica,
Nordamerica, Europa, Asia-Africa-Oceania - siano ridotte a una unica circoscrizione.
L’estrema sinteticità dell’informazione che ho ascoltato in Rai International
(Qui Roma) non mi consente di saperne di più e mi obbliga invece a fare due
ipotesi: l’on. Baccini suggerisce che tutti gli italiani all’estero siano inquadrati - non si sa bene
per quale ragione - in una “unica circoscrizione” dovunque risiedano, o pensa
che, se siamo tutti italiani, ovunque residenti, possiamo e dobbiamo essere
tutti in una unica circoscrizione, per una ragione ben precisa; cioè che l’on.
Baccini o un altro italiano residente in Italia potrebbe presentarsi come candidato
degli italiani di Buenos Aires e allo stesso modo un italiano residente a Buenos
Aires o a Toronto o a Berlino potrebbe invece presentarsi come candidato a Roma.
Confesso che questa seconda interpretazione mi sembra,
a dir poco, sconcertante e penso che sarebbe opportuno che, data l’importanza
del tema, la stessa Rai International desse all’on. Baccini la possibilità di precisarla meglio. Speriamo.
Nel frattempo consentimi caro Lettore, - e mi consenta anche lei sen. Baccini
- una breve considerazione sull’altra ipotesi, precisando che si tratta soltanto
di una ipotesi.
Per conto mio penso che non sia proprio il caso di ridurre
a una soltanto le quattro circoscrizioni che la legge attuale prevede per noi
italiani all’estero, per una ragione tanto semplice, quanto fondamentale e cioè
che noi italiani all’estero non siamo tutti uguali. Non lo siamo per varie ragioni,
fra cui la diversità delle esperienze, la diversità degli ambienti, la diversità
dei modi di vita in questo o quel paese, in questo o quel continente, la diversità
dell’integrazione in questa o quella società, la diversità dei nostri problemi
e della maniera di risolverli, la diversità dei servizi e in generale dei rapporti
con l’Italia.
Proprio in questi giorni si compiono cinquant’anni della
tragedia di Marcinelle, che indica “di che lagrime grondi e di che sangue”,
l’inizio della nostra ultima diaspora, che tanti, troppi italiani d’Italia ignorano
ed hanno sempre ignorato, anche quando per essi erano già arrivati gli anni
del benessere.
E per alcuni, forse i più di quegli emigrati gli anni
del benessere furono contemporanei, per tanti che emigrarono negli Stati Uniti
o nei Paesi europei, in Australia e qui in Argentina. Ma non fu lo stesso per
altri, per tanti altri. Ed ancor oggi sono in tanti che continuano ad ignorare
quelle pagine tanto gloriose, come dolorose della nostra storia.
Non abbiamo tutti lo stesso passato, la stessa esperienza,
lo stesso modo di pensare, la stessa lancinante nostalgia, la stessa problematica,
né gli stessi servizi dello Stato italiano, forse anche per la diversa distanza.
Si pensi a un italiano emigrato in Germania, o in Svizzera,
o in Belgio o in Francia, membri di comunità che continuano ad avere legami
affettivi nel loro paese natio, che possono rivedere in un week-end con un viaggio
brevissimo e magari mandare i figli a scuola nel paese natio. E comunque fra
loro si parla italiano o dialetto, pur se si conosce bene la lingua del paese
ove risiedono. Si può paragonare questa situazione, all’esperienza di un italiano
emigrato qui o comunque oltreoceano, i cui figli sono nati qui e l’ambiente
che hanno frequentato è diverso e diversa la lingua che parlano? E se hanno
bisogno di recarsi al Consolato italiano quelli che compongono le comunità italiane
in Francia, o in Svizzera o in Belgio possono far tutto, in rapporto alla distanza
e al personale, in giornata, mentre qui occorrono file, appuntamenti, raccomandazioni
e chissà quando... “giorno verrà”!
Non siamo tutti uguali, sen. Baccini, lasciamo che le
circoscrizioni siano quattro e occupiamoci di altre riforme della legge del
voto e di potenziare i servizi e di tante altre cose. Che purtroppo non sono
le stesse per tutti.
Se veramente in Italia vogliono, come dovrebbero, occuparsi
più e meglio di noi italiani all’estero, che siamo da sempre una ricchezza
e l’Italia rischia di perderla per sempre, è bene che si preoccupi delle
riforme anche della legge sul voto perché non si ripeta lo sconcio di far dipendere
il nostro Sì o No dal migliore o peggior
lavoro di un apprendista postino locale. E ciò perché a Roma non si trovano i fondi affinché
ci sia personale sufficiente negli uffici consolari per noi italiani all’estero.
Cominciamo ad occuparci di questo problema, della cui soluzione tante altre
soluzioni possono dipendere, invece di studiare se sia meglio sistemarci in
un’unica circoscrizione o lasciarci come ora in quattro. Per il resto poi si
vedrà! (Mario Basti.Tribuna Italiana/Inform)