RASSEGNA
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Intervista
di “Europa” al Vice Ministro degli Esteri
Intini: “Israele non ci sarà ma è come
se ci fosse”
Roma si prepara a ospitare la conferenza internazionale
sul Libano, programmata per domani. Saranno diciotto le delegazioni che si siederanno
intorno a un tavolo per trovare soluzioni condivise nella crisi israelo-libanese.
I ministri degli esteri dei grandi del mondo, insieme a Unione Europea, Nazioni
Unite e Banca Mondiale,si riuniranno alla Farnesina, circondati da ingenti misure
di sicurezza, assieme a una rappresentanza del governo libanese. Non ci saranno
invece gli israeliani. In molti invocano un cessate il fuoco immediato, da ieri
anche Condoleezza Rice. Ma si affronteranno anche altri temi importanti:dalla
realizzazione di un corridoio umanitario all'invio di una forza internazionale
nel territorio, tra chi vuole le Nazioni Unite e chi si accontenta di un loro
mandato. «L'Italia torna ad essere al centro della grande diplomazia - dice
il viceministro degli esteri Ugo lntini-viene ritrovata quella considerazione
politica e quella grande credibilità da parte di Israele e del mondo arabo al
tempo stesso».
Onorevole Intini, a quel tavolo mancherà proprio Israele,
come mai?
In questo momento c'è uno scontro in atto e grande tensione
tra Libano e Israele, per questo manca una rappresentanza israeliana. Non c'è
ma è come se ci fosse. Anche perché se vorremo arrivare ad una soluzione questa
non potrà prescindere dal coinvolgimento di Israele.
Non ci saranno sorprese dell'ultimo momento? Un arrivo
improvviso?
Non credo. In ogni caso gli interlocutori indispensabili
ci sono.
Sarà insomma Condoleezza Rice a farsi portatrice delle
istanze di Israele?
Sarà lei più di chiunque altro, perché ha avuto degli
incontri diretti, ma ce ne faremo portatori tutti, dato che conosciamo la situazione
e siamo in contatto continuo.
Quali risultati immagina possa ottenere il vertice?
Credo possiamo immaginare risultati minimi risultati
massimi. Il risultato minimo è la creazione di un corridoio umanitario che allievi
le sofferenze della popolazione civile. Poi c'è l'esigenza di un cessate il
fuoco. Questo sarà possibile ottenendo alcune concessioni da parte libanese,
come la restituzione dei soldati israeliani o la cessazione del lancio di missili
da parte di Hezbollah.
E quali i risultati massimi?
Porre le basi per un processo di pace duratura in tutta
la regione, a partire dal problema palestinese che è la madre di tutte le crisi.
Un processo che affronti anche tutte le altre questioni e sia condiviso da tutte
le potenze regionali, solo così potrà esserci una soluzione definitiva. La giornata
romana può partorire un clima di confidenza reciproca e di rispetto, che può
portare prima alla tregua, poi a un progetto di pace. È evidente che una fase
come quella in corso non aiuta la stabilizzazione di situazioni già traballanti,
c'è già ad esempio un danno politico, propagandistico e psicologico in Iraq,
dove la crisi in Libano alimenta l'ostilità antiamericana e antioccidentale.
Si parlerà anche di forze internazionali sul confine?
Penso che per iniziare la stabilizzazione una forza internazionale
si possa rendere utile. Sarà importante chiarire dove questa forza potrà essere
dislocata. Solo nel confine tra Libano e Israele? Anche al confine tra Libano
e Siria? Anche a Gaza?
Nazioni Unite o Nato?
Dovrà esserci un preciso mandato delle Nazioni Unite.
Se poi le forze saranno Onu o se
Perché Siria e Iran non saranno presenti?
Affinché siano coinvolti in futuro sarà necessario verificare
fino in fondo le loro intenzioni. La stabilizzazione della regione senza Sira
e Iran è difficile, bisognerà trovare il modo di premere su di loro affinché
si assumano le responsabilità di forze regionali.
C'è ancora il pericolo che le azioni militari di Israele
indeboliscano il vertice di Roma?
Le truppe israeliane non stanno invadendo il Libano,
hanno solo compiuto infiltrazioni contro obiettivi Hezbollah. Se ci fosse stata
un' invasione generalizzata la conferenza sarebbe stata compromessa. (Luca Faenzi-Europa
del 25 luglio 2006)
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