STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“
Rai International: le ragioni del direttore
Massimo Magliaro, quelle della redazione e anche le nostre
CITTA’ DEL CAPO - I lettori ci scuseranno se stiamo dando
tanta attenzione e tanto spazio alla conferenza – cosiddetta programmatica –
su Rai International. Fortunatamente non è spazio che dobbiamo sottrarre ad
altre informazioni e il problema ci tocca tutti, anche se noi, per motivi professionali,
ci sentiamo ovviamente più coinvolti di altri. Ieri e di nuovo oggi abbiamo
cercato di dare spazio a tutti i punti di vista e sotto questo titolo ospitiamo
anche le ragioni del direttore Massimo Magliaro e della sua ribelle redazione.
Ma se a questo punto non dedicassimo un minimo di spazio anche alle nostre ragioni
commetteremmo un grave peccato di autolesionismo e di disistima verso noi stessi.
Per cui, abbiate pazienza, ecco il nostro parere su Rai International.
Coloro che sono intervenuti nel dibattito sostenendo
che si debba fare informazione “per” gli italiani nel mondo “con” i validi giornalisti
italiani all’estero hanno tutto il nostro appoggio. I motivi sono molteplici,
ma almeno due dovrebbero essere evidenti per tutti: il primo è che questa “informazione
di ritorno” costerebbe sicuramente meno e il secondo è che i giornalisti all’estero
conoscono meglio le comunità e il paesi in cui vivono.
Naturalmente alla Rai sia il direttore che i giornalisti
sapranno trovare dozzine di motivi per cui questo tipo d’informazione non sarebbe
accettabile, dalla professionalità alla garanzia di imparzialità e così via,
ma allora dovrebbero spiegarmi perché io dal 1990 vado bene come produttore
free-lance per i telegiornali Rai – in molte occasioni tutti e tre insieme –
ma non posso essere preso in considerazione come corrispondente, nonostante
diversi tentativi compiuti negli anni con i direttori e i capi redattori di
turno. Eppure i servizi che ho preparato e realizzato in questi sedici anni
“per” e “con” gli inviati dei telegiornali sono stati sempre considerati professionalmente
ineccepibili, anche quando il lavoro si è svolto in trasferta, fra Etiopia ed
Eritrea (dove sono nato).
Sto raccomandando di sostituire gli inviati dei telegiornali
con corrispondenti dall’estero? Ma neanche per idea. Voglio solo dire che siamo
in grado, noi del Sud Africa e colleghi di altri paesi, di svolgere un lavoro
professionalmente dignitoso nel fornire alla Rai corrispondenze sulla vita delle
nostre comunità, sulle visite di delegazioni italiane e su tante altre manifestazioni
che ci caratterizzano e che potrebbero interessare non soltanto gli altri italiani
nel mondo, ma anche i nostri amici, conoscenti e corregionali in Italia. Il
sito internet della “Gazzetta del Sud Africa” ha più lettori in Italia che in
questo paese.
Naturalmente queste e altre novità nella vita di Rai
International dovrebbero essere frutto di una vera conferenza programmatica,
nel corso della quale si potrebbe decidere che certe trasmissioni di tipo turistico
ed enogastronomico prodotte direttamente da questo canale sono assolutamente
superflue, visto che esistono già programmi eccellenti dello stesso tipo realizzati
dagli altri canali e regolarmente inseriti anche nella programmazione per l’estero.
Semmai, a nostro parere, sarebbe più utile e informativo, anche per gli italiani
in patria, integrare diversi programmi di questo tipo, già altamente godibili,
con inserti sui vini e i cibi di tanti altri paesi e con pareri di italiani
nel mondo sulle “eccellenze” (che brutta parola) enogastronomiche italiane e
sulle produzioni italiane all’estero.
Secondo noi, infatti, i programmi di intrattenimento
prelevati dagli altri canali Rai sono più che sufficienti per le esigenze degli
italiani nel mondo e quindi Rai International dovrebbe concentrarsi – e qui
siamo sulla stessa lunghezza d’onda della redazione – sull’informazione “per”
loro e “con” loro. Quando va in onda, per esempio, l’elezione di “Miss Italia
nel mondo”, perché non ci sono mai, né prima, né dopo, né insieme, immagini
sulle selezioni compiute nei paesi di provenienza? (fatta eccezione per piccole
contribuzioni dagli Stati Uniti o dall’Australia). Naturalmente ci rendiamo
conto che una comunità all’estero di milioni di persone pesa più di un’altra
di poche migliaia, ma chi l’ha detto che l’elezione di Miss Italia Stati Uniti
sia meno interessante, anche per i residenti in Italia, dell’elezione di Miss
Italia Vattelapesca?
Al contrario, la voglia di conoscere è forse tanto più
acuta quanto i luoghi e le persone sono meno noti. Ma forse siamo in errore?
Perché non ne parliamo, coinvolgendo gli utenti finali del servizio televisivo
Rai, all’estero e in patria?
Mi fermo qui, non tanto perché mi manchino gli argomenti
per continuare, ma perché purtroppo le esperienze maturate nei lunghi decenni
di vita all’estero hanno fatto di me, ottimista per natura, un pessimista inguaribile
circa la possibilità di fare accettare agli italiani in Italia l’ipotesi che
gli italiani all’estero siano in grado di fare certe cose bene almeno come le
fanno loro. E purtroppo non serve neanche buttare qui e lì nella conversazione
i tantissimi nomi di emigranti e figli di emigrati italiani che sono diventati
celebri in tutto il mondo. Mio padre diceva sempre che “non c’è peggior sordo
di chi non vuol sentire”. E mi sembra chiaro che questa non è la musica che
il direttore e la redazione di Rai International vorrebbero sentire. (Ciro Migliore-La
Gazzetta del Sud Africa/Inform)