INFORM - N. 148 - 27 luglio 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” del 26 luglio 2006 La Finestra di Mario Basti

Noi italiani all’estero non siamo tutti uguali

 

BUENOS AIRES - Puoi soltanto socchiuderla o addirittura spalancarla: aprendo LA FINESTRA per questo numero  ti appare un panorama così oscuro e preoccupante, fra guerre, catastrofi, incomprensioni, scontri e tanto, tanto odio, che istintivamente ti sentiresti portato, in questa periferia del mondo (perché tale, preferibile come luogo e situazione) a chiuderla immediatamente perché il buio sembra preferibile al diffuso male, che ci fa tutti nemici. Ma poi ci ripensi e ricordi che LA FINESTRA, salvo eccezioni, si apre per fissare lo sguardo su cose, vicende, uomini e fatti che ci riguardano più direttamente, più specificamente come italiani all’estero, una categoria che a me e a te, caro Lettore, sembra degna di considerazione e di attenzione, anche perché, negli anni trascorsi, ne ha avuto sempre troppo poche. Ed allora ho riaperto LA FINESTRA per fare qualche considerazione su qualcosa che su noi italiani all’estero avrebbe detto la settimana scorsa un autorevole parlamentare, non so in quale sede, in quale contesto - il sen. Mario Baccini - che  dovrebbe conoscere noi e la nostra situazione  e le nostre aspirazioni, anche perché è stato Vice ministro agli Esteri e in quanto tale è stato cinque volte in Argentina ed ha avuto perciò contatti con gente della nostra comunità, come altrove di altre comunità italiane all’estero.

Ammetto, caro Lettore, che non ho evidentemente una conoscenza molto precisa e dettagliata di quel che avrebbe detto l’onorevole parlamentare; dispongo soltanto di un accenno generico e brevissimo, ascoltato nel programma “Qui Roma” di Rai International, che, se non sbaglio, ha l’obiettivo  specifico  di informare gli italiani residenti in Italia dell’esistenza e le attività di noi italiani all’estero e informare noi italiani all’estero di quello che si fa e si pensa e si dice in Italia di noi stabilmente residenti in altri Paesi. Tu sai, caro Lettore, che ho avuto già modo di fare qualche breve considerazione, in altre FINESTRE e mi riprometto di farne ancora, magari più diffusamente. Fra  l’altro proprio per riferirmi più specificamente all’informazione che da Rai International ricevono gli italiani d’Italia e riceviamo noi.

Ma oggi desidero riferirmi, come dicevo sopra, a qualcosa che avrebbe detto l’on. Baccini sulla nostra partecipazione alle elezioni italiane e cioè sulla opportunità di una riforma della legge sul nostro voto, nel senso che le quattro circoscrizioni nelle quali siamo ripartiti attualmente - Sudamerica, Nordamerica, Europa, Asia-Africa-Oceania - siano ridotte a una unica circoscrizione. L’estrema sinteticità dell’informazione che ho ascoltato in Rai International (Qui Roma) non mi consente di saperne di più e mi obbliga invece a fare due ipotesi: l’on. Baccini suggerisce che tutti gli italiani  all’estero siano inquadrati - non si sa bene per quale ragione - in una “unica circoscrizione” dovunque risiedano, o pensa che, se siamo tutti italiani, ovunque residenti, possiamo e dobbiamo essere tutti in una unica circoscrizione, per una ragione ben precisa; cioè che l’on. Baccini o un altro italiano residente in Italia potrebbe presentarsi come candidato degli italiani di Buenos Aires e allo stesso modo un italiano residente a Buenos Aires o a Toronto o a Berlino potrebbe invece presentarsi come candidato a Roma.

Confesso che questa seconda interpretazione mi sembra, a dir poco, sconcertante e penso che sarebbe opportuno che, data l’importanza del tema, la stessa Rai International desse all’on. Baccini  la possibilità di precisarla meglio. Speriamo. Nel frattempo consentimi caro Lettore, - e mi consenta anche lei sen. Baccini - una breve considerazione sull’altra ipotesi, precisando che si tratta soltanto di una ipotesi.

Per conto mio penso che non sia proprio il caso di ridurre a una soltanto le quattro circoscrizioni che la legge attuale prevede per noi italiani all’estero, per una ragione tanto semplice, quanto fondamentale e cioè che noi italiani all’estero non siamo tutti uguali. Non lo siamo per varie ragioni, fra cui la diversità delle esperienze, la diversità degli ambienti, la diversità dei modi di vita in questo o quel paese, in questo o quel continente, la diversità dell’integrazione in questa o quella società, la diversità dei nostri problemi e della maniera di risolverli, la diversità dei servizi e in generale dei rapporti con l’Italia.

Proprio in questi giorni si compiono cinquant’anni della tragedia di Marcinelle, che indica “di che lagrime grondi e di che sangue”, l’inizio della nostra ultima diaspora, che tanti, troppi italiani d’Italia ignorano ed hanno sempre ignorato, anche quando per essi erano già arrivati gli anni del benessere.

E per alcuni, forse i più di quegli emigrati gli anni del benessere furono contemporanei, per tanti che emigrarono negli Stati Uniti o nei Paesi europei, in Australia e qui in Argentina. Ma non fu lo stesso per altri, per tanti altri. Ed ancor oggi sono in tanti che continuano ad ignorare quelle pagine tanto gloriose, come dolorose della nostra storia.

Non abbiamo tutti lo stesso passato, la stessa esperienza, lo stesso modo di pensare, la stessa lancinante nostalgia, la stessa problematica, né gli stessi servizi dello Stato italiano, forse anche per la diversa distanza.

Si pensi a un italiano emigrato in Germania, o in Svizzera, o in Belgio o in Francia, membri di comunità che continuano ad avere legami affettivi nel loro paese natio, che possono rivedere in un week-end con un viaggio brevissimo e magari mandare i figli a scuola nel paese natio. E comunque fra loro si parla italiano o dialetto, pur se si conosce bene la lingua del paese ove risiedono. Si può paragonare questa situazione, all’esperienza di un italiano emigrato qui o comunque oltreoceano, i cui figli sono nati qui e l’ambiente che hanno frequentato è diverso e diversa la lingua che parlano? E se hanno bisogno di recarsi al Consolato italiano quelli che compongono le comunità italiane in Francia, o in Svizzera o in Belgio possono far tutto, in rapporto alla distanza e al personale, in giornata, mentre qui occorrono file, appuntamenti, raccomandazioni e chissà quando... “giorno verrà”!

Non siamo tutti uguali, sen. Baccini, lasciamo che le circoscrizioni siano quattro e occupiamoci di altre riforme della legge del voto e di potenziare i servizi e di tante altre cose. Che purtroppo non sono le stesse per tutti.

Se veramente in Italia vogliono, come dovrebbero, occuparsi più e meglio di noi italiani all’estero, che siamo da sempre una ricchezza  e l’Italia rischia di perderla per sempre, è bene che si preoccupi delle riforme anche della legge sul voto  perché non si ripeta lo sconcio di far dipendere il nostro Sì o No dal migliore  o peggior lavoro di un apprendista postino locale. E ciò  perché a Roma non si trovano i fondi affinché ci sia personale sufficiente negli uffici consolari per noi italiani all’estero. Cominciamo ad occuparci di questo problema, della cui soluzione tante altre soluzioni possono dipendere, invece di studiare se sia meglio sistemarci in un’unica circoscrizione o lasciarci come ora in quattro. Per il resto poi si vedrà! (Mario Basti.Tribuna Italiana/Inform)


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