INFORM - N. 147 - 26 luglio 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “La Gazzetta del Sud Africa”

Rai International: le ragioni del direttore Massimo Magliaro, quelle della redazione e anche le nostre

 

CITTA’ DEL CAPO - I lettori ci scuseranno se stiamo dando tanta attenzione e tanto spazio alla conferenza – cosiddetta programmatica – su Rai International. Fortunatamente non è spazio che dobbiamo sottrarre ad altre informazioni e il problema ci tocca tutti, anche se noi, per motivi professionali, ci sentiamo ovviamente più coinvolti di altri. Ieri e di nuovo oggi abbiamo cercato di dare spazio a tutti i punti di vista e sotto questo titolo ospitiamo anche le ragioni del direttore Massimo Magliaro e della sua ribelle redazione. Ma se a questo punto non dedicassimo un minimo di spazio anche alle nostre ragioni commetteremmo un grave peccato di autolesionismo e di disistima verso noi stessi. Per cui, abbiate pazienza, ecco il nostro parere su Rai International.

Coloro che sono intervenuti nel dibattito sostenendo che si debba fare informazione “per” gli italiani nel mondo “con” i validi giornalisti italiani all’estero hanno tutto il nostro appoggio. I motivi sono molteplici, ma almeno due dovrebbero essere evidenti per tutti: il primo è che questa “informazione di ritorno” costerebbe sicuramente meno e il secondo è che i giornalisti all’estero conoscono meglio le comunità e il paesi in cui vivono.

Naturalmente alla Rai sia il direttore che i giornalisti sapranno trovare dozzine di motivi per cui questo tipo d’informazione non sarebbe accettabile, dalla professionalità alla garanzia di imparzialità e così via, ma allora dovrebbero spiegarmi perché io dal 1990 vado bene come produttore free-lance per i telegiornali Rai – in molte occasioni tutti e tre insieme – ma non posso essere preso in considerazione come corrispondente, nonostante diversi tentativi compiuti negli anni con i direttori e i capi redattori di turno. Eppure i servizi che ho preparato e realizzato in questi sedici anni “per” e “con” gli inviati dei telegiornali sono stati sempre considerati professionalmente ineccepibili, anche quando il lavoro si è svolto in trasferta, fra Etiopia ed Eritrea (dove sono nato).

Sto raccomandando di sostituire gli inviati dei telegiornali con corrispondenti dall’estero? Ma neanche per idea. Voglio solo dire che siamo in grado, noi del Sud Africa e colleghi di altri paesi, di svolgere un lavoro professionalmente dignitoso nel fornire alla Rai corrispondenze sulla vita delle nostre comunità, sulle visite di delegazioni italiane e su tante altre manifestazioni che ci caratterizzano e che potrebbero interessare non soltanto gli altri italiani nel mondo, ma anche i nostri amici, conoscenti e corregionali in Italia. Il sito internet della “Gazzetta del Sud Africa” ha più lettori in Italia che in questo paese.

Naturalmente queste e altre novità nella vita di Rai International dovrebbero essere frutto di una vera conferenza programmatica, nel corso della quale si potrebbe decidere che certe trasmissioni di tipo turistico ed enogastronomico prodotte direttamente da questo canale sono assolutamente superflue, visto che esistono già programmi eccellenti dello stesso tipo realizzati dagli altri canali e regolarmente inseriti anche nella programmazione per l’estero. Semmai, a nostro parere, sarebbe più utile e informativo, anche per gli italiani in patria, integrare diversi programmi di questo tipo, già altamente godibili, con inserti sui vini e i cibi di tanti altri paesi e con pareri di italiani nel mondo sulle “eccellenze” (che brutta parola) enogastronomiche italiane e sulle produzioni italiane all’estero.

Secondo noi, infatti, i programmi di intrattenimento prelevati dagli altri canali Rai sono più che sufficienti per le esigenze degli italiani nel mondo e quindi Rai International dovrebbe concentrarsi – e qui siamo sulla stessa lunghezza d’onda della redazione – sull’informazione “per” loro e “con” loro. Quando va in onda, per esempio, l’elezione di “Miss Italia nel mondo”, perché non ci sono mai, né prima, né dopo, né insieme, immagini sulle selezioni compiute nei paesi di provenienza? (fatta eccezione per piccole contribuzioni dagli Stati Uniti o dall’Australia). Naturalmente ci rendiamo conto che una comunità all’estero di milioni di persone pesa più di un’altra di poche migliaia, ma chi l’ha detto che l’elezione di Miss Italia Stati Uniti sia meno interessante, anche per i residenti in Italia, dell’elezione di Miss Italia Vattelapesca?

Al contrario, la voglia di conoscere è forse tanto più acuta quanto i luoghi e le persone sono meno noti. Ma forse siamo in errore? Perché non ne parliamo, coinvolgendo gli utenti finali del servizio televisivo Rai, all’estero e in patria?

Mi fermo qui, non tanto perché mi manchino gli argomenti per continuare, ma perché purtroppo le esperienze maturate nei lunghi decenni di vita all’estero hanno fatto di me, ottimista per natura, un pessimista inguaribile circa la possibilità di fare accettare agli italiani in Italia l’ipotesi che gli italiani all’estero siano in grado di fare certe cose bene almeno come le fanno loro. E purtroppo non serve neanche buttare qui e lì nella conversazione i tantissimi nomi di emigranti e figli di emigrati italiani che sono diventati celebri in tutto il mondo. Mio padre diceva sempre che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. E mi sembra chiaro che questa non è la musica che il direttore e la redazione di Rai International vorrebbero sentire. (Ciro Migliore-La Gazzetta del Sud Africa/Inform)


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